domenica, 07 giugno 2026

FINTA VENDITA DI UN'AUDI Q5: TRE GIOVANI OSIMANI A GIUDIZIO PER BLITZ A MANO ARMATA

Sotto accusa i macedoni Armand SALIHI e Besnik HASANI e il piemontese Giuseppe LIPARTITI. Dietro la rapina della caparra da 4.200 euro, la Procura ipotizza in realtà un regolamento di conti legato allo spaccio. Prossima udienza il 21 gennaio

Di Sandro Pangrazi | 07-Jun-2026 4 min di lettura
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FINTA VENDITA DI UN'AUDI Q5: TRE GIOVANI OSIMANI A GIUDIZIO PER BLITZ A MANO ARMATA

Quello che doveva essere il normale acquisto di un'automobile usata si è trasformato in un'imboscata brutale e pianificata. 
Davanti ai giudici del collegio penale del tribunale di Ancona, un corriere 35enne di origine marocchina e residente a Monte Roberto ha ripercorso i contorni di una drammatica rapina consumata a Osimo, il 27 febbraio 2022, nei pressi del piazzale della chiesa della Misericordia. 
Un caso giudiziario complesso che vede alla sbarra tre giovani osimani: i macedoni Armand SALIHI (26 anni) e Besnik HASANI (25 anni), insieme al piemontese di origini Giuseppe LIPARTITI (25 anni).

Il finto affare e l'esca della compravendita
La vicenda affonda le sue radici in un rapporto professionale apparentemente tranquillo. La vittima lavorava infatti come corriere per il colosso svedese Ikea insieme ad Armand SALIHI. 
È proprio quest'ultimo a lanciare l'esca, proponendo al collega l'acquisto di un'Audi Q5 usata, di proprietà del padre, per una cifra complessiva di 8.500 euro. 
L'accordo verbale prevedeva il versamento immediato di una caparra in contanti e il saldo della parte rimanente tramite rate mensili. 
Un affare perfetto sulla carta, che ha spinto il 35enne a presentarsi ad Osimo, all'appuntamento fissato con in tasca i soldi richiesti.

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L'imboscata del branco e il tradimento del collega
Il 27 febbraio l'ignaro acquirente giunge sul posto prestabilito a bordo dell'auto di un amico, che lo aveva accompagnato per cortesia. 
Non appena sceso dal veicolo, lo scenario muta in pochi secondi: quattro persone, tutte con il volto coperto da un passamontagna, accerchiano il malcapitato. 
È in quel momento che si consuma il tradimento. 
Uno degli aggressori si abbassa il cappuccio, guardando la vittima dritto negli occhi. Era proprio il collega Armand SALIHI il quale, senza dire una parola, sferra un violentissimo pugno al volto del 35enne utilizzando oltretutto un tirapugni di ferro, facendolo crollare a terra stordito e ferito.

Quei drammatici istanti sotto la minaccia delle armi
Mentre il corriere si trova al suolo sotto shock, il resto della banda entra in azione per neutralizzare ogni tentativo di reazione dell'amico o dei passanti. 
I dettagli emersi in aula descrivono una vera e propria azione paramilitare: uno dei malviventi punta contro la vittima un oggetto simile a una pistola, urlando ripetutamente al complice “Sparalo, sparalo!” per terrorizzarlo. 
Contemporaneamente, gli altri membri del branco brandiscono un coltello e persino un taser. 
Sfruttando la totale vulnerabilità della vittima, i rapinatori gli svuotano la giacca, strappandogli i 4.200 euro della caparra in contanti prima di darsi alla fuga.

Il giallo del movente e l'ombra del traffico di droga
L'amico della vittima, rimasto illeso, soccorre immediatamente il 35enne e prima ancora di rivolgersi al pronto soccorso lo accompagna dritto alla vicina caserma dei Carabinieri per sporgere formale denuncia. 
In breve le indagini dei militari portano all'identificazione di SALIHI, HASANI e LIPARTITI, mentre il quarto uomo rimane un fantasma mai individuato. 
Nel corso delle perquisizioni, gli inquirenti non trovano traccia né della pistola né dei soldi. 
Questo vuoto investigativo fa sorgere un forte sospetto nella Procura: l'ipotesi iniziale degli investigatori è che la compravendita dell'Audi Q5 fosse solo una copertura e che il vero movente dell'agguato fosse un regolamento di conti legato allo spaccio di stupefacenti. 
Una tesi investigativa che è rimasta sullo sfondo, mentre la vittima ha fermamente continuato a difendere la versione dell'auto da acquistare, pur non avendola mai vista.

Il dibattimento in aula e la strategia della difesa
I tre giovani indagati sono stati rinviati a giudizio dal gup Francesca DE PALMA per il reato di rapina in concorso aggravata, con l'ulteriore contestazione del porto del tirapugni per SALIHI. 
Gli imputati, assistiti dagli avvocati Alessandro CALOGIURI, Diego DE GIACOMI e Matteo BETTIN, hanno rifiutato fermamente i riti alternativi (come il patteggiamento o l'abbreviato) preferendo andare sino in fondo, fiduciosi delle carte da giocare. 
La linea della difesa, infatti, punta tutto sul dibattimento ordinario: i legali si dicono certi di poter smontare il castello accusatorio della Procura attraverso il controesame dei testimoni nelle prossime udienze. 
Il prossimo delicato appuntamento in tribunale è fissato per il 21 gennaio, quando toccherà agli imputati rendere in aula la loro versione dei fatti.
Dell'auto, nel frattempo, nessuna traccia.

 

 

 

 

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