BRETELLA SBROZZOLA, OSIMO COSTRETTO A RESTITUIRE I SOLDI E A GIUSTIFICARE LA SPESA PER PARCELLE IN CAMBIO DI NULLA!
Nel mirino la determina che impone il rimborso di 248mila euro alla Regione dopo lo stop statale ai 2,8 milioni del fondo di coesione. Con lo spettro della Corte dei Conti sulle parcelle dei tecnici e il precedente degli 8 milioni per la Strada di Bordo lasciati scadere, Osimo vede sfumare oltre 10,5 milioni di finanziamenti a fondo perduto per la viabilità

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di Sandro PANGRAZI
Un clamoroso fallimento amministrativo e infrastrutturale si abbatte sulla viabilità osimana, lasciando la città senza opere e con il rischio concreto di un danno erariale.
Il Comune di Osimo, con la determina dirigenziale numero 03/220 del 1° settembre scorso, ha formalizzato la restituzione coatta di 248.500 euro alla Regione Marche.
Si tratta dell'acconto del 10% ricevuto nel 2020 per il completamento di via della Sbrozzola, ovvero la "bretella" di collegamento con la Statale.
Un'opera strategica da 2,8 milioni di euro derivante dai Fondi Nazionali di Coesione che avrebbe dovuto garantire il collegamento diretto tra Padiglione, Ancona e il nuovo ospedale Inrca in costruzione a Camerano.
Dopo tre anni di inerzia, un ricorso al Tar perso dal Comune e il definitivo "no" dello Stato, le risorse sono andate perse e l'Amministrazione GLORIO ha dovuto coprire il buco finanziario attingendo direttamente dall'avanzo di amministrazione senza dover andare fuori bilancio.
Ora però i riflettori si spostano sulle spese già sostenute per i progetti incompiuti, che finiranno inevitabilmente sotto la lente della magistratura contabile.

Il finanziamento fantasma e i tre anni di inerzia
Tutto ha inizio nel settembre del 2020, in piena era Covid, quando la Regione Marche assegna al Comune di Osimo un finanziamento statale a fondo perduto per sbloccare l'ultimo tratto di via della Sbrozzola.
Palazzo Raffaello provvede a liquidare subito un acconto del 10% (pari a 248.500 euro) per far partire i cantieri.
La normativa nazionale sui Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC) fissa però un termine perentorio: i contratti d'appalto con i fornitori vanno firmati entro il 31 dicembre 2022.
Il Comune, bloccato dalle lungaggini sulla variante urbanistica, lascia trascorrere i tre anni a disposizione senza posare un solo metro di asfalto e senza produrre alcuna obbligazione vincolante.
Lo scontro con la Regione, il TAR e il "no" dello Stato
Accortasi del ritardo fuori tempo massimo, a metà del 2023 l'amministrazione comunale tentò la strada della disperazione chiedendo una proroga e una rimodulazione dei tempi alla Regione.
Di fronte al rifiuto degli uffici regionali, determinati ad applicare i decreti di definanziamento, il Comune decise di fare causa alla Regione Marche impugnando gli atti davanti al Tar.
Il ricorso si rivelò però un buco nell'acqua e l'ennesimo scialacquio di soldi pubblici: i giudici amministrativi, come da facile previsione, negarono la dilazione.
Il colpo di grazia arriva nel 2025, quando la Delibera Cipess numero 78/2024 mette nero su bianco la cancellazione del fondo e lo Stato sancisce l'impossibilità assoluta di erogare nuovamente la somma.
Addio al collegamento diretto con il nuovo ospedale
Le conseguenze per i cittadini osimani sono e soprattutto saranno pesantissime sul piano della mobilità.
Se i passaggi burocratici fossero stati gestiti nei tempi dovuti, oggi Osimo avrebbe un assetto viario rivoluzionato e moderno.
La città avrebbe infatti beneficiato di un asse stradale fluido e continuo, capace di condurre il traffico da Padiglione direttamente verso Ancona e, soprattutto, verso il nuovo ospedale Inrca all'Aspio di Camerano.
Un tracciato salvavita per le ambulanze e strategico per i pendolari, che invece resterà chissà per quanti anni un miraggio sulla carta... per colpa di scadenze mancate e veti incrociati.
Il macigno degli altri 8 milioni persi per la strada di bordo
Il caso della Sbrozzola non è purtroppo isolato, ma si inserisce in un quadro di profondo rosso per le infrastrutture osimane.
A questa perdita si somma infatti la vicenda degli 8 milioni di euro che la Regione Marche (grazie allo stanziamento nel bilancio pluriennale promosso al tempo dai vertici regionali LATINI e ACQUAROLI) aveva messo a disposizione del Comune di Osimo, sempre per il periodo 2022 al 2024, per il completamento della "famosa" Strada di Bordo.
Anche in quel triennio l'Amministrazione comunale decise di non utilizzare i fondi, contestando politicamente l'opera e lasciando scadere i termini nel disinteresse assoluto, anzi di proposito a fini elettorali.
In totale, la città ha visto così sfumare oltre 10,5 milioni di euro di contributi sovracomunali a fondo perduto.
L'ombra della Corte dei Conti sulle spese di progettazione
Oltre al danno, ora rischia di materializzarsi la beffa della responsabilità erariale.
Per restituire i 248.500 euro alla Regione, la dirigente del Dipartimento del Territorio ha dovuto firmare una variazione d'urgenza intaccando l'avanzo di amministrazione del Comune.
Fin qui pazienza. Poco grave. Ma la partita non finisce qui.
Nelle prossime settimane gli uffici comunali dovranno soprattutto quantificare con esattezza quanti di quei 248mila euro ricevuti nel 2020 siano già stati effettivamente spesi per pagare le parcelle dei professionisti, le perizie dei geologi e le progettazioni preliminari.
Trattandosi di denaro pubblico speso per un'opera che è stata definitivamente cancellata, l'intera documentazione finirà sul tavolo della Corte dei Conti per accertare chi, tra le passate Amministrazioni, dovrà risarcire il danno di tasca propria.
Il nodo della tecnostruttura: sotto la lente la gestione Vagnozzi
Se la responsabilità politica del triennio nero della viabilità ha un preciso colore e un nome ben noto, l'indagine contabile si concentrerà inevitabilmente sulla gestione dell'ufficio tecnico dell'epoca.
Al vertice del Dipartimento del Territorio durante la cruciale finestra temporale 2020-2022 c'era infatti l'ingegner Roberto VAGNOZZI, storico dirigente del Comune di Osimo, poi trasferitosi in Provincia all'inizio del 2024.
Era lui a guidare il settore quando Palazzo Raffaello staccò l'assegno dell'acconto e, soprattutto, quando scattò la trappola del 31 dicembre 2022 senza che i contratti d'appalto fossero firmati.
Toccherà ai magistrati della Corte dei Conti stabilire se dietro al treno perso dei fondi di coesione vi sia stata una colpa grave dell'apparato burocratico di allora, rimasto inerte di fronte alle scadenze perentorie dei ministeri.
Una patata bollente lasciata in eredità all'attuale dirigente Manuela VECCHIETTI, costretta a liquidare il danno, e che ora rischia di trasformarsi in un conto salatissimo per chi gestiva le carte in quegli anni fallimentari.
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