SILURAMENTO BELLI, PRONTO IL RICORSO PER DANNI FINO A 120.000 EURO?
I legali del manager, che ha guidato Dea da luglio 2023 fino alla quotazione in Borsa e alla rescissione unilaterale del 7 agosto, pronti a impugnare il taglio dell'appannaggio davanti al Giudice del Lavoro. Sotto la lente il bando-pasticcio emesso il giorno dopo la revoca. Se la società dovesse perdere, il conto rischia di essere pagato, oltre che da Osimo, dai Comuni soci da Sanremo a Ortona. Verso una transazione?

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di Sandro PANGRAZI
L’agosto osimano si scalda ben oltre le temperature stagionali e rischia facilmente di spostarsi in un aula di Tribunale.
La determina dello scorso 7 agosto con cui il CdA di Dea SpA ha sciolto il Contratto di Rete, azzerando di fatto la poltrona e l’appannaggio extra da 60.000 euro annui del Direttore Generale Massimiliano RIDERELLI BELLI, è solo il primo atto di una guerra legale che parrebbe già scritta.
Secondo indiscrezioni vicine ai corridoi di via Guazzatore, i legali del super-manager sarebbero già al lavoro su una bomba atomica di ricorso: un appello d’urgenza al Giudice del Lavoro per impugnare la revoca unilaterale da cui deriva il compenso.
Un duello all'ultimo cavillo che rischia di costare alle casse pubbliche, nella pggiore delle ipotesi, una batosta tra i 60.000 e i 120.000 euro di risarcimento, ovvero il corrispettivo di un anno o due di "lavoro".
Ma chi ha davvero commesso l'autogol? Il CdA che ha firmato il siluramento o il manager rimasto con un pugno di mosche?
Ecco in passaggi cruciali le motivazioni, a favore e contro, che dovrebbero decide l'eventuale partita tra le opposte tesi in tribunale, sempre che non si approdi prima ad un accordo transattivo.
1. TESI PRO-CDA: Il "muro" dello scioglimento della Rete
Il primo e più solido scudo in mano a Dea è la morte giuridica del contenitore.
Essendo stato sciolto formalmente il Contratto di Rete il 7 agosto, i legali dell'azienda sosterranno l'impossibilità sopravvenuta della prestazione: via la Rete tra Astea, Dea e Osimo illumina, via le funzioni speciali e via l'extra compenso.
Un atto dovuto, dicono, per evitare l'accusa formale (ma concreta) di danno erariale presso la Corte dei Conti.
2. CONTRO-CDA: Il pasticcio del bando pubblicato il giorno dopo
È il vero tallone d'Achille della società.
Aver emesso l'8 agosto – appena 24 ore dopo il siluramento – un bando pubblico per un "Dirigente Finanziario" smonta la tesi della spending review.
Per i legali di Belli sarà la prova regina del comportamento contraddittorio: l'azienda non voleva risparmiare o tagliare le funzioni, voleva solo cambiare la faccia sulla poltrona.

3. PRO-CDA: La carta della diversità delle mansioni
La difesa di Dea giocherà a nascondino dietro le declaratorie contrattuali.
Davanti al giudice proveranno a dimostrare che il ruolo di Direttore Generale (cancellato e assorbiti dall'Amministratore delegato OSIMANI) non c'entra nulla con la figura tecnica di Dirigente Finanziario cercata sul mercato.
Se i ruoli sono diversi, per la legge salta l'obbligo di ricollocamento interno (repêchage) per BELLI.
4. CONTRO-CDA: Lo scivolo "apparecchiato" che incastra la strategia
Il bando per il nuovo dirigente finanziario rischia però di essere un boomerang.
Se i requisiti professionali richiesti ricalcano millimetricamente il profilo della dottoressa MACERATINI (anch'essa rientrata in Astea dopo la fine della Rete), i legali del Direttore generale Astea avranno gioco facile nel dimostrare lo "sviamento di potere": una finta ristrutturazione aziendale usata come arma politica per colpire solo la testa di BELLI risparmiando tutto il resto.
5. L'INCOGNITA CLOU: Il bivio della data di scadenza
Qui si gioca il destino del ricorso.
Se il contratto privato non prevedeva una data di fine mandato certa (informazione non resa pubblica per privacy), Dea ha agito sul velluto esercitando il libero recesso dal tempo indeterminato, rischiando solo di pagare pochi mesi di preavviso.
Ma se spuntasse una data di scadenza futura ancora lontana, il CdA avrebbe firmato una revoca ante tempus senza giusta causa soggettiva, esponendosi ad un possibile massacro economico.
6. IL CONTO FINALE: Chi paga se vince il manager?
I giudici del Lavoro non ridaranno a Belli le chiavi di Dea, ma se riconosceranno la natura politica del licenziamento, applicheranno il Ccnl Dirigenti alla lettera.
Tra indennità sostitutiva del preavviso (fino a 12 mesi) e indennità supplementare per revoca ingiustificata (fino a 18 mesi), Dea SpA rischia una condanna a pagare fino a due annualità di extra compenso.
Dea, infatti, non è una "piccola ditta di paese", ma una società per azioni quotata in Borsa (sul mercato Euronext Growth Milan).
Le decisioni prese a Osimo dal CdA (come l'assorbimento delle funzioni da parte dell'Amministratore delegato Antonio OSIMANI) impattano sulla governance di un'azienda che gestisce servizi pubblici essenziali per quasi 100.000 cittadini, sparsi su tre regioni diverse, Marche, Abruzzo e Liguria.
Se il manager BELLI facesse ricorso e vincesse, il danno economico, fino a 120.000 euro + le spese, ricadrebbe su una SpA i cui soci sono, a cascata, anche i Comuni di Sanremo e di Ortona, creando un caso politico di risonanza nazionale, non più solo legato alle cronache di Osimo Oggi.
Ecco perchè una transazione a porte chiuse, per evitare un disastro economico possibile, potrebbe essere già dietro l'angolo.
Parlando di possibili accordi fino a 120.000 euro, forse ci scappa qualcosa...
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