OSIMANA IN SALVO E A GALATI, ANZI SEMPRE A CAMPANELLI... MA CHI PAGA I BUFFI? NESSUNO!
Dopo l’alzata di bandiera bianca dell'Amministrazione Glorio, il blitz della cordata privata parrebbe aver evitato l'onta della mancata iscrizione. Ma tra la ghigliottina delle scadenze Iva (presenti e future) e soprattutto il giallo sulla Presidenza, la piazza teme di dover scoprire presto le possibili mire reali della cordata romagnola: usare il campionato di Eccellenza e il blasone GialloRosso come piattaforma-vetrina per i propri tesserati

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di Sandro PANGRAZI
L’Osimana sarebbe in salvo e l'iscrizione al prossimo campionato di Eccellenza al sicuro.
Fine delle buone notizie.
Il titolo sportivo dei Giallorossi" parrebbe da stamani ufficialmente al sicuro, seppur il verdetto definitivo parrebbe essere arrivato attraverso un percorso tutt'altro che lineare, tortuoso anzi che no.
Prima il fallimento della politica locale, con tanto di alzata di bandiera bianca sventolata dall'Amministrazione GLORIO; quindi il blitz privato tra CAMPANELLI e tal Stefano GALATI da Rimini, nato dalle ceneri di una lunga serie di trattative sfumate con l'Osimo 2011.
Infine, giusto questa mattina, l'inevitabile passaggio istituzionale in Comune, dove la nuova proprietà ha subito dettato al Sindaco le proprie condizioni per incamerare la patata bollente.
Resta di fondo, come vedremo, un grosso buco nero irrisolto sui dettagli finanziari dell'operazione e la reale consistenza patrimoniale del club rafforzato dalla cordata-GALATI e company.
La bandiera bianca della politica locale
La crisi dell'Osimana era partita e subito arenata sull'unico obiettivo chiaro da parte dell'ambiente locale: il presidente uscente Antonio CAMPANELLI sarebbe dovuto uscire dalla stanza dei bottoni una volta salvata la società con la formale iscrizione del club.
Il piano prevedeva la salvezza burocratica dell'Osimana per poi consegnare simbolicamente le chiavi della società nelle mani del Sindaco e liberare la cordata, quella vera, delle forze sane dell'imprenditoria cittadina.
L'idea, naufragata quasi subito, era quella di congelare la situazione e favorire l'ingresso di un comitato di reggenza locale (composto dai vari BELLUCCI, POLENTA e FALCETTA vecchie glorie), sbarrando la strada a speculatori esterni.
Questo piano istituzionale si è però scontrato con la dura realtà, in primis di CAMPANELLI, di non uscire del tutto dalla società come richiesto dalla società civile quale condizione non trattabile.
Di fronte al rifiuto del patron di sgombrare il campo, la politica cittadina ha dovuto alzare bandiera bianca, certificando l'impossibilità di coagulare forze imprenditoriali del territorio pronte a coprire ugualmente i debiti immediati e futuri.
Davanti al vuoto istituzionale, la via privata col romagnolo GALATI è così diventata l'unica alternativa al fallimento.
Il diario nero di GALATI: da Lecco e Cento alle porte in faccia nelle Marche
Il profilo del "nuovo proprietario" non lascia serena la piazza.
Stefano GALATI, 66 anni, nato a Roma ma residente a Rimini, è un ex calciatore professionista convertito in imprenditore edile; soprattutto una figura ricorrente quando si parla di club calcistici in profonda agonia finanziaria.
Le sue disavventure calcistiche partono da lontano: a Lecco e a Cento, le sue esperienze alla guida o all'interno delle cordate societarie si sono interrotte bruscamente a causa di repentine crisi amministrative, addii burrascosi e contestazioni feroci da parte delle tifoserie locali, che lo hanno accusato di aver lasciato i club in condizioni precarie, ovvio peggio rispetto al proprio arrivo salvifico.
Lo stesso copione si è visto nei tentativi di inserimento in altre storiche piazze del nord in ginocchio, Mantova su tutte, dove i progetti sbandierati si sono scontrati con il secco rifiuto dell'ambiente.
Recentemente, il costruttore romagnolo ha virato i propri radar sul calcio marchigiano collezionando solo rifiuti: prima dell'affare Osimana, GALATI aveva già incassato i "no" di Jesi e Castelfidardo, fino all'ultimo smacco di fine giugno, con il rifiuto dei soci della Biagio Nazzaro a Chiaravalle.
Una scia di insuccessi che nelle settimane scorse lo ha spinto a piombare su Osimo come ripiego dell'ultima ora.
Il vero obiettivo della cordata: Osimo come "piattaforma"
Al di là dei proclami, qual è il reale interesse di GALATI e della sua cordata nel mondo del calcio e quindi nell'operazione Osimana?
La risposta starebbe nelle strategie di mercato del gruppo romagnolo.
L'obiettivo non parrebbe un investimento a fondo perduto sul territorio, tutt'altro - Babbo Natale parrebbe non esistere - bensì lo sfruttamento di una piazza storica e di un campionato visibile come l'Eccellenza marchigiana per parcheggiare e mettere in mostra un intero campionario di giocatori e tecnici già direttamente nelle disponibilità della cordata.
Osimo diventa così una sorta di "piattaforma-vetrina": l'auspicio dei nuovi proprietari è che la militanza in maglia GialloRossa possa valorizzare qualcuno di questi profili, propiziando un accrescimento sportivo ed economico da monetizzare in ottica futura; il tutto in chiave tornaconto del clan, slegato dalle reali sorti del blasone cittadino.
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La panchina parrebbe a Fabio FRASCHETTI: un curriculum di declino
Stando ai bene informati, il primo tassello di questo "campionario" da mettere in vetrina andrebbe, una volta risolto la ghigliottina del 22 luglio con l'iscrizione, alla scelta della guida tecnica.
La panchina dei nuovi GialloRossi dovrebbe essere affidata a tal Fabio FRASCHETTI, tecnico romano di 65 anni, coetaneo e conterraneo di GALATI.
Una figura che si inserisce perfettamente nella logica delle scommesse della nuova proprietà, ma che non può che alimentare lo scetticismo della piazza.
Il curriculum recente di FRASCHETTI parla infatti chiaro, essendo il tecnico reduce da anni di insuccessi, retrocessioni o esoneri:
2021-2024 (Nuova Sondrio): un lungo rapporto in Eccellenza conclusosi malamente nel gennaio 2024 con un esonero per calo di risultati.
2017-2018 (Nuorese - Serie D): subentrato a stagione in corso, ha chiuso l'esperienza con la retrocessione del club in Eccellenza dopo i play-out.
2016 (Cuneo - Lega Pro): chiamato a marzo per salvare la squadra in Serie C, ha collezionato una dolorosa retrocessione ai play-out contro il Mantova.
2015 (Santarcangelo - Lega Pro): un'avventura nei professionisti durata pochissimo e interrotta da un esonero precoce a dicembre.
Insomma poco da invidiare ai risultati dell'Italia di VENTURA, MANCINI e GATTUSO
I due unici campionati vinti (con Sansepolcro nel 1994 e i play-off con la Sangiovannese nel 2013) appartengono ormai a un'epoca calcistica preistorica, mentre il presente, se sarà confermato FRASCHETTI, fotografa un tecnico specializzato in parabole discendenti.
Il giallo societario e la spada di Damocle delle scadenze
Ma la panchina è nulla di fronte alle rate dell'Iva.
Se da un lato la finalità tecnica appare chiara, tutto il progetto si muove sotto la pesante spada di Damocle delle scadenze economico-finanziarie già in atto e soprattutto in arrivo.
Al momento, gli osservatori più attenti del diritto societario sportivo intravedono soltanto due strade percorribili per gestire il pesante debito fiscale (soprattutto Iva) accumulato in anni di mala gestione:
Ipotesi A: Campanelli "ostaggio" della Presidenza.
Il presidente uscente rimane formalmente in sella a fare da scudo, bloccato nel ruolo di "ostaggio" legale e diretto responsabile del debito fiscale pregresso, mentre la nuova cordata gestisce l'operatività sportiva senza esporsi direttamente con il fisco.
Ipotesi B: La "testa di legno" per manovrare le scadenze.
La società viene affidata formalmente a un prestanome della cordata romano-romagnola.
In questo secondo quadro, CAMPANELLI si defilerebbe dalla prima linea ma rimarrebbe dietro le spalle a garantire esclusivamente la parte corrente della rottamazione Iva e delle rateizzazioni erariali.
Un assetto ambiguo, utile a manovrare il club a seconda del sopravanzare delle scadenze future.
Il vertice in Comune e le pretese di Galati
In questo clima di forte incertezza, questa mattina lo stesso Stefano GALATI e i rappresentanti della sua cordata sono stati ricevuti ufficialmente in Comune dal Sindaco Michela GLORIO.
Più che un semplice incontro di cortesia, il vertice è servito alla nuova proprietà per mettere sul tavolo del Primo cittadino tre precise richieste per garantire la sostenibilità del progetto:
A) mantenimento delle stesse condizioni economiche precedentemente erogate dal Comune alla passata gestione.
B) pieno controllo della gestione dei campi sportivi, un asset ritenuto strategico soprattutto in chiave di rilancio e controllo del settore giovanile, tassello fondamentale per la movimentazione economica e la valorizzazione dei propri tesserati.
C) un aiuto concreto da parte delle istituzioni nel reperimento di nuovi sponsor del tessuto economico locale.
La chiusura: chi pagherà i debiti? Probabilmente nessuno
Rimane sul tavolo il quesito più spinoso di questa torbida estate giallorossa: chi pagherà per davvero i debiti reali, presenti e futuri?
La risposta, stando ai cinici meccanismi delle categorie minori calcistiche, dove molto è permesso ma non tutto, è la più amara: probabilmente nessuno!
Con un accordo blindato tra privati, un Presidente uscente ormai defilato che gestirà a stento scampoli di rottamazioni e una nuova cordata interessata esclusivamente a fare del club un hub di passaggio per valorizzare la propria scuderia di atleti, il rischio di un progressivo svuotamento economico è concreto.
E questo sarebbe, onestamente, lo scenario migliore da augurarsi.
I fornitori locali, i creditori e le vecchie pendenze rischiano invece di rimanere congelati in un limbo di carte bollate e soprattutto di promesse sulla parola o su carta dal dubbio valore.
L’Osimana riparte in Eccellenza, ma la sensazione è che il prezzo per salvare il titolo sportivo sia stato quello di firmare una cambiale in bianco sul futuro, da pagare non tanto in banca quanto con la moneta della dignità della piazza.
Sperando di essere smentiti.
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