10.000 EURO DI SOLDI PUBBLICI CONTRO IL BIOMETANO: L'INUTILE OSTRUZIONISMO CHE SVUOTA LE CASSE E GONFIA LE BOLLETTE!
Via libera della Giunta che stamani ha formalizzato l'affidamento dell'incarico legale all'avvocato Sara Cannuccia: un azzardo giudiziario a carico delle famiglie osimane contro la centrale di via Coppa. Una mossa che grava sulle tasche dei cittadini e rischia di frenare lo sviluppo energetico del territorio

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di Sandro PANGRAZI
Spendere il denaro dei contribuenti per tentare di fermare la transizione ecologica anziché governarla.
Con la determina n. 1000257, l’Amministrazione Comunale di Osimo ha stanziato circa 10.000 euro di fondi pubblici per trascinare la Regione Marche e i privati davanti al Tar, nel tentativo di bloccare la riconversione in biometano della centrale a biogas in località Coppa.
Una scelta che sposa in pieno la logica del "No a prescindere", preferendo lo scontro ideologico e giudiziario al pragmatismo.
Il risultato? Un azzardo legale in salita, con scarse possibilità di successo, che mette a nudo un triplice cortocircuito politico ed economico per la nostra comunità.
I TRE REALI DANNI DELLA SCELTA DEL COMUNE
IL DANNO IMMEDIATO
Si spendono subito circa 10.000 euro di soldi pubblici dei contribuenti (nello specifico "regalati" al lavoro professionale dell'avvocato Sara CANNUCCIA, per una causa legale che un eufemismo definirebbe in partenza "in salita" e con pochissime possibilità di successo; in compenso sottraendo risorse preziose certe (i 10.000€), ai servizi essenziali della città.
IL DANNO A LUNGO TERMINE
Ostacolando la produzione interna di energia pulita e rinnovabile come il biometano, si contribuisce a mantenere l'Italia dipendente dalle importazioni estere, condannando imprese e famiglie a continuare a subire sine die le bollette energetiche più care del mondo industriale.
LA FUGA DALLE RESPONSABILITÀ
Invece di esercitare il proprio ruolo-chiave per negoziare con la Regione e con la SGR prescrizioni severe, controlli rigorosi e compensazioni economiche a favore dei residenti, l'Amministrazione comunale preferisce in partenza abdicare alla via del dialogo, scaricando la decisione finale sulle carte bollate del Tar.
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CRONACA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
Soldi pubblici sottratti ai servizi dei cittadini
Il primo dato oggettivo è economico: 9.856,08€ per l'affidamento diretto a un legale esterno.
In un momento in cui i bilanci comunali faticano a garantire la manutenzione ordinaria delle strade, il decoro urbano e i servizi sociali o anche un nuovo Comandante di Polizia locale, l'Ente decide di finanziare una battaglia legale dall'esito quasi segnato, trasformando le tasse dei residenti in parcelle per avvocati.
Un ricorso in salita contro la legge nazionale
Oltretutto il Comune si scaglia contro un'opera che la legge nazionale (Decreto Lgs.387 del 2003) da 23 anni definisce di "pubblica utilità, indifferibilità e urgenza".
Neanche la scusa di non saperlo!
La normativa prevede espressamente che l'autorizzazione di questi impianti (da parte della Conferenza dei Servizi) costituisca variante automatica al Puc, Piano urbanistico comunale.
Pretendere che il Tar annulli una centrale strategica per motivi urbanistici locali è un'impresa quasi disperata, poiché l'interesse energetico nazionale è giudicato superiore per legge.
Il paradosso burocratico: se anche il Comune dovesse vincere... non cambierebbe nulla
Il paradosso della giustizia amministrativa italiana è che un'eventuale vittoria del Comune si baserebbe solo su vizi di forma o difetti procedurali della Conferenza dei Servizi.
Se il Tar dovesse accogliere il ricorso, la Regione non farebbe altro che riaprire il tavolo tecnico, sanare l'errore burocratico e rilasciare nuovamente l'autorizzazione.
Il risultato? L'opera vedrà comunque la luce, ma con mesi di ritardo e migliaia di euro di denaro pubblico sprecati.
Sindrome NIMBY e il costo delle bollette più care del mondo
Questo ostruzionismo locale riflette il dramma macroeconomico dell'Italia: vogliamo l'energia pulita ma "non nel mio giardino".
Rifiutando la produzione interna a chilometro zero, costringiamo il Paese ad acquistare energia all'estero.
È esattamente a causa di questa fitta rete di veti locali se le industrie e le famiglie italiane pagano oggi le tariffe energetiche più alte dell'intero panorama industriale globale, distruggendo la competitività del territorio.
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L'abdicazione della politica a favore dei giudici
La vera colpa dell'Amministrazione è aver rinunciato a governare l'opera.
Una politica lungimirante non promuove ricorsi fallimentari, ma siede ai tavoli istituzionali per imporre condizioni stringenti a tutela dei cittadini: orari blindati per il passaggio dei camion, sistemi tecnologici di ultima generazione contro gli odori, asfalto pagato dai privati e sconti diretti sulle bollette energetiche per i residenti di località Coppa.
Preferire il muro contro muro significa lasciare San Paterniano e Casenuove prive di tutele reali; e l'intera città più povera.
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