RICORDATE LA “MANTIDE”? VIVE AD OSIMO, DIMENTICATA DA TUTTI USCITA DAL CARCERE NEL 2013, LA DONNA HA SCELTO LA NOSTRA CITTA’

Dopo aver scontato interamente una pena a 26 anni per l’omicidio di uno dei suoi tanti amanti, Gigliola Guerinoni da Cairo Montenotte (Savona) si è stabilita nella nostra zona per stare accanto alla figlia Soraya Raffaella e alle nipotine, residenti in provincia
di Sandro PANGRAZI
Per i vicini di pianerottolo è solo un’anziana signora, sempre gentile e molto affabile con tutti, ogni tanto assistita dall’arrivo di figlia e nipotini; per altri del palazzo-alveare lungo della nostra Osimo, dove vive ormai da diversi anni per restare più vicina alla figlia Soraya Raffaella GERI, si tratterebbe invece di una misteriosa signora, dai tratti riconoscibili ancor oggi di una passata fulgente bellezza, reclusa in casa in una sorta di arresto domiciliare volontario, interrotto solo dalla spesa e poco altro.
In realtà pochi, anzi pochissimi, conoscono la realtà che è quella di dividere l’aria, il tempo, lo spazio quotidiano… in comune con Gigliola GUERINONI, oggi 79 anni, più nota alla cronaca nera nazionale come la “Mantide di Cairo Montenotte”.

La donna, uscita di carcere nella primavera del 2013 dopo lunghi 26 anni di detenzione per l’omicidio dell’amante Cesare BRIN, avvenuto il 12 agosto 1987 a colpi di martello, si è stabilita belle Marche, esattamente nella nostra città, nella speranza di essere dimenticata e chiudere serenamente la propria esistenza dedicandosi ai nipoti che, di tanto in tanto, vengono a trovarla con la figlia, stabilitasi da tempo a pochi chilometri da Osimo, nel nord della provincia.
Già “suora laica” sul finire della carcerazione a Roma in regime di semi-libertà (stiratrice presso il convento delle Mantellate, Serve di Maria), Gigliola sarebbe riuscita a mettere il vuoto tra il suo passato e la donna nuova uscita di galera, se il fato non ci avesse, ancora una volta, messo lo zampino costringendo l’ex Mantide a ricorrere all’assistenza dei Servizi sociali della nostra città per arginare le difficoltà esistenziali dei propri cari.

E’ proprio seguendo questa esile traccia che OSIMO OGGI è giunto dinanzi l’abitazione dell’anziana donna, nella primissima periferia, per parlarne in modo anonimo con i vicini, cercando di capirne di più e di regalare ai lettori la curiosità, un pò noire, di una convivenza con una anziana signora dai modi gentili, oggi certamente come e meglio di mille altre coetanee.
Nel rispetto dovuto a prescindere a ciascuno, tanto più se questa persona ha interamente pagato una lunga pena senza la scorciatoia di sconti e/o altro, troviamo quindi giusto non indicare altri particolari utili a intuirne l’identità, alimentando curiosità che, a distanza di decine di anni da una delle vicende di sangue che più fecero parlare l’Italia, potrebbero rispondere solo a morbosità.
“La vedo spesso uscire di casa e trascinarsi un carrellino, specie al mattino, per andare a fare spesa nel vicino supermercato – racconta della Mantide la vicina di pianerottolo senza sospettare lontanamente la verità – Per tutti noi si tratta di una brava persona che, nonostante l’età avanzata ha saputo integrarsi con il quartiere e seppur raramente partecipare e vivere la quotidianità e il sociale.
Non di rado la incontriamo anche in centro, in giro per vetrine o compere, sempre gentile e premurosa. Una volta – ricorda il nostro gancio – fui testimone di un piccolo inciampo di una passante, capitato sulla scala mobile che porta al Tirami su. Fu proprio la mia vicina a preoccuparsi più di altri di quanto successo, prodigandosi con la sconosciuta malcapitata fino ad offrire la propria disponibilità, per necessità di sostituirsi a piccole compere quotidiane e aiutarla a riprendersi a muoversi con le proprie gambe, anche nei giorni successivi. Una persona generosa.
Insomma fosse per Gigliola Maria (così si fa chiamare, NdR.) starebbe tutto il tempo a parlare o ascoltar parlare gli altri perché, in fondo, di lei nessuno sa nulla di preciso…”.
Altri vicini, invece, preferiscono restare sul vago, probabilmente intimoriti da tanta curiosità sul presente di una “vecchietta” con tratti di bellezza ancor oggi non ancora deturpati dal tempo, per quanto si possa essere interessanti e di gradevole aspetto alla soglia degli 80 anni.

Ettore GERI e la figlia Soraya Raffaella avuta dalla relazione con l’amante Gigliola GUERINONI
Ci rendiamo conto che insistere e porre ulteriori interrogativi avrebbe, inevitabilmente, danneggiato la privacy di Gigliola GUERINONI, mettendo allo scoperto un passato troppo importante da comprendere per una platea, quella di Osimo, che ha vissuto gli eventi, quasi 40 anni fa, solo dalle cronache giornalistiche e a stento ricorderebbe l’intreccio di sesso, soldi e sangue alla base dell’intrigo mortale.
Come gran parte del processo indiziario, in Tribunale tutto ruotò attorno ai ricordi della figlia Soraya (12enne all’epoca del delitto di un uomo che la ragazzina non sopportava accanto la madre); Soraya che il destino ha posto di nuovo sulla strada della madre quando la figlia ha scelto la provincia nord di Ancona quale residenza per una nuova vita lontana dalla Liguria.
Da qui la decisione di Gigliola, una volta uscita definitivamente dal carcere romano e aver saldato i propri conti con la Giustizia, di stabilirsi anch’essa nelle Marche, qui ad Osimo, dimenticata da tutti e non conosciuta da nessuno, per un buen ritiro lontani da inevitabili riflettori che Cairo Montenotte avrebbe senz’altro riacceso sulla sua passata vita.
Una figlia e i suoi figli che, nel rendere normale la vecchiaia della Mantide trasformata in amabile nonna, continuano però in qualche modo a preoccupare la nuova vita di Gigliola, anche da donna libera, a causa del ricorso, in più occasioni, all’intervento assistenziale pubblico, sulla cui natura è doveroso stendere un ulteriore velo di privacy.

Resta il ricordo di una ex 43enne – per quanti vorranno approfondire in Rete la ricca documentazione cartacea, di immagini e video che segnarono una prima epoca della tv del dolore sparato in diretta – bionda, occhi azzurri, Regina di un popolo di ricchi amanti che utilizzava nell’intento, sempre riuscito, di spogliarli di ogni avere per rivelarsi, affettivamente, spietata Mantide.
Proprio su questo aspetto, controverso per l’epoca, di personalità tipica della Femmina-Ape Regina, la GUERINONI puntò tutto in Tribunale cercando di fare passare la tesi – senz’altro troppo avanzata per i tempi – che lei gli uomini li usava fintanto solvibili, per poi lasciarli andare una volta caduti economicamente in disgrazia. Perché mai ucciderne uno?
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