martedì, 14 aprile 2026

LADRI IN CAMERA DA LETTO MA IN LIBERTA': LA BEFFA DELLE TELECAMERE MUTE

Raid notturno di un terzetto albanese in via Don Sturzo. In tre intercettati all'alba dai Carabinieri al casello di Loreto con l'oro appena rubato a un impiegato comunale. Ciò nonostante gli extracomunitari "ringraziano" l'Italia per aver evitato il carcere. Tra i motivi quello della burocrazia: impedendo di fatto l'accesso immediato ai varchi Ocr, il meccanismo della privacy regala tempo ai malviventi, consentendo il venir meno della flagranza

Di Sandro Pangrazi | 14-Apr-2026 5 min di lettura
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LADRI IN CAMERA DA LETTO MA IN LIBERTA': LA BEFFA DELLE TELECAMERE MUTE

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di Sandro PANGRAZI

Mentre Arturo BADALONI, 64 anni, storico impiegato dell’Ufficio Tecnico comunale, questa notte riposava ignaro nel suo letto, tre ombre furtive si muovevano a pochi centimetri da lui. 
Non è la trama di un thriller, ma la cronaca di un’alba di paura e di inefficienza che ha trasformato Osimo nel palcoscenico di un paradosso inaccettabile: quello di una tecnologia che guarda, ma non parla, e di una burocrazia che, nei fatti, agevola la fuga dei colpevoli.

Il sonno violato e il silenzio degli "occhi" elettronici
Il teatro del furto è stata una villetta a due piani in via Don Sturzo, in zona Guazzatore. 
I tre cittadini albanesi — professionisti del furto tra i 30 e i 40 anni, residenti in Abruzzo e "pendolari" del crimine — sono penetrati nell'abitazione forzando una finestra al piano terra attraverso un foro praticato nell'infisso. 
Per arrivare in zona, i tre si sono mossi con cautela militare: hanno percorso le campagne a piedi per evitare qualsiasi incrocio indesiderato e non lasciare la minima traccia del loro arrivo. 
Una volta dentro, sono saliti al piano superiore con un'audacia che gela il sangue.
Lì, mentre BADALONI dormiva, hanno rovistato ovunque. 
L'impiegato non ha avuto percezione di nulla: e dire che i malviventi sono arrivati a frugargli persino nel comodino accanto al letto, a pochi centimetri dal suo volto, senza che la vittima sentisse il minimo rumore. 
In quegli istanti di estrema vulnerabilità, i tre hanno avuto fortuna e riuscito ad arraffare 2.000 euro in contanti e diversi monili d’oro. 
Intanto, all’esterno, le 121 telecamere pagate dai cittadini erano lì, puntate sui varchi. 
Occhi elettronici che hanno visto l'auto dei complici passare, ma che sono rimasti muti e inaccessibili per chi, come i Carabinieri, avrebbe avuto bisogno di un riscontro immediato per agganciare i sospetti.

Al 21 di via Don Sturzo, la villetta violata dal raid albanese della notte scorsa.

Il miracolo del Norm: un "alt" quasi al buio
I militari della Compagnia di Osimo sono stati straordinari. 
Dovendo fronteggiare una banda che si muoveva come fantasmi tra i campi per raggiungere le abitazioni, si sono affidati a un’indagine vecchio stampo, fatta di appostamenti e fiuto. Quando i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile hanno intimato l'alt all'auto dei pendolari abruzzesi in fuga, pronta a imboccare il casello autostradale di Loreto, non avevano ancora certezze digitali. 
Hanno dovuto sperare in un colpo di fortuna: trovare il bottino ancora a bordo per poter almeno incriminare i sospettati. 
Un azzardo investigativo reso necessario dal fatto che i dati Ocr del Comune erano, per loro, inaccessibili.

Non solo via Don Sturzo: l'ombra dei raid a San Sabino
Il recupero della refurtiva non rappresenta l'unica prova in mano agli investigatori di via Saffi. 
I militari sospettano che i tre siano gli autori di altri raid notturni avvenuti ultimamente, in particolare nella frazione di San Sabino e dintorni. 
Ed è qui che la "mancata organizzazione" di Osimo diventa un danno incalcolabile: l'accesso ai tabulati in tempo reale (o quasi) permetterebbe di incrociare i transiti dell'auto con i furti precedenti, chiudendo il cerchio su un'intera stagione di criminalità. 
Invece, l'Arma deve attendere la salvaguardi del privato e gli orari di ufficio e la disponibilità degli operatori, mentre i professionisti del furto ringraziano del vantaggio insperato (ma calcolato) restando liberi di muoversi.

Encomiabile il solito super lavoro dei Carabinieri di Osimo e del Norm in particolare: assicurati alla giustizia tre professionisti dei furti in casa, made in Albania.

La beffa finale: liberi per un ritardo organizzativo
Nonostante la refurtiva e i pesanti sospetti, i tre sono stati solo denunciati a piede libero. 
Il motivo? La mancata organizzazione che nega ai Carabinieri l'accesso diretto ai dati ha, come detto, dilatato i tempi della ricostruzione degli spostamenti. 
Senza la prova digitale immediata necessaria per blindare la quasi flagranza, i termini di legge sono scaduti. E le manette annullate.

Osimo, terra di conquista e garantismo a senso unico
Il paradosso è compiuto: un dipendente comunale viene derubato fin dentro il comodino e l'Ente per cui lavora, negando di fatto l'accesso immediato ai dati alle forze dello Stato, regala sul campo la libertà ai suoi aggressori. 
In questo momento molti connazionali dei tre albanesi, "esperti" del malaffare a livello professionale, staranno come troppo spesso ridendo dell'Italia, Paese ultra garantista. 
A casa loro riderebbero meno e rifletterebbero di più; ma in una cella. 
L’unica cosa certa è che i tre albanesi d’Abruzzo, d’ora in poi, vista l'esperienza, salteranno Osimo dalla loro geografia professionale. 
Magra consolazione per una città prigioniera della propria burocrazia.

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