PIRANI VALUTA IL RIENTRO ASTEA DALL’IMPIANTO EN ERGON DI OSTRA DOMANI LA GIUNTA SUL POSTO, IN SEGRETO, PER VALUTARE COSA FARE

L’impianto di trasformazione (dai rifiuti organici a bio metano, compost e fertilizzante) non solo non sta producendo utili ma brucia risorse ad altri settori (vedi acqua) prosciugando dividendi Astea (450.000 euro spariti a sorpresa). La gestione sconta l’alluvione del 2022 e soprattutto il fatto di non essere mai entrata a regime lavorando appena un 20% delle quote previste dal piano industriale. Il tutto a fronte di quasi 30 milioni di investimento, di cui 22 a carico di Osimo attraverso Astea
DOPO 80 ANNI OSIMO RISCHIA DI ANDARE AD ELEZIONI ANTICIPATE. DI CHI LA COLPA PRINCIPALE?
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Missione super segreta, domani, in quel di Casine di Ostra per la Giunta PIRANI.
Se il blitz in terra senigalliese sarebbe dovuto restare segreto (i tre ex Assessori Latiniani, BORDONI, STRAPPATO e SABBATINI sono risultati ligi alla consegna del silenzio espressa da PIRANI)… addirittura imperativo era stato l’ordine di non far parola con nessuno, neanche con mogli, amanti e compagni, circa la natura della trasferta: valutare, ispezionando de visu, la possibile alienazione dell’impianto di trasformazione dei rifiuti in metano, denominato En Ergon, costato circa 30 milioni di cui la gran parte, circa 22, coperti in quota parte da Astea, non troppi anni fa!

Due segreti di Pulcinella rimasti tali giusto il tempo di sottolineare la preoccupazione del Sindaco sul futuro di un impianto nato male (alluvionato nel 2022 con danni sensibili e ritardo di avvio produzione avvenuta a rilento solo nel 2023) e ancora oggi con fatturato in rosso da ripianare a piè di lista, costati quest’anno ad Astea, ad esempio, l’intero mancato dividendo del bonus idrico: pari per il solo Comune di Osimo a circa 450.000 euro, volatilizzatisi in un vortice di operazioni a perdere.
32.000 le tonnellate di rifiuti organici previste una volta a regime, da cui si sarebbero dovuti ricavare 3 milioni di metri cubi di bio metano, 7.000 tonnellate di compost e 2.000 tonnellate di fertilizzante.

Un impianto, finalizzato alla trasformazione dei rifiuti in energia – dai rifiuti organici alla produzione di bio metano – che però, ad oggi, non risulta ancora decollato, parrebbe, per mancanza di sufficienti rifiuti organici allocati da trattare (sembra incredibile), ad oggi stimati in appena il 20% circa delle attese e della capacità industriale dell’impianto.
Da qui l’idea, assolutamente contro corrente rispetto al via all’operazione, conferita da PUGNALONI, di ragionare su un clamoroso passo indietro pubblico e il via politico ad una valutazione – costi/benefici – di rientro del capitale investito.
Tutto questo, però, ad iniziare dalla trasferta della Giunta, sarebbe dovuto restare nell’ombra, proprio per non allarmare prima del tempo i soci privati (Comune di Recanati su tutti) ed anche per mettere alla prova della riservatezza, una prima volta, i sette componenti di una Giunta evidentemente ciarliera; specie quando non dovrebbe.
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