"L'EDITTO DELLE TAPPARELLE" DIVENTA UN CASO NAZIONALE
In meno di 48 ore la vicenda ha superato i confini cittadini per farci ridere dietro da mezza Italia. La direttiva Glorio nel facile mirino della mancata buona amministrazione perduta. Ecco la critica della pagina Fb "Blu locale", con tanto di sarcastica vignetta, mentre Osimo si interroga sotto l'ombrellone
Di Sandro Pangrazi
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12-ago-2026
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5 min di lettura

https://www.dottromaldini.com/
La riflessione e la critica che seguono provengono dalla pagina Facebook "Blu Locale".
Si tratta di una realtà a respiro nazionale, specializzata in tematiche inerenti i compiti vecchi e nuovi della Polizia Locale nei vari Comuni d'Italia.
Quando il Sindaco dimentica, fa finta di ricordare o, nella configurazione più grave, non conosce la differenza tra impartire indirizzi e comandare gli agenti, il rischio è quello di trasformare un Corpo di Polizia nell’ufficio comunale del “fate un po’ di tutto”.
Quello che accade ad Osimo con la vicenda delle finestre, delle tapparelle e delle luci del Palazzo Comunale ne offre una rappresentazione quasi plastica.
Secondo il documento pubblicato integralmente da OSIMO OGGI, il 7 agosto il Sindaco Michela Glorio ha protocollato una comunicazione indirizzata al vertice della Polizia Locale chiedendo che, 15 minuti prima della conclusione del turno pomeridiano, “qualsiasi agente in servizio”, compresi quelli presenti negli uffici del Comando, raggiunga il Palazzo comunale.
Lo scopo?
Controllare che non vi siano persone all’interno, spegnere eventuali luci rimaste accese e chiudere le finestre lasciate aperte.
Ci preme precisare che il Comando di Polizia Locale si trova a oltre 2 kilometri di distanza dal Municipio.
Ma andiamo avanti, perché il problema non può essere derubricato soltanto alla vicenda delle "tapparelle": la questione è seria ed è istituzionale.
Cosa dice la legge: i ruoli di Sindaco e Comandante
La normativa marchigiana (seconda per gerarchia solo a quella nazionale) è sorprendentemente chiara: il Corpo dipende funzionalmente dal Sindaco, ma è il Comandante che «dirige lo svolgimento delle attività» ed emana gli ordini e le disposizioni organizzative e operative, assumendo la responsabilità dell'impiego tecnico-operativo del personale.
Al Comandante spetta poi dare attuazione agli indirizzi e alle direttive del Sindaco.
Si tratta di due piani diversi e non intercambiabili.
Tradotto: il Sindaco indirizza, il Comandante organizza e dispone il servizio.
Un servizio che deve essere strutturato in strettissima relazione a quelli che sono solo ed esclusivamente i compiti istituzionali della Polizia Locale.
Quando una direttiva politica arriva a stabilire quale agente debba muoversi, quando debba farlo, quanti minuti prima del termine del turno e quali operazioni debba compiere materialmente, il confine tra indirizzo politico e gestione operativa si dissolve.
Si crea così una situazione quantomeno problematica e in aperto contrasto con l'articolo 107 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali), che separa nettamente i poteri di indirizzo e controllo politico-amministrativo dalla gestione degli uffici e dall'organizzazione delle risorse umane.
È un principio fondamentale da tenere bene a mente.

Polizia Locale o servizio di portierato?
C'è poi un secondo punto, ancora più mortificante.
La Polizia Locale esercita funzioni di vigilanza sull'osservanza di leggi, regolamenti e provvedimenti; tutela il patrimonio pubblico; svolge funzioni di polizia giudiziaria, stradale, amministrativa, tributaria locale e ausiliarie di pubblica sicurezza, oltre alle attività di soccorso e, sempre più spesso, di First Responder.
Vigilare sull'integrità del patrimonio comunale, però, è cosa ben diversa dal trasformare sistematicamente un agente nel custode serale del Municipio, incaricato di passare stanza per stanza a verificare finestre, luci e presenze perché altri dipendenti potrebbero aver dimenticato di farlo.
(Precisiamo che non si parla del piantone del Comando che vigila sulla struttura, sulle tecnologie e sulle armerie).
Se esiste un problema di chiusura dell'edificio, si organizza un servizio di custodia.
Se alcuni dipendenti lasciano finestre aperte o luci accese, si interviene sull'organizzazione interna e sulle responsabilità di quegli specifici lavoratori.
Non si prende un operatore di Polizia, sottraendolo al Comando o al controllo del territorio, per consegnargli metaforicamente il mazzo delle chiavi.
La "sindrome del Podestà" negli Enti Locali
È questa la concezione della Polizia Locale che continuiamo purtroppo a denunciare: quella dell'agente come dipendente comunale universale, buono per la viabilità, la sicurezza urbana, i rilievi dei sinistri, la polizia giudiziaria e, all'occorrenza, anche per chiudere finestre, spegnere lampadine, serrare il cimitero, guidare lo scuolabus, spostare transenne o organizzare eventi.
Una visione figlia di una sorta di “sindrome del Podestà” che affiora ancora in troppi Enti locali.
La malsana idea che la dipendenza funzionale dal Sindaco significhi disponibilità personale del Corpo, e che il primo cittadino possa trasformarsi nel comandante operativo della propria Polizia Locale, deve finire.
E questa fine deve prescindere sia dalle crescenti competenze dei nuovi operatori, sia da una tanto attesa riforma nazionale.
Perché non funziona così.
La dipendenza dal Sindaco non cancella ruoli, competenze, professionalità e catena di comando.
Sopravviverà forse la consuetudine, ma non trasforma una forza di Polizia in un servizio di portierato.
Al servizio dei cittadini, non del Sindaco
In un momento storico in cui i cittadini chiedono più pattuglie, maggiore presenza sulle strade, sicurezza urbana e capacità di intervento, utilizzare il personale di Polizia per percorrere chilometri solo per verificare se qualcuno abbia lasciato una finestra aperta non è soltanto discutibile sul piano organizzativo.
È l'immagine esatta di come, in troppi Comuni italiani, non si sia ancora compreso cosa sia diventata oggi la Polizia Locale: un Corpo al servizio dei cittadini, non ad uso esclusivo del Sindaco.
Noi di Blu Locale pensiamo che il vero problema di Osimo non siano le tapparelle rimaste aperte, bensì una concezione retrograda della Polizia Locale che sarebbe ora, quella sì, di chiudere definitivamente.
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