IL CASO OSIMO CONVINCE LA MELONI A SPOSTARE LE REGIONALI AL 2026? LA VOLONTA’ DELLA CONFERENZA STATO-REGIONI CON LA SCUSA COVID

Per lo Statuto regionale tocca al Presidente Acquaroli indicare la data, entro 60 giorni dal termine della legislatura. Ma la vicenda Pirani e il vento che soffia alle spalle del Centro-Sinistra potrebbe convincere la Premier a metterci la faccia attraverso un Decreto legge, atto che verrebbe condiviso dalla Conferenza permanente che cura i rapporti tra Stato centrale e regionale e certamente gradito dal Centro-Destra marchigiano. Il capogruppo regionale Dem Anna Casini interpella il Consiglio regionale circa la propria volontà di appoggiare o meno un Decreto già ribattezzato dal Pd “paura di perdere le elezioni”
di Sandro PANGRAZI
Elezioni regionali: seguire il flusso del mandato elettorale rispettando i 5 anni ordinari o correggere la stortura dovuta al Covid e ripristinare l’appuntamento con le urne a primavera… ma 2026?
Da un pò in Regione, in particolare dopo il clamoroso harakiri del Centro-Destra sul caso Osimo, quanti si pongono l’interrogativo sono in aumento; specie nelle file dell’opposizione dove soffia, più impetuoso del previsto, aria di sorpasso.

Mettiamo i puntini sulle “i” lo Statuto della Regione Marche vuole che sia il Presidente, vale a dire Francesco ACQUAROLI, a stabilire la data di ritorno alle urne, da scegliersi entro un tempo massimo, rispetto alla naturale scadenza, di 60 giorni.
In questo caso, partendo dalle date del 20 e 21 settembre 2020 e applicando dal minimo al massimo la tolleranza possibile, si tratterebbe di individuare un week-end utile tra domenica 26 settembre e l’ultima data possibile del 16 novembre 2025.
Ma… ma c’è anche chi, in questo caso a Sinistra, cedendo a facili suggestioni, intravede un altro percorso degno di logica; percorso affatto accidentato in quanto a tesi, che la Conferenza permanente Stato-Regioni, presieduta dal Ministro CALDAROLI, potrebbe opportunamente suggerire alle Regioni interessate al voto, ovvero Marche, Veneto, Campania e Puglia.

La scuola di pensiero è questa: visto che, eccezion fatta per il 2020, causa Covid,, si è sempre votato a primavera; e visto che il Ministro dell’Interno ha già comunicato ai Comuni che votarono in tempo di pandemia, l’intenzione di slittare in avanti di quasi un anno (a Loreto si voterà nella primavera ’26 mentre a Castelfidardo servirà attendere fino allo sbocciare dei fiori del 2027), perché non invitare anche le quattro Regioni interessate ad adeguarsi, slittando parimenti alla finestra elettorale 15 aprile-15 giugno 2026?
Politicamente parlando la cosa, poi, converrebbe a tutti, maggioranza e opposizione, secondo le varie situazioni territoriali. In Veneto viterà in autunno ’25 o primavera ’26 nulla cambierebbe, mentre a sud sia Campania che Puglia, in mano al Centro-Sinistra, ben si adeguerebbero all’idea di restare in carica circa sei mesi in più.

E le Marche? Che lo diciamo a fare? Stando alle voci e ai timori, in particolare Dem, ACQUAROLI si starebbe da tempo apprestando ad incassare dall’amica Giorgia MELONI un assist importante sotto forma, appunto, di parere espresso, vale a dire, in possibile partenza, dalla apposita Conferenza chiamata a fare da “chioccia” alle decisioni regionali più importanti aventi riflesso nazionale.
A sollevare il dubbio, anche ufficialmente, il capogruppo Dem, l’ascolana Anna CASINI, attraverso una interpellanza posta in Consiglio regionale per sapere se la Regione sosterrà in Conferenza Stato-Regioni la necessità di rinviare a primavera ’26 il rinnovo della classe dirigente.
“Noi – si legge in un comunicato stampa Pd – siamo assolutamente contrari a tale ipotesi., anche perché, mentre per i Comuni è il Ministero dell’Interno a decidere, per le Regioni è lo Statuto, attraverso la Costituzione, a stabilire che le elezioni debbano essere convocate entro 60 giorni dalla scadenza del mandato.
Un rinvio al 2026 – prosegue la CASINI – permetterebbe al Centro-Destra di prolungare un mandato che ha già causato numerosi danni al nostro territorio, bloccando ulteriormente il progresso e le opportunità per le Marche; a partire da sanità, lavoro e infrastrutture.
Noi crediamo fermamente nel rispetto delle regole democratiche e della volontà dei cittadini. Manipolare le tempistiche elettorali per convenienza di parte rappresenterebbe un abuso politico di potere. Vigileremo affinché i diritti dei marchigiani non siano calpestati.

Un simile scenario – conclude la capogruppo – richiederebbe un Decreto legge ad hoc, un decreto legge che chiameremmo della “paura di perdere le elezioni. Si sussurra che ACQUAROLI abbia già messo sull’avviso la MELONI, temendo la sconfitta alle regionali di autunno e stiano per davvero pensando a come prolungare il mandato di ameno sei mesi, con buona pace delle regole, del rispetto dovuto e delle Istituzioni. Davvero pur di mantenere gli incarichi il Centro-Destra forzerebbe la democrazia? Ne abbiamo il fondato sospetto”.
Pronta la replica ad Anna CASINI, affidata all’omologo di Centro-Destra, il maceratese Simone LIVI (Fratelli di Italia).

“Non so proprio dove Anna CASINI possa aver sentito simili notizie. Per ora siamo nel campo delle pure ipotesi di lavori o addirittura della fantasia. Anche perché al voto non andranno solo le Marche ma molte altre regioni, quindi…
I Comuni invece, è già stato deciso, andranno a votare in ritardo, causa Covid pregresso, nella primavera del 2026. Per noi il problema non è quando andare a votare – chiosa LIVI – ma riuscire a portare avanti tutto il lavoro sin qui fatto e messo sul campo. Non mi pare ci sia bisogno di aggiungere altro”.
Come dire. Il 2026? Bella cosa, l’idea non ci dispiace; come non averci pensato prima…
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