sabato, 18 luglio 2026

LA DISCARICA A PASSATEMPO, IL BIOMETANO A CASENUOVE E ORA PURE IL CREMATORIO ALL'ASPIO!

Osimo sotto attacco concentrico di Macerata e Ancona per l'effetto Nimby, ovvero "non nel mio giardino": le nostre colline, strette d'assedio ai confini, rischiano di trasformarsi nella Val Padana delle Marche. Il territorio scelto dai nostri vicini come ideale per sopportarne i disagi ambientali, senza ricavare dalle operazioni un solo euro!

Di Sandro Pangrazi | 18-lug-2026 5 min di lettura
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LA DISCARICA A PASSATEMPO, IL BIOMETANO A CASENUOVE E ORA PURE IL CREMATORIO ALL'ASPIO!

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di Sandro PANGRAZI

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Da Tavernelle a Bolignano. È questo l'asse politico del clamoroso dietrofront firmato dal Sindaco di Ancona Daniele SILVETTI. 
Ci sono voluti sei mesi di trattative serrate, decine di riunioni blindate e sopralluoghi riservatissimi per sbloccare l'opera, ma alla fine la scelta è caduta lì, nella vallata dell'Aspio, a mezzo passo dal confine con Osimo. 
Il nuovo forno crematorio di Ancona – un'operazione da 2,8 milioni di euro che diventerà un vero e proprio polo cimiteriale con cinerario e tombe di famiglia – scappa da Tavernelle e dalle 4.000 firme di protesta del comitato anconetano "Aria Nostra" e si sposta nell'area semi-isolata dell'ex inceneritore, ad un tiro di schioppo da Osimo. 
In pratica tale e quale alla discarica di Macerata piazzata ad un centimetro da Passatempo!
Ancona, con questa trovata inevitabile (l'area parrebbe non abitata nel perimetro di un chilometro, eccezion fatta per due abitazioni) risolve una grana interna scaricando però l'impianto a ridosso delle nostre colline.
Peccato però che Osimo non avrà un centesimo da guadagnare dall'operazione (al pari della discarica) ma sarà costretto solo a pagarne le conseguenze di immagine.
Dietro questo trasloco si nasconde, oltretutto, un'ironia della storia che tocca da vicino la nostra città, le sue grandi dinastie e il peso della burocrazia pubblica che penalizza il privato (vedi la Rocca medievale, sottoposta a vincolo, di proprietà della famiglia Siniscalchi & Tonti) ad esclusivo vantaggio del pubblico, incarnato dalla libertà di disporre concessa al Comune di Ancona.

Un destino di fuoco già scritto: dall'inceneritore alla cremazione
A pensarci bene, sembra quasi che su questa collina pesi un disegno del destino: dall'inceneritore alla cremazione. 
Negli anni '70 la politica di allora decise che Bolignano doveva ospitare i rifiuti dell'intera provincia e più. 
Nacque un ecomostro che per decenni ha fatto tremare i residenti dell'Aspio, per altro mai entrato in funzione e definitivamente abbattuto nel 2005. 
Quella ferita sembrava chiusa, e invece la vocazione "termica" del sito era solo rimasta latente. 
Oggi la storia si ripete con una spaventosa coerenza: dalle fiamme (mai accese) dell'immondizia si passa alle fiamme del tempio della cremazione! 
Da un forno all'altro, a testimonianza che certe aree sembrano condannate da un destino segnato.

A un tiro di schioppo da Osimo: la fortezza nata per respingerci
Il nuovo impianto, ideato 12 cremazioni al giorno, ovvero 3.000 l'anno, godrà infatti di una "vista" d'eccezione: le mura della Rocca di Bolignano. 
Quel gigante di pietra, oggi poco più di un rudere, nacque nel Trecento per difendere Ancona dalle mire espansionistiche di Osimo. 
Oggi, la geografia ci dice che la struttura sorge sì in territorio dorico, ma letteralmente sul nostro uscio di casa: il confine comunale attuale con Osimo dista appena 1,5 chilometri in linea d'aria. 
E bastano 3,5 chilometri di strada – una volata lungo via Sbrozzola – per trovarsi sotto le ciminiere del futuro impianto.

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Il paradosso dei Tonti: bloccati i privati, liberi i pubblici
Ma il vero affronto per la nostra comunità è il ruolo della famiglia osimana SINISCALCHI-TONTI (nome legato al colosso metalmeccanico Mait) che dell'antica Rocca detiene la proprietà privata fin dal secondo Novecento, avendola ereditata dai Conti Gallo di Osimo.
I Tonti, in questa maxi-operazione urbanistica, non sono attori, non sono partner e non hanno voce in capitolo: subiscono l'iniziativa di Ancona da spettatori totalmente passivi. 
Per decenni, i privati osimani si sono scontrati con i rigidissimi e asfissianti vincoli di tutela della Soprintendenza, che ha congelato la Rocca impedendo restauri commerciali in nome del decoro storico. 
Ora il pubblico (il Comune di Ancona) arriva sullo stesso identico costone collinare, a ridosso del monumento vincolato, e porta le ruspe. 
I proprietari osimani sono stati convocati negli uffici comunali solo a cose fatte, come "vicini scomodi" a cui illustrare il progetto per evitare ricorsi, mentre il Comune si prende altri nove mesi per portare i tubi del gas fin lassù e far partire il cantiere a inizio 2027.

L'allarme: Osimo nuova Val Padana, stretta nella morsa dei rifiuti altrui
Il caso di Bolignano, però, rischia di essere solo l'ennesimo tassello di un mosaico ben più "inquietante" per il nostro territorio. 
Se si allarga lo sguardo oltre la vallata dell’Aspio, la mappa disegna il profilo di una Osimo letteralmente accerchiata dai miasmi (veri o presunti) e dai bisogni dei Comuni vicini.
A sud, sul fronte di Passatempo, dobbiamo fare i conti con l'ombra lunghissima della discarica della provincia di Macerata, che bussa costantemente ai nostri confini. 
A nord-est, all'Aspio, ecco servito il trasloco del forno crematorio di Ancona. 
Come se non bastasse, all’interno delle nostre stesse mura, la pressione ambientale non accenna a mollare la presa: a Casenuove e a San Paterniano i fari sono accesi sui contestati progetti di riconversione degli impianti da biogas a biometano.
Il rischio concreto è che, tra emergenze rifiuti altrui, fumi di cremazione dorici e biogas fatti in casa, le nostre colline perdano per sempre la loro vocazione verde. 
Osimo rischia di trasformarsi, pezzo dopo pezzo, nella nuova Val Padana delle Marche: una conca soffocata dalle servitù industriali, dove a noi restano i vincoli sui ruderi storici e ai vicini i permessi per accendere i forni.

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