DALLE ANTENNE AL TERMOVALORIZZATORE: LA RICETTA DI PAOLOROSSI METTE IN RIGA I SINDACI MARCHIGIANI
Lo stallo delle Marche sul Piano rifiuti dimostra il fallimento di una politica ostaggio dei sondaggi. Si auspica un deciso cambio di passo, a partire da un Acquaroli disponibile ad accettare il rischio di una momentanea erosione del consenso. L’autentico statista non si cura dell'oggi, ma governa per raccogliere frutti a lungo raggio


di Sandro PANGRAZI
La scintilla di Montefano e il bluff del Piano
Mentre le strade di Macerata si infiammano per la rivolta dei cittadini davanti alla sede della Provincia, la graduatoria ufficiale dell’Ata3 scarica l'ufficialità della nuova discarica su via Fratte a Montefano. Questo nuovo scontro, a ridosso di Osimo e Filottrano, smaschera definitivamente l'insufficienza del Piano Rifiuti regionale firmato dalla Giunta di Centro-Destra.
Mentre la Regione Marche pianifica un termovalorizzatore unico da 370.000 tonnellate annue, sostenendo di voler salvare le famiglie dal collasso dei vecchi siti, i numeri dicono l'esatto contrario: con una raccolta differenziata locale già al 72%, i marchigiani producono "appena" 210.000 tonnellate di indifferenziata.
Lo spazio in più nei forni servirebbe in realtà ad accogliere a pagamento i rifiuti speciali delle aziende private locali, mascherando un'operazione industriale dietro le necessità della cittadinanza.
Il teatro dell'assurdo e la fuga dei Sindaci
E fin qui non sarebbe grave. Se persino Vespasiano si diceva certo che la pecunia non olet, perché ACQUAROLI - 1950 anni dopo - dovrebbe personificare i timori di un nuovo Tito?
Il corto circuito istituzionale, piuttosto, risiede nella totale solitudine politica dell'opera, senza padri politici, neanche putativi. Il Piano regionale non solo fissa quote teoriche ma lascia la casella più importante, quella della localizzazione, in bianco verginale: nessun Sindaco o Provincia si sogna, stando lo status quo, di offrire il proprio terreno.
Nel sistema amministrativo ordinario attuale, come i vari comitati sanno fin troppo bene, ogni politico locale è ricattabile dal voto delle amministrative successive.
Lo spauracchio dei comitati di quartiere risulta perfetto per congelare le decisioni, spingendo le amministrazioni di ogni colore politico al continuo rimpallo di responsabilità.
Risultato? I Sindaci dei capoluoghi e quelli dei centri minori mantengono una prudenza ambigua per preservare il proprio consenso, mentre i leader marchigiani - vedi RICCI prima di candidarsi e perdere le Regionali - inseguono i sondaggi dichiarando che sul proprio territorio "è diverso" rispetto a grandi aree metropolitane, vedi ad esempio Roma.

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La voce fuori dal coro di Filottrano
In questo deserto di coraggio istituzionale, l'unica eccezione, ad oggi, parrebbe quella di Luca PAOLOROSSI, non per nulla Sindaco-strano della vicina Filottrano.
Pur scendendo in piazza con i suoi colleghi contro la nuova discarica di via Fratte, a Montefano, ritenuta inadatta, PAOLOROSSI rompe il tabù ideologico sulla tecnologia con parole trancianti:
"In tutto il mondo i rifiuti generano energia nuova; e noi nelle Marche, per colpa di quelli che non vogliono i termovalorizzatori, continuiamo a spendere soldi per sotterrare ciò che produciamo? Assurdo".
Un'uscita pragmatica coerente con il personaggio, che già in campagna elettorale lanciava lo slogan provocatorio:
"Più antenne telefoniche per tutti".
La sua logica e il sul "coraggio" di cui gli diamo atto, è lineare: se si vogliono portare a casa servizi tecnologici moderni e lo stop alle discariche, bisognerebbe anzi bisogna accettare, anzi agevolare, le relative infrastrutture sul territorio.
Cronaca di un collasso economico annunciato
Mentre la politica si divide e i Sindaci di Osimo e dei Comuni limitrofi approvano ordini del giorno urgenti nel vano tentativo di bloccare i siti, il tempo scorre inesorabile contro le tasche dei contribuenti. Anche se domani mattina, per magia, si trovasse d'incanto l'accordo su un terreno idoneo, tra prevedibilissimi ricorsi al Tar, valutazioni d'impatto ambientale e tempi fisici di cantiere, nessun termovalorizzatore marchigiano potrebbe entrare in funzione prima del 2032. E siamo stati molto ottimisti.
Per coprire il vuoto di quattro anni che separa la saturazione delle attuali vasche regionali dall'eventuale inaugurazione del forno, la Regione sarà così costretta a spedire i rifiuti fuori territorio regionale, scaricando sui cittadini, sia su quelli cretini (la minoranza) che su quelli disponibili ad accettare il progresso e i suoi vantaggi (la maggioranza silenziosa) un aumento stratosferico dei costi di trasporto direttamente sulle bollette della Tari dei prossimi anni.
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La svolta: azzerare le tasse per scatenare la contesa
L'unica via d'uscita da questa paralisi sarebbe quel che non c'è: un Governatore con le idee chiare che decida d'autorità, fronteggi le polemiche con la verità della legge e accetti il rischio di una momentanea erosione del consenso elettorale pur di portare a casa il bene comune.
La chiave strategica per sbloccare lo stallo esiste: legare alla scelta della località un pacchetto di vantaggi economici e infrastrutturali così imponente da ribaltare la protesta in competizione.
Garantendo l'azzeramento totale della Tari per i residenti del Comune ospitante e magari teleriscaldamento gratis, la politica smetterebbe di subire il problema dei rifiuti per finalmente avvantaggiarsene come nel resto d'Europa avviene da sempre.
Solo trasformando l'impianto in una miniera di benefici i territori smetteranno di fare le barricate e inizieranno a litigare per aggiudicarsi l'opera.
Ma quando i marchigiani avranno politici con la maturità necessaria per voltare pagina?
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