mercoledì, 03 giugno 2026

SPILLI E MAGI NE SOGNANO LO STERMINIO MA LA CITTA' REALE STA CON I COLOMBI: NESSUNO TOCCHI I PICCIONI!

Mentre sui social l'assessore difende i 75mila euro spesi per i falchi e l'opposizione evoca la "soluzione finale", la maggioranza silenziosa di Osimo (e i turisti) fa il tifo per i volatili. Un lucido punto di vista di un osimano doc distrugge l'isteria odierna a colpi di pragmatismo, ricordando la piazza degli anni '70, Antonio il "Barone" e il rito del mezzogiorno

Di Sandro Pangrazi | 03-Jun-2026 6 min di lettura
(0 voti)
SPILLI E MAGI NE SOGNANO LO STERMINIO MA LA CITTA' REALE STA CON I COLOMBI: NESSUNO TOCCHI I PICCIONI!

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo

Prima di iniziare anche oggi a leggere, vorremmo ringraziarti per averci donato un caffè a sostegno... cliccando in maniera anonima qui: paypal.me/osimooggiblog

Pubblicità

di Sandro PANGRAZI

Cominciamo con lo stabilire la verità: la maggioranza silenziosa di Osimo (spalleggiata dai turisti che visitano la nostra città) tutti i giorni fa apertamente il tifo per i piccioni. 
Diversamente, sulle bacheche di Facebook, vanno in scena le lamentale dei "nuovi osimani" poco inclini a perdonare la colpa dei piccioni di continuare a metter su casa a Osimo.
Tra tante assurdità in tema, registriamo lo scontro totale tra l’assessore all'Ambiente Tommaso SPILLI, Ecologia e Futuro – che in nome dell'ambiente (?) difende i 75.000 euro di fondi pubblici spesi per i falchi intercettori – e il Consigliere d’opposizione Giorgio MAGI, Fratelli d'Italia, che nei commenti evoca una autentica "soluzione finale" per azzerare i volatili!
La realtà di chi vive la città senza la rabbia quotidiana da tastiera è per fortuna ben diversa e più pacifica. 
Lo dimostra il nostri lucido punto di vista, di osimano doc 68enne, cresciuto in via San Francesco con la Torre del Comune davanti e la basilica di lato, in super centro storico, fino a metà degli anni Settanta.
Cinque passaggi per demolire l'isteria politica odierna a colpi di pragmatismo.

Il rito dimenticato del mezzogiorno
Fino alla fine del Millennio, la convivenza quotidiana con i piccioni torraioli non ha creato alcuna emergenza da sviscerare su Facebook.
Un pò perché Facebook, per fortuna, non esisteva neanche in ipotesi e molto perché dividere gli spazi, in città, era un ragionamento accettato da tutti e assai pacifico: semplicemente faceva parte del ritmo naturale della comunità. 
Non appena il campanile iniziava a suonare a festa (perché per secoli lo scampanio della Torre ha segnato le ore, anzi di quarti 'ora che passavano) i colombi si lanciavano in un triplice volo rituale sopra tutto il centro, muovendosi in sincronia dal Duomo a Palazzo Campana per tre volte esatte. 
Era uno autentico spettacolo, gratis, di almeno cinque minuti che ogni giorno precedeva festosamente il pranzo. 
Terminati i rintocchi e ultimati i giri, esattamente tre (non due o quattro, mostrando che i piccioni sanno contare meglio di tanti umani), atterravano in piazza Boccolino dove ad attenderli Antonio il "Barone" o Peppe lo "scopino" comunale, delegato appositamente dal Comune a distribuire la pappa per la loro meritata mangiata.
All'epoca piazza Boccolino fungeva ancora da capolinea degli autobus ma i piccioni avevano per loro uno spazio dedicato, contornato da birilli stradali, al sicuro da qualsiasi passaggio.
Insomma il Comune gestiva il decoro nutrendo gli animali in un punto preciso e la città rispondeva con tolleranza.

https://www.facebook.com/sottoventonumana

Questione di sederino e di sano realismo
Oggi i social si infiammano perché i piccioni fanno la cacca e sporcano pure! 
Ma la logica è elementare: i piccioni hanno da sempre un sederino e, per ovvie leggi della natura, la fanno dove capita. 
La facevano cinquant'anni fa, la fanno oggi e probabilmente la faranno anche domani. 
Non sono diventati più dispettosi per fare un affronto alla Giunta attuale ma sono sempre rimasti nel loro. 
Anzi, a guardare bene, oggi sono persino diminuiti di numero rispetto a mezzo secolo fa. La vera differenza è che una volta l’osimano colpito – sul terrazzo o sulla macchina – prendeva un secchio d'acqua, uno straccio e puliva. E finiva lì. 
Di certo a nessuno veniva in mente di chiedere lo sterminio totale o di farne un caso politico quotidiano. 
C’era una dose di sano realismo e rispetto per gli altri (fossero anche piccioni) e per la vita.

Figli della storia, non invasori abusivi
A ben guardare, l'accusa di "invasione" mossa dalla politica tradisce anche una profonda ignoranza biologica. 
Il piccione urbano non è una specie nativa delle città nata dal nulla, ma il risultato di un lunghissimo processo storico. 
Deriva direttamente dal piccione selvatico occidentale. 
Nei secoli scorsi veniva allevato intensamente dall'uomo nelle grandi torri colombaie per la carne, per l'invio di messaggi (i celebri piccioni viaggiatori) o per produrre quel fertilizzante naturale che oggi e non piace più. 
Gli esemplari fuggiti o liberati nel tempo si sono semplicemente adattati all'ambiente urbano, che per loro ricrea artificialmente le pareti rocciose e i costoni del loro habitat naturale originario. 
Li abbiamo portati noi nelle nostre città, li abbiamo usati per secoli e ora li trattiamo da abusivi indesiderati e pure zozzoni!

La lezione che arriva da Venezia (scusate se poco)
Il paragone con le grandi città d'arte è d'obbligo. 
Pensiamo a Venezia. Per decenni l'immagine simbolo di piazza San Marco nel mondo è stata quella dei turisti con i piccioni che mangiavano direttamente dalle loro mani. 
Eppure, anche nella città lagunare i piccioni la fanno su beni architettonici e artisticamente assai più delicati, preziosi e fragili di quelli di Osimo, oltre che inevitabilmente in testa alla gente. 
Ma tra i mille problemi complessi di Venezia, nessuno si sognerebbe mai di mettere l'esistenza stessa dei volatili in cima alle priorità drammatiche della comunità.

https://qualitaeamore.it/ristorante/cucina-contadina/?utm_source=osimooggi&utm_medium=referral&utm_campaign=articolo_editoriale&utm_content=grafica_ancona

Se la città diventa un salotto intollerante
A essere cambiati, a conti fatti, sembrano proprio gli osimani da tastiera. 
Siamo diventati (anzi in troppi sembrano diventati) intolleranti, incapaci di condividere lo spazio urbano con qualsiasi creatura che non rispetti gli standard di una asettica e moderna comodità da salotto. 
Si pretendono piazze e balconi che sembrino gallerie di cristallo, dimenticando che le pietre della nostra città hanno ospitato ali, nidi e rintocchi di campane ben prima che la modernità imponesse il vuoto biologico intorno a noi.

N.B. Se invece fai parte della vecchia guardia e ritieni di sostenere il giornale della tua città andando direttamente alle Poste, dona ciò che ritieni opportuno MA FALLO! Ricarica senza aspettare domani la carta Poste pay numero 4023 6013 6599 0332 intestata a Sandro PANGRAZI C.F. PNG SDR 58B19 G157O GRAZIE

Il programma pro piccioni del "Sindaco ideale"
Mentre oggi si spendono decine di migliaia di euro di fondi pubblici per ingaggiare falconieri e scatenare guerre tecnologiche sui tetti, l'approccio ideale per Osimo dovrebbe essere l'esatto contrario. 
Un'Amministrazione lungimirante vieterebbe categoricamente questa caccia ai piccioni, anche se mascherata da dissuasione acrobatica con i falchi. 
Subito dopo, ripristinerebbe ufficialmente il triplice volo di mezzogiorno a scopo turistico: un'attrazione unica per chi viene a visitarci e che Castelfidardo, tanto per citare l'aneddoto "ha fetato la picciona?", inutilmente provò a copiarci negli anni '50. E infine, rimettere lo "scopino" in piazza Boccolino, con un'unica variante nel regolamento comunale: pappa raddoppiata ai piccioni che volano meglio e si dimostrano più bravi. 
Il vero problema di oggi non è il guano sui tetti, ma la perdita di quel buon senso che faceva guardare al cielo con un sorriso.

https://www.dottromaldini.com/

Pubblicità

Cosa ne pensi?

Partecipa alla discussione. Il tuo commento sarà revisionato dalla redazione.

Potrebbe interessarti