martedì, 31 marzo 2026

E CHE DIRE DI RICCI? ALZATORE DI MANO A BRUXELLES PER 69.000€ AL MESE DI UN PRODOTTO CHE SERVE A POCO O NULLA...

Anche l’ex Sindaco di Pesaro costa al contribuente oltre 4 milioni di euro a legislatura per un incarico di puro apparato. Un investimento fuori controllo per un "consulente" della politica la cui attività incide poco o nulla sulle decisioni reali, ma che comunque gestisce un esercito di 8 collaboratori, tutti maschi, tra le Marche e il Belgio. Oltre a 4 part-time. È l'ora della cura shock: almeno dimezzare indennità e privilegi per riportare questi "manager del nulla" alla realtà di un'economia di guerra che morde le famiglie italiane. E, per favore, risparmiateci la recita: con un "bottino" simile, parlare di spirito di servizio non è politica, ma un insulto alla dignità dei cittadini

Di Sandro Pangrazi | 31-Mar-2026 6 min di lettura
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E CHE DIRE DI RICCI? ALZATORE DI MANO A BRUXELLES PER 69.000€ AL MESE DI UN PRODOTTO CHE SERVE A POCO O NULLA...

 

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di Sandro PANGRAZI

Partendo dalla radiografia sui costi CICCIOLI (FdI), l'analisi dei costi della politica marchigiana in chiave europea prosegue e si conclude mettendo sotto la lente d'ingrandimento l'ex Sindaco di Pesaro, Matteo RICCI, dal 2024 europarlamentare del Partito Democratico (Gruppo S&D). 
Sebbene i colori politici cambino nettamente, l'impero economico generato da un singolo seggio a Bruxelles resta monumentale tale e quale: 69.001,53 euro al mese.
Una cifra che rapportata a uno stipendio medio italiano di 1.850 euro, equivale al costo di 38 impiegati ogni trenta giorni. In un'intera legislatura il "conto" per il contribuente supererà anche in questo caso i 4 milioni di euro. 
Un investimento pubblico faraonico che solleva interrogativi brutali sulla reale utilità di tale spesa per il benessere collettivo dei cittadini europei.

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LO SPROPOSITO ETICO: 1 A 38 IN TEMPI DI GUERRA
Uno sproposito che non sta in piedi, né moralmente né politicamente, specie nei tempi di crisi e di economia di guerra che stiamo attraversando. 
Il rapporto 1 a 38 tra il costo di un politico e quello di un lavoratore comune non è solo un dato statistico, è una ferita aperta nel tessuto sociale. 
In un momento in cui le famiglie italiane lottano contro l'inflazione e i rincari energetici, pagare 69.000 euro al mese un singolo rappresentante appare come un anacronismo. Un privilegio da monarchi oggi inaccettabile.
Dal punto di vista dell'analisi politica questo investimento, oltre tutto, non produce un "ricavo" proporzionato. 
Nonostante RICCI gestisca un budget da top manager, la sua capacità di incidere sul benessere reale degli europei (figuriamoci dei marchigiani) è infinitesimale. 
In un sistema dominato dai grandi gruppi e dai vertici della Commissione, il singolo parlamentare finisce spesso per essere un semplice "alzatore di mano" che segue la linea di delegazione decisa altrove. 
Pagare cifre da capogiro per una figura che non ha potere decisionale autonomo è il primo grande fallimento industriale di questa politica.

LA QUESTIONE MORALE: UN PRIVILEGIO FUORI DAL TEMPO
Qui si innesta una questione morale profonda: un privilegio che appare ormai fuori dal tempo. 
Non è solo una questione di zeri sul conto corrente, ma di decenza politica. 
Mentre il cittadino comune vede erosi i propri risparmi, l'eurodeputato abita un ecosistema protetto, una "bolla" dorata dove ogni spesa è rimborsata e ogni privilegio è garantito. 
È moralmente accettabile che mentre si chiedono sacrifici ambientali e rinunce ai cittadini, si mantenga un apparato così costoso per un solo uomo?
Il sospetto, suffragato dai numeri, è che Bruxelles sia diventata un fortilizio dei privilegi, dove il "ricavo" politico per la collettività è nullo, mentre il "profitto" per chi vi siede è massimo. 
La questione morale riguarda anche la finalità della spesa: se la stragrande maggioranza del budget viene usata per alimentare la macchina del consenso sul territorio, siamo allora di fronte ad un uso improprio di fondi europei per scopi di carriera locale. 
È questa l'Europa che i padri fondatori avevano immaginato? O è forse solo una fabbrica di carriere a spese pubbliche?

L'ESERCITO DI RICCI: 12 COLLABORATORI PER UN SOLO SEGGIO
La vera particolarità del "metodo RICCI" risiede nella gestione del budget per l'assistenza parlamentare (30.500 €). 
Il Dem pesarese sotto inchiesta ha scelto una struttura di massa: ben 12 figure professionali gravitano attorno al suo ufficio (una in più rispetto al collega CICCIOLI).
Il deputato del Pd ha deciso di saturare il tetto massimo del 75% del budget per l'Italia, destinando oltre 21.500 euro alla sua rete territoriale di 5 assistenti locali (Massimiliano AMADORI, indagato con RICCI nella vicenda pesarese di "Affidopoli", Teobaldo BIANCHINI, Andrea BRAGA, Filippo Maria LAGUZZI e Andrea TORRIANI) e al relativo agente pagante (Bruno CALZIA). 
Una scelta politica chiara: il "benessere" prodotto da questi fondi non è per la collettività europea, ma per il mantenimento del proprio consenso nelle Marche e nel Centro Italia. 
I soldi servono a oliare la macchina elettorale (comunicazione, convegni, rapporti locali, 110 viaggi premio l'anno a Bruxelles) più che a produrre legislazione di qualità nei corridoi di Bruxelles.

IL "TRUCCO" DEL RAGGRUPPAMENTO: 4 ASSISTENTI IN COMPROPRIETÀ
Per far quadrare i conti di questo esercito di 12 persone, Ricci usa magistralmente il sistema della compartecipazione. 
Tra i suoi collaboratori, 4 sono assistenti "di raggruppamento" pagati insieme agli altri 20 colleghi della delegazione PD. 
Si tratta di Emiliano CIPOLLA, Silvia DRAGONI, Carla MARCIONN e Marco MONGIELLO coperti con una quota di appena 666 euro mensili con cui RICCI (e gli altri Dem) si assicurano un ufficio studi collettivo a Bruxelles. 
Questo "trucco" contabile permette di non prosciugare il budget per il Belgio e al contempi di dirottare in Italia il grosso delle risorse (i citati 21.500 euro), direttamente in tasca dei suoi fedelissimi sul territorio italiano.
Anche in questa tecnica Destra e Sinistra non differiscono; CICCIOLI equivale a RICCI. E viceversa.

DAI "VIAGGI PREMIO" AI FONDI PROPAGANDA
Oltre allo stipendio e allo staff, il "pacchetto RICCI" include benefit che gridano vendetta di fronte alla precarietà di milioni di giovani italiani: 4.600 euro al mese solo per portare visitatori (e potenziali elettori) in gita premio a Bruxelles, rimborsi chilometrici forfettari da 2.500 € e oltre 4.100 euro di fondi propaganda per finanziare la propria immagine pubblica.
Per non parlare di buone-uscite da record e vitalizi extra pensione da capogiro. Scandali nello scandalo ma a parte.
Mentre l'Europa appare sempre più come un gigante regolatore distante dai bisogni reali, il tassametro del contribuente corre senza sosta. 
69mila euro al mese per un solo uomo: una cifra che offende la morale, sfida la logica economica e conferma la distanza siderale tra gli scintillanti "Palazzi" a specchi del Parlamento Europeo e la realtà della piazza dei cittadini comuni ma votanti.
Sempre meno. Finchè dura.

https://www.dottromaldini.com/

Massimiliano AMADORI, assistente locale e sotto inchiesta con RICCI nell'inchiesta pesarese "AFFIDOPOLI"

Teobaldo BIANCHINI, assistente locale

 

Andrea BRAGA, assistente locale

Filippo Maria LAGUZZI

Andrea TORRIANI, assistente locale

Bruno CALZIA, terzo erogatore

Filippo GALEZZI, assistente accreditato a Bruxelles

 

Marco LEONARDI, assistente accreditato a Bruxelles

 

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