lunedì, 13 aprile 2026

CARABINIERI "CLIENTI" DEI VIGILI URBANI, COSI' LA PRIVACY BATTE LA GIUSTIZIA

121 telecamere in città ma per legge Arma e la Polizia possono consultarle solo "a richiesta" e previa disponibilità: un colossale corto circuito burocratico e organizzativo che a volte trasforma le indagini in una lotteria contro il tempo

Di Sandro Pangrazi | 13-Apr-2026 4 min di lettura
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CARABINIERI "CLIENTI" DEI VIGILI URBANI, COSI' LA PRIVACY BATTE LA GIUSTIZIA

Se la sicurezza dei cittadini si misurasse in telecamere, Osimo sarebbe una cittadella fortificata. 
Ad oggi la rete conta sul territorio ben 121 dispositivi complessivi, tra telecamere di contesto (85-90) e varchi Ocr (circa 40) per la lettura delle targhe; oltretutto con un piano già avviato per un ulteriore ampliamento del sistema. 
Ma la realtà operativa racconta un’altra storia: quella di una mancata organizzazione interna che trasforma la tecnologia in un guscio vuoto.

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Una gerarchia ribaltata
Il nodo è operativo ma umiliante per le forze dello Stato, Polizia e soprattutto Carabinieri. Nonostante i militari della Compagnia di via Saffi abbiano la competenza primaria sui reati che più colpiscono i cittadini di Osimo e degli altri 8 Comuni della Val Musone – furti, rapine e criminalità organizzata – non risulta che i Carabinieri abbiano mai avuto le "chiavi di casa". 
Insomma per ogni indagine, dalla più banale alla più interessante, le Gazzelle non possono correre libere ma debbono attendere il "buon cuore" dell'operatore di turno.
Essi, infatti, non dispongono di un accesso autonomo e diretto ai filmati (come parrebbe ovvio se la privacy non fosse diventata una sorta di dogma insuperabile), tanto che troppo spesso, quando occorre ricostruire un fatto "vecchio", anche solo di poche ore, i militari dell'Arma si vedono ridotti al ruolo di "questuanti clienti" del Comando di Polizia Locale di Via Molino Mensa.

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Se il personale manca, la giustizia si siede
Il fallimento organizzativo emerge nel "collo di bottiglia" degli accessi. 
Su un corpo di 22 agenti residui di Polizia Locale, solo in 5 o poco più (il Comandante BUSCARINI, il vice VESCOVO e parrebbe gli agenti COLONNINI, FENNI e CORSI) sono formalmente abilitati a trattare i dati e scaricare le immagini. 
Una scelta blindata dietro lo scudo della privacy: meno siamo a conoscere determinate informazioni e meno rischi corrono il Comandante e la privacy di conoscere le private cose di Tizio, Caio e Sempronio.
Il risultato prodotto però si rivela un boomerang dall'effetto disastroso: quando il personale abilitato risulta assente, impegnato o semplicemente non proattivo in quanto non catechizzato a dovere, l'indagine può attendere.
In questo caso toccherebbe al Comandante Daniele BUSCARINI, titolare di uno stipendio di elevata qualificazione, rimediare all'inerzia, muovendosi in prima persona per soddisfare la richiesta. Ma non sempre l'esito è positivo. Chiedere per conferma agli autori degli ultimi furti in abitazione.
Così, mentre i Carabinieri attendono la disponibilità del vigile urbano di turno, il timer della conservazione dati corre inesorabile verso il settimo giorno, quando le immagini, se non prorogate dal giudice per esigenze di indagine, vengono sovrascritte e cancellate. 
Un’attesa contro il tempo che a volte rischia di trasformarsi in una gara contro il tempo, pena la cancellazione definitiva delle prove, rendendo di fatto inutile la presenza stessa di 10, 100, 1.000 occhi elettronici.

La privacy come alibi
Non è un destino inevitabile: trattasi sempre e solo di cattiva gestione osimana. Ben diversa dal buon operato pre BUSCARINI, ormai lontano ricordo degli osimani.
Ma torniamo alla gestione delle immagini e dei dati. Un sistema efficiente dovrebbe prevedere, dando retta al comune buon senso, una "remotizzazione" reale nelle sale operative, anche e soprattutto, dell'Arma. Non foss'altro perché sono i Carabinieri ad arrestare 10 ladri su 10. E non altri.
Invece la legge ha scelto di mantenere un monopolio comunale, visto che a far fronte ai costi sono in genere i Comuni, che costringe però chi rischia la vita in strada a bussare alla porta della Municipale, come col cappello in mano.
Finché la gestione delle 121 telecamere resterà ostaggio di una burocrazia che privilegia la "comodità" procedurale della privacy alla velocità investigativa, ogni nuovo ampliamento della rete sarà solo un costo aggiuntivo e un vanto da propaganda. Poco utile però a portare a casa risultati sul fronte repressivo. 
La giustizia non dovrebbe aver bisogno di "clienti", ma di strumenti pronti all'uso, H24 o almeno mattino e pomeriggio. 
A Osimo, invece, questi strumenti, oltre che ristretti dalla privacy come in tutta Italia, sono chiusi a chiave; nel cassetto giusto ma con utente a volte assente o sbagliato.

https://www.dottromaldini.com/

 

 

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