COLPO DI SPUGNA SUGLI ANTICHI VELENI: TRA LATINI E PUGNALONI LA STORIA SI FA PACE
Dal clamoroso ribaltone per soli due voti nel 2014 alla chiusura definitiva del fronte legale tra il Presidente di Astea e il Sindaco-ombra. Crollano le tessere del mosaico giudiziario nato dopo l'incredibile ping-pong 2014 tra Tar e Consiglio di Stato. L'assoluzione piena di Latini e il passo indietro di Pugnaloni (sentenza di diffamazione) spengono gli ultimi focolai giudiziari. Sopravvive solo la fiera contrapposizione tra due diversi modelli di città, ma in una dialettica democratica da consegnare ai libri di Storia


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di Sandro PANGRAZI
Il colpo di spugna sui processi
Cala definitivamente il sipario sulla stagione delle querele e dei veleni incrociati che per oltre dodici anni ha polarizzato il dibattito politico osimano.
I due storici rivali ed ex primi cittadini, Dino LATINI (1999-2009) e Simone PUGNALONI (2014-2024), da tempo hanno siglato una formale pace istituzionale, da ieri anche ufficiale, sugellata da sentenza.
Il penultimo e importante tassello era già arrivato, tempo fa, con la rimessione della querela da parte di PUGNALONI per il filone legato alla diffamazione subita, inerente al comizio del 1° maggio '19 sui presunti brogli del 2014.
Si è trattato di un colpo di spugna bilaterale che ha cancellato la condanna di primo grado a 4 mesi emessa a fine 2023, azzerato ogni pretesa di risarcimento danni in sede civile e comportato l'immediata cancellazione del processo d'Appello.
Il capolavoro difensivo in Tribunale
La firma della pace definiva, che non potrà non rasserenare gli animi della politica osimana, è invece arrivata a ridosso di un altro snodo cruciale per le cronache giudiziarie cittadine, segnato dall'eccellente operato dell'avvocato Cristina ANGELONI nel cosiddetto "processo-bis" per calunnia.
Davanti al giudice Valerio GRISANTI del Tribunale di Ancona, l'avvocato ANGELONI ha messo a segno un vero e proprio capolavoro difensivo, smontando le accuse legate a una lettera inviata dallo stesso LATINI (all'epoca candidato a Sindaco) alla Prefettura in data 17 maggio 2019; missiva riguardante la presunta parzialità di troppi dei 33 Presidenti di seggio, in particolare di quanti vennero chiamati, circa 7, a sostituire Presidenti rinunciatari all'incarico.
Dimostrando la totale trasparenza dell'imputato, la difesa ha provato che la missiva non era una denuncia temeraria ma una legittima comunicazione informativa di vigilanza politica, ottenendo così l'assoluzione con la formula più ampia: "Perché il fatto non costituisce reato".
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Lo storico ribaltone del 2014: da -3.050 a +2 voti!
Per comprendere la profondità di questa frattura personale e politica, bisogna fare un salto indietro fino al clamoroso e storico ribaltone elettorale del 2014.
Una storia ancora molto recente che in troppi, ad Osimo e fuori, tendono a mistificare o non voler ricordare.
Dopo un primo turno travolgente, Dino LATINI sembrava avere la vittoria in tasca grazie a una forbice abissale di 3.050 voti di vantaggio (44,96% contro il 29,37% di Pugnaloni).
Forte di questo distacco, il popolo Latiniano, spinto da diverse fazioni interne ed esterne, come i vari MENGONI, GINNETTI, BELLI, NATALUCCI, GALLINA, ALESSANDRINI padre e figlio e altri - non avvertì minimamente il pericolo dei tradimenti sotterranei che stavano tramando all'interno della coalizione.
Il ballottaggio del 9 giugno venne infatti percepito solo come una formalità di legge e il ritorno in sella di LATINI, dopo l'interregno di SIMONCINI, come cosa fatta.
In realtà, oltre ai dissapori interni civici, anche gli alleati camuffati del Centro-Destra tradizionale (la MARIANI, per intenderci, capeggiava persino una lista con 618 voti pro PUGNALONI e MERCURI corse in solitario drenando altri 444 consensi) invitarono clamorosamente gli osimani ad "andare al mare" (consiglio accettato da un elettorato che si ritrovò unito e compatto spiaggia), permettendo a PUGNALONI un recupero non prevedibile che ebbe del miracoloso.
Il sorpasso si concretizzò in una vittoria sul filo di lana per appena 6 voti di scarto (7.435 preferenze contro 7.429), con PUGNALONI, unico a crederci oltre ogni evidenza, a festeggiare incredulo.
La guerra infinita delle carte bollate
Quell'esito infinitesimale innescò un logorante ping-pong giudiziario che trascinò la città nelle aule del Tribunale amministrativo per diversi mesi.
LATINI presentò immediatamente ricorso al Tar delle Marche contestando l'annullamento di decine di schede da parte di seggi ritenuti parziali; in primo grado i giudici gli diedero in parte ragione, cancellando il vantaggio del rivale e ridisegnando la classifica con un +3 a favore del fondatore del movimento Civico, momentaneamente proclamato Sindaco.
La parola fine arrivò solo poco tempo dopo a Roma (si era ai tempi del Governo RENZI) dove il Consiglio di Stato, accogliendo l'appello promosso dai legali di PUGNALONI, ribaltò nuovamente e definitivamente lo scenario, fissando il risultato finale su un inappellabile +2 per il nuovo Sindaco, finalmente abilitato a governare in mnaiera legittima.
Nuovi ruoli e dialettica democratica
Ora, con il combinato disposto tra la recente assoluzione sulla calunnia e il ritiro della querela sulla diffamazione, l'intera coda giudiziaria ereditata da 12 anni di scontri viene azzerata, permettendo a Osimo di lasciarsi alle spalle l'era delle carte bollate.
I due opposti leader sono oggi proiettati su scenari e ruoli istituzionali ben differenti rispetto al passato, con Simone PUGNALONI appena insediato alla guida della Presidenza di Astea e LATINI, smessa la Presidenza dell'Assemblea regionale, a riprendersi l'antico ruolo di "Sindaco-ombra" dell'opposizione, grazie alla consolidata influenza politica appena intaccata dalle scelte degli ultimi fuoriusciti.
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La fiera contrapposizione tra i due storici modelli di città resta intatta, ma da oggi lo scontro torna a essere esclusivamente un esercizio di pura dialettica democratica all'interno della Sala Gialla.
Di certo, con questa doppia sentenza formale, Osimo chiude una pagina tumultuosa di 12 anni di convulsa cronaca politica per affidarla al giudizio della storia cittadina.
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