NEF, PROBABILE ALLEANZA GIUDIZIARIA TRA LA VEDOVA E L’INTOSSICATA LA FALLAVENA E LA TALAMONTI CHIEDEREBBERO MEZZO MILIONE A TESTA

La vedova di Miro Jakovljevic, ex dipendente La Nef e suicida a “La Coccinella” il 25 settembre 2022, si è trasferita nel Bolognese per restare in contatto con la vittima della frode alimentare del salmone alla Listeriosi che l’ha resa invalida al 35% e fatto seriamente rischiare la vita. Diversi i piani giudiziari a carico di Giordano Palazzo: a Bologna il versante penale e ad Ancona il versante civile intentato dalla vedova su questioni di lavoro inerenti l’utilizzo, per diversi anni, dei phon ad aria calda per distaccare le etichette comprovanti il prodotto scaduto, sostituite da nuove che “allungavano” artificiosamente la vita alimentare dei salmoni di almeno una settimana, a volte persino due
Cronaca in parte tratta da “Il Resto del Carlino” in edicola a Bologna il 19 marzo scorso.
“Io e mio marito vivevamo in simbiosi. Lui era il pilastro della famiglia, era tutto per me e mio figlio. Se n’è andato suicida il 25 settembre 2022 (impiccatosi ad una inferriata delle scale di emergenza del centro commerciale “La Coccinella”, distante poco più di un chilometro da casa del poveretto e raggiunto a piedi dall’uomo, NdR.).
Ci manca tantissimo, ci manca ogni giorno. E ancora non siamo riusciti ad avere giustizia”.
Daniela TALAMONTI, origini pugliesi, vedova 59enne del bosniaco Miro JAKOVLJEVIC, un figlio laureato e attualmente trasferitasi nel Bolognese, racconta tutto a “Il Resto del Carlino” del 19 marzo scorso, con immensa fatica ma anche con grande fermezza.

Il marito Miro, 58 anni al tempo della tragedia e forse sofferente di una malattia che non gli avrebbe lasciato scampo, quella mattina di festa, all’alba di una domenica ancora estiva, era uscito presto dall’abitazione di via Quercetti, senza fare più ritorno a casa per il pranzo.
Nel primo pomeriggio con i familiari già preoccupati, a dare l’allarme fu un cliente del centro commerciale di via Molino Basso che, parcheggiata l’auto nel garage de “La Coccinella”, alzando gli occhi, notò la macabra silhouette di un corpo, appeso ad una fune, ballonzolante nel nulla.
I Carabinieri, allertati per la bisogna, lo staccarono dalla fune verso le 17, ormai morto.
Addosso Miro aveva un biglietto per Daniela e il figlio, la sua famiglia italiana: ‘Speravo di potervi dare una nuova vita. Vi voglio bene. Siete state le persone che mi hanno amato più di tutte’.
JAKOVLJEVIC lavorava a LA NEF, un’azienda di prodotti ittici creata dall’osimano Giordano PALAZZO.

Da tempo il bosniaco “aveva notato che si utilizzava l’asciugacapelli per eliminare la colla delle etichette con la data di scadenza apposta dal produttore – racconta Daniela TALAMONTI – si rimuovevano le etichette e se ne apponevano di nuove con date di scadenza successiva”.
Da dicembre è in corso una causa di lavoro, presso il Tribunale civile di Ancona, intentata dalla vedova per i presunti “atti persecutori” contro il dipendente subiti sul lavoro dal marito.
Due settimane fa, il Resto del Carlino ha pubblicato la notizia di una donna del Bolognese, Roberta FALLAVENA, 63 anni, finita in coma dopo aver mangiato del salmone acquistato al supermercato e avere acquisito una infezione da Listeria.

A Bologna il Pm ha chiesto il rinvio a giudizio; si procede per lesioni colpose gravi e commercio di sostanze alimentari nocive. Imputato il legale rappresentante della ditta importatrice LA NEF SpA, Giordano PALAZZO.
L’azienda in questione, non si fosse ancora compreso, è la stessa contro cui è in corso il procedimento Civile ad Ancona.
“Quando l’avvocato mi ha inoltrato l’articolo de Il Resto del Carlino – narra ancora al foglio bolognese la pugliese ed ex osimana TALAMONTI, assistita dall’avvocato civilista felsineo Andrea PATERNOSTER – io e mio figlio ci siamo messi a piangere. Era proprio quello che diceva mio marito”.
Nell’atto si legge che la ditta LA NEF, in violazione delle disposizioni legislative nazionali e Comunitarie, allungava la vita degli alimenti che metteva in commercio con contraffazione delle date di scadenza.
L’operazione di sostituzione delle etichette veniva demandata ai magazzinieri.
“Le registrazioni video non lasciano dubbi” – incalza la vedova. Poi gli sbalzi termici (vedi l’uso prolungato del phon “sparato” sui prodotti, NdR.) inficiano ulteriormente la qualità dei prodotti ittici.
Il salmone, in particolare, è soggetto a contaminazione da Listeria monocytogenes, batterio molto pericoloso che causa la listeriosi; il battere si trova nel pesce, sia crudo che affumicato, e riesce a sopravvivere alle temperature del frigo.
Infezioni che nei casi più gravi possono portare al decesso. Il Resto del Carlino parla di una vera e propria pandemia italiana: in soli cinque anni, dal 2019 al 2024, sono 22 i malati e ben 5 i morti accertati.
In genere, i prodotti ittici possono essere contaminati anche da Campylobacter, Stafilococco e Salmonella, pericolosi soprattutto per i soggetti tradizionalmente più deboli come anziani, donne in stato di gravidanza e bambini.
Ma andiamo indietro al 2021 e ritorniamo alla storia narrata da Daniela TALAMONTI.

“L’ultimo anno di vita di mio marito è stato drammatico” – spiega la pugliese ora trapiantata in Emilia.
“Miro era una persona tranquilla, riservata, estremamente corretta. Una persona soprattutto onesta. In quella storia del lavoro c’erano però delle cose che non gli tornavano.
La vicenda delle etichette lo preoccupava moltissimo. A LA NEF lo facevano da tempo. Gli era stato detto che c’era un accordo… che aveva la ditta poteva farlo in deroga… ma lui aveva dei seri dubbi.
Per capire se fosse tutto in regola o fosse solo una giustificazione, mio marito si rivolse a un avvocato osimano e su consiglio del legale si procurò delle prove: fece sul posto diversi video e registrazioni audio in azienda. Immagini (alcune delle quali mandate in onda da “Le Iene” martedì, NdR.) che documentavano tutto.
Intanto al lavoro cercava di rifiutarsi di cambiare le etichette. “Allora stai a casa, il lavoro è questo”, gli è stato risposto.

Un giorno, più preoccupato del solito, Miro mi disse: “E’ tutto irregolare, ti rendi conto? Il salmone lo mangiano anche i bambini. Mi hanno fregato”, una frase che in casa diventò una cantilena.
Questi i momenti e i ragionamenti che hanno decretato, nella mente di Miro, di scegliere, nell’ultimo anno di vita, per la propria fine: messo davanti all’evidenza di quanto stava compiendo, è completamente cambiato.
Era agosto 2021. Miro iniziò a fare ricerche sul web e a dire: “In azienda possono finire nei guai; posso mettere voi nei guai”.

Si riferiva a noi familiari e soprattutto a mio figlio, che nel frattempo si è laureato con 110 e lode. In seguito, quando gli chiedevo come stava, Miro si limitava a scuotere la testa, non parlava più. Fino a quando, un giorno che non dimenticherò, è uscito allo scoperto”.
Il 27 giugno 2022, un lunedì, si presenta al datore di lavoro Giordano PALAZZO e gli dice: “A me sta roba mi mangia dentro. Non voglio essere complice in nessun modo, non voglio stare in questo ambiente. Licenziatemi”.
L’11 settembre, pur essendo domenica, mio marito presenta le dimissioni. Ma PALAZZO non ci sta e pretende una motivazione di colpa, espressamente richiesta dal datore di lavoro: “Metti a giustificazione la prestazione illecita del dipendente”.

Ancora una settimana e il 17 settembre, in ragione di un possibile accordo con la società, Miro revocava le dimissioni ma “solo una settimana più tardi – conclude la TALAMONTI – stremato e consumato dal contesto lavorativo si è tolto la vita”.
Era domenica 25 settembre e la NEF ci inviò un telegramma di condoglianze.
“Lo rispedii indietro – ricorda la donna – Fa molto male la mancanza di rispetto e di umanità nei confronti di chiunque e di mio marito, in particolare, che non meritava quel trattamento. E’ stata una cosa inaccettabile per chi si definisce essere umano”.
Per la cronaca il possibile punto di incontro delle richieste avanzate dagli eredi Miro JAKOVLJEVIC a LA NEF, in caso di accordo extragiudiziale, potrebbe aggirarsi attorno ai 500.000 euro. Tutt’altro che detto possano essere messi davvero all’incasso da Daniela TALAMONTI.

Molto più concreta la chance giudiziaria in mano a Roberta FALLAVENA la quale può contare, sul versante penale della vicenda, sul probabile rinvio a giudizio di Giordano PALAZZO per le tentate accuse di lesioni colpose gravi e commercio di sostanze alimentari nocive.
Una doppia imputazione che se confermata e portata in giudizio, potrebbe aprire la strada ad una rivalsa civile sull’imprenditore quantificata in assai più 500.000 euro, considerate le ripercussioni commerciali sui brand LE NEF che un verdetto di colpevolezza, confermato in triplice istanza, porterebbe con se.

Ultima annotazione scientifica (tratta dal rapporto annuale One Health sulle zoonosi in Unione Europea), prima di dare spazio, domani, alla vicenda pubblica riguardante il salmone commercializzato a firma LE NEF e riguardante la salute indifferenziata di tutti i possibili consumatori italiani: secondo lo studio il numero di casi di listeriosi segnalati nell’uomo (2.952) ha registrato on Europa un aumento costante nel periodo 2019-2023, raggiungendo i livelli più alti dal 2007.
Ciò potrebbe essere legato all’invecchiamento della popolazione Continentale (il 21,3% degli Europei ha oggi più di 65 anni) fattore che in relazione alla prevalenza crescente di malattie croniche legate alla maggiore aspettativa di vita, aumenta fatalmente il rischio di sintomi gravi nei gruppi di età più avanzati.
Gli alimenti pronti al consumo ma contaminati, come ad esempio il salmone affumicato, i prodotti a base di carne e i latticini, sono confermati come la fonte più comune di infezione.
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