ACQUAROLI REGALA AD OSIMO I RIFIUTI DELLA PROVINCIA DI MACERATA! ECCO IL PREZZO DI NON CONTARE PIU' NULLA AD ANCONA
Con un vero e proprio colpo di mano la Regione coglie due piccioni con una sola fava politica: premia Macerata al voto tra 10 giorni e accolla le proteste ambientali a carico delle Amministrazioni rosse di Montefano e Osimo. Questo il prezzo politico da pagare - vedi Latini fuori per le bizzarrie della legge elettorale - a causa delle scelte masochistiche degli osimani di non avere rappresentanti nei tavoli che contano. Prosegue intanto il silenzio della Giunta regionale sul nodo mai risolto del termovalorizzatore


di Sandro PANGRAZI
La nuova discarica provinciale di Macerata sorgerà, nei fatti, all’interno del territorio di Osimo.
È questo il clamoroso "regalo" che la governance regionale di Centro-Destra guidata da Francesco ACQUAROLI si appresta a confezionare a ridosso dei confini provinciali.
Il ridisegno dei criteri ambientali e tecnici votato dall’ultima assemblea dell’Ata 3 ha innescato un vero e proprio terremoto politico: l’area di Fratte di Montefano (praticamente a confine con Passatempo, sede ad esempio del vivaio Innesti Leopardi) con un vero e proprio colpo di mano politico è balzata improvvisamente dal 15* al 1° posto nella graduatoria dei siti idonei, superando per volontà della Giunta ACQUAROLI, le precedenti analisi scientifiche dell'università Politecnica delle Marche e quindi posizionarsi in cima alla lista.
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Il paradosso del confine azzerato
Questo posizionamento a sorpresa genera un immediato paradosso territoriale che, di fatto, avendo i confini solo "muri invisibili", scarica l'impatto dell'opera direttamente in casa osimana.
L’area di Fratte non è una landa isolata al centro del maceratese, ma si sviluppa lungo la linea amministrativa e dista zero metri in linea d’aria dal territorio comunale di Osimo, fondendosi senza soluzione di continuità con la frazione di Passatempo.
La vicinanza è tale che la stessa via Fratte è divisa formalmente a metà tra i due municipi.
Ospitare l'impianto provinciale maceratese in via Fratte Fratte significa posizionarlo a ridosso di storiche eccellenze produttive locali.
In questo fazzoletto di terra opera, tra gli altri, il polo florovivaistico della società agricola Innesti Leopardi, le cui sedi si sviluppano a cavallo del confine tra Via Fratte 2 (Montefano) e Via Fratte 31 (Osimo), lambendo anche di territorio di Filottrano all'altezza della frazione San Biagio.
Il verdetto dell'Assemblea territoriale di Ambito 3 trasforma un'area agricola di pregio, nella prima e ultima vera candidata a ricevere i rifiuti speciali e urbani del Maceratese.
Il documento ufficiale inviato ai Sindaci interessati di Montefano, Pollenza e Loro Piceno parla chiaro: le prime tre quattro in classifica - 1° zona Margherita a Montefano, 2° zona Fratte a Montefano, 3° area Cantagallo a Pollenza e 4° Loro Piceno - devono essere indicate al gestore Cosmari per l’avvio immediato delle analisi preventive sul posto, preliminari alla progettazione definitiva.
Il combinato disposto: scelta e tempismo elettorale
L'analisi geografica dei siti rivela una precisa strategia geopolitica, dove sia la scelta della località che i tempi dell'annuncio sono stati calcolati al millimetro per massimizzare il ritorno elettorale del Centro-Destra a Macerata (al voto tra una decina di giorni) e al contempo penalizzare le amministrazioni rosse di Montefano e Osimo in un colpo solo.
La scelta finale sembra ormai indirizzata a ricadere sull'area di via Fratte: un territorio situato interamente nel Comune di Montefano, storicamente considerato un "protettorato" politico della Sinistra e dell'ex deputato del Partito Democratico Mario MORGONI.
Posizionare la discarica in questo punto permette alla governance regionale di Centro-Destra di raggiungere un duplice obiettivo strategico:
Il dividendo elettorale su Macerata: il sito prescelto si trova nel punto più remoto e nascosto possibile rispetto al capoluogo Macerata, che si appresta a un delicatissimo turno di elezioni amministrative.
Far uscire la nuova graduatoria proprio adesso permette di sminuire e silenziare il dibattito sui rifiuti nei feudi elettorali della maggioranza, blindando il voto locale ed eliminando qualsiasi rischio di contraccolpo sulle urne del capoluogo.
Il danno concentrato sulle "amministrazioni rosse": l'impianto sorgerà a ridosso del confine con la zona di San Biagio di Filottrano e, di fatto, "in casa" del comune di Osimo.
Entrambe le realtà - Montefano e Osimo - sono attualmente amministrate dal Centro-Sinistra.
Con un solo provvedimento calato dall'alto a ridosso del voto, la Destra scarica l'impatto ambientale, la svalutazione dei terreni e l'inevitabile ondata di proteste popolari interamente sulle spalle di Sindaci di opposizione, tagliati fuori dai giochi poiché appartenenti persino a un'altra provincia, come Osimo, privi di formale diritto di voto nell'Ata 3 di Macerata.
L'intera gestione dell'emergenza da parte della Regione Marche, è rimasta protetta da un quasi assoluto silenzio istituzionale proprio per garantire la riuscita di questo blitz.
L'obiettivo politico era condurre le Amministrazioni locali direttamente davanti al fatto compiuto, a urne calde, blindando la decisione prima che i territori potessero organizzare una difesa efficace.

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La rivolta dei Sindaci e il retroscena di Filottrano: giochi ormai fatti
La nuova graduatoria ha innescato l'immediata reazione dei territori penalizzati.
I sindaci Angela BARBIERI di Montefano e Mauro ROMOLI di Pollenza (l'area di Cantagallo è salita al terzo posto) hanno già annunciato battaglia legale attraverso duri ricorsi.
Il ridisegno dei parametri appare evidentemente politico: i siti papabili di Macerata sono infatti precipitati dal 1° e 5° posto al 16° e 19°, così come Camerino è scivolata dal 2° al 15° posto, salvando di fatto i grandi centri alleati della Giunta regionale.
Il muro di riservatezza è stato però incrinato dal gruppo consiliare "Montefano Progetto in Comune", che ha sollevato il caso portandolo fino ai vertici della Regione.
I consiglieri regionali Michele CAPOROSSI e Massimo SERI hanno presentato una durissima interrogazione a risposta orale in Consiglio regionale. L'iniziativa ha costretto l'assessore all'Ambiente Tiziano CONSOLI a intervenire, chiedendo formali chiarimenti al presidente dell’Ata 3 in merito alla legittimità dei percorsi seguiti.
Il timore dell'impatto ambientale ha valicato rapidamente i confini provinciali, mobilitando anche chi è interessato solo di striscio dalla questione geografica.
Il Sindaco di Filottrano Luca PAOLOROSSI, si è subito attivato contattando direttamente il presidente Francesco ACQUAROLI per chiedere un passo indietro, un ripensamento politico o quantomeno una valutazione tecnica più obiettiva del sito di via Fratte, situato a ridosso della frazione filottranese di San Biagio.
Tuttavia, l'impressione netta che si respira nei corridoi istituzionali è che i giochi siano ormai fatti.
Le proteste popolari, previste e già ampiamente annunciate dai comitati, sembrano destinate a infrangersi contro una decisione blindata dall'alto e calcolata sui tempi della campagna elettorale.
Il prezzo della mancanza di "Santi in Paradiso"
La vicenda di via Fratte insegna, una volta di più, una dura lezione sulle dinamiche di potere della politica in genere e marchigiana in particolare: quando un territorio decide con il voto di non avere rappresentanti diretti nella "stanza dei bottoni", questo è il prezzo naturale da pagare.
La fragilità istituzionale dell'area osimana è emersa in tutta la sua evidenza dopo i recenti scossoni in Consiglio Regionale col voto di settembre.
Emblematico è il caso di Dino LATINI, Presidente uscente della scorsa Assemblea Legislativa, saltato lo scorso autunno dalla sua carica strategica a causa dei complessi incastri e delle bizzarrie della legge elettorale; temi tecnici che abbinati alla tendenza masochistica degli osimani a infliggersi del male, ne hanno determinato l'esclusione.
Senza più un "Santo in Paradiso" capace di fare da scudo e far valere il peso specifico del territorio nei tavoli decisionali ad Ancona, la periferia osimana e i suoi confini agricoli sono diventati la valvola di sfogo ideale per risolvere le emergenze altrui.
L'assenza di una forte rappresentanza locale ha così lasciato la porta spalancata al blitz di Macerata, dimostrando che le decisioni più pesanti si subiscono quando non si ha nessuno seduto al tavolo in grado di opporsi.
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L'alternativa mancata: l'inceneritore fantasma
Questa manovra di confinamento dei rifiuti ai margini della provincia è il risultato diretto di un enorme nodo irrisolto a livello regionale: il rifiuto politico di affrontare la transizione verso impianti di recupero energetico moderni.
Le Marche producono complessivamente circa 768.415 tonnellate di rifiuti urbani l'anno.
Nonostante una raccolta differenziata virtuosa mediamente superiore al 70%, restano da gestire però almeno 230.000 tonnellate di rifiuto urbano residuo non riciclabile.
La Giunta regionale ha in effetti ipotizzato un termovalorizzatore dimensionato per 370.000 tonnellate annue in grado di risolvere la questione rifiuti in via definitiva… ma l'ignoranza del popolo, abbinata alla conclamata sensibilità dei politici a non contrariarlo, produce in effetti solo stallo e rinvii.
Per garantire la sostenibilità economica di una simile struttura senza importare scarti da fuori, basterebbe integrare nel processo i rifiuti speciali non pericolosi delle imprese locali.
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Tuttavia, la totale assenza di coraggio politico nel decretare la fine dell'era delle discariche ha sino ad oggi spinto le istituzioni a preferire lo scontro territoriale, l'artificio delle tempistiche elettorali e il consumo di suolo agricolo al confine osimano.
Fino a quando la politica eviterà la scelta dell'autosufficienza impiantistica, le Marche resteranno una regione costretta a viaggiare sui camion verso i termovalorizzatori fuori regione o a sotterrare i propri scarti nei campi di Fratte, a zero metri da chi non ha alcuna colpa e subisce la beffa oltre al danno.

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