IL RIFLESSO PARANOIDEO CONDIZIONATO E L'AUTOGOL DI CICCIOLI CHE INCORONA LA ALUNNI A NUOVA "PASIONARIA"
L’inaugurazione dell’anno accademico ad Ancona si trasforma in un paradosso politico: l’eurodeputato di FdI, veterano di mille battaglie, cade nella trappola della contestazione studentesca. Rinunciando per carattere alla soluzione utile del silenzio, che avrebbe fatto cadere l'iniziativa nell'oblio, Ciccioli sceglie l'impeto e finisce per tenere a battesimo una nuova "eroina" della sinistra, regalandole un trionfo comunicativo e confermando proprio quell'immagine di potere allergico al dissenso che la studentessa cercava di dipingere

C’è un paradosso che agita i corridoi della politica marchigiana dopo i fatti dell’UNIVPM di Ancona.
Protagonista Carlo CICCIOLI, 72 anni, una vita spesa nelle trincee della Destra sociale, dai tempi del Fuan fino allo scranno di Bruxelles.
Un uomo che le assemblee studentesche le ha vissute quando erano veri campi di battaglia e che, teoricamente, dovrebbe conoscere a memoria ogni spartito del dissenso universitario.
Eppure, proprio lui è caduto nella più classica delle "trappole" comunicative.
Il discorso-manifesto di Caterina ALUNNI
Caterina ALUNNI, Presidente del Consiglio studentesco, non ha pronunciato un semplice saluto istituzionale.
Il suo è stato un attacco frontale, da studentessa militante: tagli alla sanità, carovita, critiche al modello educativo e lo slogan "soldi al sapere, non alle armi".
Una piattaforma politica netta, declamata con la sicurezza di chi sa di avere il vento a favore di una platea già ampiamente orientata.
In contesti simili, la prassi istituzionale suggerisce il "distacco": ascoltare, magari sorridere amaramente, e poi rispondere nel merito a margine. Depotenziando, di fatto, la carica polemica con l’indifferenza.

Non un momento fortunato per CARLO CICCIOLI, quasi 60 anni in politica.
Il cortocircuito e l'atteggiamento "paranoideo"
CICCIOLI ha invece scelto la via opposta. Sentendosi toccato nel vivo, è passato all'attacco diretto, interrompendo il discorso della Alunni.
Un gesto d'impeto che ha rotto il protocollo, scatenando l'immediata reazione dell'aula: fischi, cori e una brevissima sospensione della cerimonia, subito redarguito a lasciar parlare la studentessa.
Invero lo scivolone di CICCIOLI non è stato solo tattico, ma psicologico.
Cedendo a sua volta a quello che potremmo definire un atteggiamento paranoideo, l'europarlamentare sembra aver percepito le critiche della "nipotina" ALUNNI non come la fisiologica dialettica di una giovane del fronte opposto di Sinistra, ma come un'aggressione pretestuosa al Governo e alla Regione da stroncare sul nascere in virtù di cosa?
Questo schema mentale, tipico di chi vive la politica come un eterno assedio nemico, lo ha spinto a reagire d'istinto, trasformando la furba ALUNNI, che esprimeva opinioni di parte, in una minaccia al decoro.
Una reazione che ha finito per confermare proprio quell'immagine di potere allergico al dissenso che la ALUNNI cercava di dipingere con faticose parole. E che CICCIOLI ha confermato nel più classico degli autogol, giustificabili, però, solo ad un principiante della politica.

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L'esperienza che non ha frenato l'istinto
Sorprende davvero che un politico della caratura ultra cinquantennale di CICCIOLI non abbia saputo leggere il frame della situazione.
In un'arena come quella universitaria, il "potere" che interrompe il "giovane" comunica debolezza, non forza.
Mentre la ALUNNI usciva dall'aula acclamata come una "pasionaria" con futuro assicurato da "politico", a CICCIOLI è restato l'onere di giustificare un nervosismo che, alla sua età e con una carriera alle spalle, appare fuori luogo.
La militanza di una vita, invece di trasformarsi in saggezza diplomatica, si è tradotta in un riflesso condizionato che ha servito alla Sinistra universitaria il più facile dei trionfi comunicativi: passare da provocatori a vittime in un batter di ciglia.




