CITTA' BLINDATA E TRADITA: SE LA FESTA PATRONALE DIVENTA UN CONCERTO A NUMERO CHIUSO PER 5.000 NON OSIMANI
Stasera il centro storico, tempo permettendo, sarebbe stato comunque invaso dalla folla, anche senza spendere 70mila euro per i grandi nomi. Senza bancarelle (e senza tombola e senza fuochi di artificio) la festa di San Giuseppe ha perso la sua forza spontanea preferendo trasformarla in un recinto per forestieri
Di Sandro Pangrazi
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18-set-2026
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4 min di lettura


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di Sandro PANGRAZI
Un centro storico sequestrato da giorni ai residenti e "blindato" dalle transenne, accessibile solo superando un protocollo di sicurezza, e una comunità privata del suo rito più antico.
È questo il biglietto da visita con cui Osimo si è presenta stasera al cospetto del Patrono San Giuseppe da Copertino.
Ma sotto la vernice lucida del grande evento pop dell'anno, nel cuore della città pulsa un sentimento di profonda avversione. Un’esasperazione che cova da tre giorni tra i residenti, ormai rinchiusi in un perimetro blindato alle auto, e che esplode davanti a una scelta logistica che molti non esitano a definire un vero e proprio tradimento identitario.
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Il perimetro dell'esilio: addio alla "Fieretta" dal 1965
A ferire l'orgoglio osimano è soprattutto lo sradicamento della storica "fieretta".
Dal 1965, anno in cui San Giuseppe venne "nominato" Patrono di Osimo (pur essendolo di fatto anche prima) le bancarelle in Piazza del Comune e Piazza Boccolino non sono un semplice mercato: sono l'odore del croccante e dello zucchero filato che si mescolano alla devozione; il punto d'incontro generazionale che da oltre sessant'anni accompagna i giorni del Patrono. Quest'anno no. Per fare spazio all'arena dei The Kolors, i banchi sono stati totalmente sfrattati dalle piazze centrali e "delocalizzati", frammentati tra via Lionetta e Piazza Dante.
Il resto dell'antica "fieretta" spostato in avanti sfruttando il week-end lungo, sabato e domenica.
Una impaginazione della festa più iconica dell'anno che ha scontentato gli ambulanti – penalizzati nelle vendite – e disorientato i cittadini, privati del cuore pulsante della loro tradizione.

L'input del Commissariato e il limite dei 5.000: il centro diventa un'arena
Il trasloco forzato delle bancarelle non è stato un capriccio, ma una pesante prescrizione tecnica: gli ambulanti hanno subito il tassativo input del Commissariato di Pubblica Sicurezza.
Per assicurare l'ordine pubblico e rispettare le rigide normative nazionali sui grandi eventi, l'autorità di polizia ha imposto la totale rimozione di ogni ostacolo fisico dalle piazze per garantire corridoi di deflusso e vie di fuga.
Il dispositivo ha così ridotto l'accesso al cuore della città a soli due varchi d'ingresso controllati.
Niente passeggiate libere: si entra passando sotto l'occhio elettronico dei conta-persone, con il limite fissato a 5.000 unità. Raggiunta quella soglia, il centro esporrà il cartello "sold out".
Una dinamica da festival estivo applicata a una festa patronale storicamente aperta a tutti, che trasforma i residenti in ospiti a casa propria.
Lo schiaffo del budget e lo spettro del maltempo
Il tutto mentre nelle chat dei cittadini rimbalza insistentemente il fermo immagine delle previsioni meteo.
L’allerta precipitazioni di media intensità emessa dall'Aeronautica Militare agghiaccia gli animi e rievoca i fantasmi del 2024, quando un violento nubifragio cancellò fiera e concertoo di Enrico RUGGERI all'ultimo minuto.
Ma oggi la scommessa è ancora più rischiosa: sul piatto c'è un investimento record che sfiora i 100.000 euro complessivi, di cui ben 70.000 destinati al solo cachet della band milanese.
Una cifra che gran parte del tessuto commerciale, oltre che il buon senso, hanno già bottato come uno schiaffo alla crisi e che ora, ironia della sorte, rischia il battesimo della pioggiam anche se il Sindaco Michela GLORIO, con un video dell'ultimo minuto, ha appena confermato che la pioggia non verrà e quindi la conferma dell'evento; invitando chi vorrà esserci ad affrettarsi.
L'invasione spontanea negata e il grido della piazza
Resta, infine, una riflessione di fondo che smaschera l'intera impalcatura propagandistica dell'evento: stasera, tempo permettendo confermato nei fatti, il centro storico di Osimo sarebbe stato comunque invaso dalla folla, esattamente come accade da decenni, anche in totale assenza di "personaggi" o grandi nomi da copertina.
La festa di San Giuseppe possiede una forza attrattiva spontanea popolare, viscerale, che risiede nella tradizione stessa e nel desiderio della comunità di riappropriarsi delle proprie vie.
Aver speso una fortuna per comprare un'attrattiva che la città già possedeva di natura, sacrificando sull'altare della sicurezza l'anima stessa della ricorrenza, è il paradosso più amaro.
Osimo stasera canterà i tormentoni radiofonici del momento dentro un recinto contingentato, ma il sentimento collettivo che si respira tra i vicoli del centro storico si riassume in poche, chiarissime parole: insomma, aridatece San Giuseppe come una volta; con il tombolone e i fuochi a mezzanotte.
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