J'ACCUSE DI SCIAPICHETTI (AVIS): "IL PLASMAGATE DI TORRETTE GRAVE QUANTO IL CASO DEL MONALDI"
Dalle Marche d’eccellenza alla vergogna nazionale: fino a 2.000 sacche di sangue finite nel pattume per pura incapacità gestionale. Sciapichetti rompe il silenzio: «Pensavo fosse una fake news, invece è il tradimento del patto con i cittadini. Bastavano due telefonate per evitare il disastro: ora vogliamo i nomi dei responsabili di questo schiaffo al volontariato. Basta scaricabarile sui medici».


"Quando ho letto per la prima volta la storia delle sacche di plasma gettate nella spazzatura, ho pensato a una fake news.
Mi sembrava semplicemente impossibile che potesse accadere una cosa simile".
Inizia con queste parole, cariche di incredulità e sdegno, l’affondo di Angelo SCIAPICHETTI. Un j'accuse che non arriva dal Segretario provinciale del Pd maceratese, già ex Assessore all'Ambiente, ma dall’uomo che per 20 anni ha guidato l’Avis marchigiana, vivendo sulla propria pelle il sacrificio e la dedizione di migliaia di volontari.
Un parallelo inquietante: dal Monaldi a Torrette
Per SCIAPICHETTI quello che è accaduto all’ospedale di Torrette non è un semplice errore burocratico o un disguido tecnico.
È un evento di una gravità inaudita che non esita a paragonare a uno dei casi più neri della sanità italiana recente:
"Quanto successo ad Ancona è un fatto grave, tanto quanto quello di Domenico CALIENDO, il bimbo morto a febbraio al "Monaldi" di Napoli dopo il trapianto di un cuore "bruciato".
Qui non parliamo di scartoffie, parliamo di materiale biologico vitale, di un dono che doveva diventare farmaco salvavita e che invece è finito nel pattume".

Il tradimento di un’eccellenza storica
Il ricordo di SCIAPICHETTI torna agli anni '90, quando sotto la direzione del dottor Mario PIRANI nasceva il Dipartimento di Medicina trasfusionale.
Un’epoca in cui le Marche sono diventate un modello nazionale: "Abbiamo sempre ottenuto risultati straordinari.
L’Avis mette a disposizione i donatori, le sacche vengono inviate all’Officina di medicina trasfusionale per essere trattate entro 24 ore e poi spedite alle case farmaceutiche.
I numeri parlavano chiaro: nelle Marche si donavano 24 chili di plasma ogni mille abitanti, contro una media nazionale di appena 15,3. Eravamo il fiore all’occhiello dell’Italia".
Oggi quel fiore è calpestato. "Perché si è arrivati a buttare via una tale quantità di sacche?", si chiede con amarezza. "Piange il cuore. Non è solo una questione di numeri – anche se le voci parlano di una voragine ben più profonda delle 323 sacche iniziali, ipotizzando cifre spaventose tra le 1.300, 1.600 e forse anche 2.000 unità, NdR. – ma è una ferita aperta per chi ha guidato il volontariato per decenni".
Il sacrificio dei volontari umiliato dall’incapacità gestionale
Il segretario Dem mette i puntini sulle "i" riguardo al ruolo dell’Associazione: «L’Avis non c’entra nulla, è parte lesa in questa vicenda. Il donatore agisce per puro spirito di solidarietà, parte magari dai paesini più sperduti dell’entroterra, a sue spese, sottraendo tempo al lavoro o alla famiglia per raggiungere il centro trasfusionale. Sapere che quel gesto d'amore è finito nella "spazzatura" è un insulto impronunciabile".
Secondo SCIAPICHETTI bastava un briciolo di competenza (e buona volontà, NdR.) per evitare il disastro: «Appena due telefonate. Due, non di più. Si poteva chiamare l’Avis per rallentare temporaneamente la raccolta, dato che oggi tutto è programmato al minuto. Oppure si poteva contattare il Centro Nazionale per dirottare le sacche in altre regioni in emergenza. Invece niente: si è preferito lo spreco silenzioso. Il Presidente nazionale Avis mi ha appena confermato che in Italia non si era mai registrato un precedente di questo tipo".
La battaglia politica: "Nessun scaricabarile"
La vicenda ora si sposta nei palazzi della politica. Il Partito democratico ha ufficialmente depositato la richiesta per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta regionale.
L'obiettivo è chiaro: fare luce sulla catena di comando e impedire che la colpa venga scaricata sull'ultima ruota del carro.
"Non permetteremo alcun gioco di prestigio per colpire il personale tecnico e sanitario", avverte SCIAPICHETTI.
"Le responsabilità politiche sono evidenti. Serve un organismo imparziale, che coinvolga tutti i gruppi del Consiglio regionale, per garantire trasparenza ai cittadini e rispetto verso i donatori. È l'unico modo per provare a sanare quella ferita profonda che ha spezzato il patto di fiducia tra istituzioni e volontariato".
Nonostante lo scandalo, SCIAPICHETTI da ex Presidente marchigiano, chiude con un messaggio di speranza rivolto ai donatori, definendoli "persone fortemente motivate":
"Per fortuna, chi dona ha capito che a fronte di un caso vergognoso di malasanità non si può smettere di aiutare gli altri.
Ma questo non cancella la necessità di avere nomi e cognomi dei responsabili".
Aggiungiamo noi: presto.

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