lunedì, 30 marzo 2026

IL PREZZO DELLA VERITA' VALE 5€, QUANTO UN COPIA E INCOLLA... E LE BELLE MA VUOTE PAROLE DELL'ORDINE

Tra i velluti delle Muse va in scena l'auto-celebrazione dell'OdG Marche: si predica etica, ma fuori vince il velinismo a 5 euro a pezzo. Mentre l'ente si auto-celebra con “Il prezzo della verità”, la realtà è un CTRL+C / CTRL+V che svuota la professione: perso un centinaio di iscritti in un anno, con l'Albo che scende a quota 2.061. Tra nuovi obblighi digitali e il rigore previsto per il 13 giugno, l’assemblea si chiude nel silenzio assordante sulla dignità economica, sempre inseguita, dei colleghi. In onda la solita parata di belle (ma vuote) parole

Di Sandro Pangrazi | 30-Mar-2026 4 min di lettura
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IL PREZZO DELLA VERITA' VALE 5€, QUANTO UN COPIA E INCOLLA... E LE BELLE MA VUOTE PAROLE DELL'ORDINE

 

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di Sandro PANGRAZI

C’è un abisso che separa i velluti del Ridotto delle Muse, sede dell'ultima auto-celebrazione istituzionale, dalla scrivania di un collaboratore precario che confeziona "pezzi" a 5 euro l'uno. 
Un abisso fatto di nobili parole e silenziosissime omissioni.
Il tema scelto quest'anno ne è la solare conferma. 
“Il prezzo della verità”, con intervento conclusivo del solito noto Andrea VIANELLO, ha offerto la consueta cornice di prestigio a un’istituzione che da troppi anni sembra parlare a se stessa davanti a uno specchio. 
Il Presidente Franco ELISEI ha ammonito, come da rituale, la platea dei colleghi: "Non diventate portatori sani di narrazioni altrui". 
Un appello condivisibile, se non fosse che da decenni l'Ordine nazionale sembra chiudere entrambi gli occhi su un’informazione italiana e regionale fatta al 90-91% di "veline" istituzionali e aziendali, copiate e incollate senza mai invocare o almeno ricordare (tranne nelle occasioni ufficiali) il minimo filtro critico.
Mentre al Ridotto delle Muse si è parlato del "Prezzo della Verità", fuori, nelle redazioni locali sempre più svuotate e nei desk dei collaboratori a 5 euro a pezzo, la verità ha un prezzo bassissimo quanto inevitabile: quello di un semplice CTRL+C / CTRL+V.

La retorica dell’omogeneità economica: chi ci mette la faccia?
Nel corso della mattinata si è parlato della "necessità di criteri economici più omogenei anche per i pubblicisti". 
Una frase fatta, un cavallo di battaglia antico, che suona sempre bene in un verbale d'assemblea, ma che solleva una domanda brutale: chi si impegna davvero per attuare questi buoni propositi?

Parole, parole, parole… soltanto parole… parole per te
Mentre l’Ordine si auto-celebra annunciando una multitudine di nuove collaborazioni accademiche e progetti europei, nulla dice su come costringere gli editori a pagare dignitosamente il lavoro. Editori, oltre tutto, ben contenti di un copia e incolla che non li espone a rischi risarcitori in caso di dispute giudiziarie.
Senza un potere sanzionatorio sui compensi o una denuncia pubblica delle testate "affamatrici", invocare l'omogeneità economica resta un esercizio di stile, una carezza nel senso del pelo a una categoria che per la prima volta sta diminuendo in proporzioni significative: i dati dell'ultimo anno parlano chiaro, con una flessione di 100 unità tonde tonde che porta il numero degli iscritti marchigiani a soli 2.061.
E anche a 100 tessere in meno da incassare (circa 15.000€ ma questo non è stato detto)

Il paradosso del 13 giugno: rigore per chi non ha pane
In compenso un ulteriore "giro di vite" arriverà a breve, il 13 giugno 2026 con l'ennesimo aggiornamento delle norme dettate dai nuovi regolamenti che sembrano non dover finir mai. 
Si promette ai giornalisti marchigiani e italiani maggior rigore verso chi non adempie agli obblighi formativi e si pretendono pure maggiori competenze digitali avanzate, magari sull'Intelligenza artificiale.
È il paradosso del giornalismo moderno: si invoca, anzi si prevede che un professionista sia un esperto di algoritmi e cybersecurity, obbligandolo a corsi e aggiornamenti (che hanno un costo in tempo e risorse), mentre lo si lascia solo a trattare tariffe da fame con editori che lucrano proprio su quel "velinismo" acritico denunciato a parole ma accettato nei fatti.

Conclusioni malinconiche di chi è abituato ad autocompiacersi per missione
L’assemblea si è chiusa tra i soliti applausi e l'autocompiacimento del Direttivo; ma resta l'amaro in bocca. 
Tra la "sensibilità umana" rivendicata anche dalla vice presidente Alessandra PIERINI e la realtà del precariato strutturale, passa la differenza che c'è tra un'istituzione che tutela i suoi iscritti e una che si limita a gestirne il declino con eleganza, girandosi distrattamente dall'altra parte...

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