COMPLICE NON SI TROVA, CONDANNATO IANNUZZI, PROFESSOR BATMAN MAMMA VIOLENTATA, STESSA CONDANNA A PADALINO: 5 ANNI E 4 MESI

L’insegnante di sostegno del Meucci di Castelfidardo e un muratore di Porto Recanati sanzionati dal Tribunale di Macerata per violenza sessuale di gruppo (aprile 2021) ai danni di una commessa di Ancona. Non riconosciuta l’aggravante della cocaina per una richiesta del Pm a 9 anni a testa di reclusione
di Sandro PANGRAZI
IANNUZZI e PADALINO responsabili di violenza sessuale di gruppo, seppur di un terzo violentatore, presente in atti ma mai comparso nel fascicolo processuale, non sia risultata traccia. Esclusa dai giudici del Tribunale di Macerata, invece, per IANNUZZI e PADALINO l’aggravante di aver utilizzato cocaina, evento pacificamente ammesso dagli stessi imputati, quale viatico per portare a termine l’aggressione.
Questo il verdetto emesso lunedì dalla Corte di Assise maceratese nel giudicare colpevoli, allo stesso modo, sia il professor Osvaldo IANNUZZI, 46 anni, ex insegnante di sostegno all’Itis di Castelfidardo (nella vicenda tecnicamente unico stupratore della 39enne commessa anconetana), che il complice Giuseppe PADALINO; 54 anni, muratore di Porto Recanati, che nella ricostruzione passata agli atti si limitò ad immobilizzare la donna per braccia e gambe.

Nessuna traccia, dicevamo, del terzo uomo presente, quella notte di sabato 24 aprile 2021 sulla scena dell’appartamento di Scossicci, di proprietà dell’insegnante fidardense, teatro dell’imboscata sessuale.
Nonostante in otto abbiano preso parte ad una serata a cena, consumata altrove (ovvero in casa del fratello minore di IANNUZZI, sempre a Porto Recanati) nessuno, tantomeno la giovane commessa violentata, è riuscita a dare un nome e un cognome all’ulteriore protagonista da portare alla sbarra, elemento decisivo nella consumazione del misfatto per aver concorso con la forza, a questo punto mancante, ad immobilizzare sul letto la vittima.
Disposta anche una provvisionale di 20.000 euro da pagare alla vittima (una donna separata dal marito e madre di due bambini) quale anticipo del risarcimento che verrà definito in sede civile.
Il Pubblico ministero Rosanna BUCCINI aveva chiesto alla Corte (due giudici togati e sei giudici popolari) la condanna di IANNUZZI e PADALINO ad una pena quasi doppia di nove anni ciascuno.
Soddisfatta, in ogni caso, la parte civile, rappresentata dall’avvocato Marco PACCHIAROTTI di Ancona) per essere riuscita a dimostrare alla Corte la attendibilità del racconto offerto dalla vittima.
Attendisti i legali degli imputati, i maceratesi Giuseppe LUPI e Luca FROLDI, che attenderanno la pubblicazione delle motivazioni di condanna per valutare l’eventuale appello.

La vicenda risale tre anni e mezzo fa quando, secondo la ricostruzione del Pm BUCCINI la vittima, una commessa all’epoca 35enne di Ancona, era andata a casa del fratello minore di IANNUZZI dove era stata organizzata una festa ad otto, cinque uomini e tre donne.
In seguito, con la scusa di andare a prendere altro vino, Osvaldo IANNUZZI aveva convinto la donna ad accompagnarlo nell’altra casa, distante pochi chilometri; con loro erano andati anche il muratore PADALINO e un altro amico, il famoso terzo violentatore, mai identificato.
La violenza sarebbe avvenuta una volta in casa del professore, a Scossicci, dove PADALINO e il misterioso aggressore mancante all’appello, avrebbero bloccato la commessa prendendola per le braccia e consentendo così al professor IANNUZZI, divenuto nel frattempo “BATMAN” di violentarla.
A tirare in ballo l’uomo-pipistrello, stando al racconto della vittima, sarebbe stato proprio l’ex insegnante di sostegno del MEUCCI di Castelfidardo, prima di denudarsi e approfittare della vittima immobilizzata, ormai inerme.

“Tu mi vedi come Bruce WAYNE ma in realtà io sono BATMAN” – avrebbe spiegato il professore originario di Castellamare di Stabia ma residente a Porto Recanati, prima di lanciarsi sulla poveretta
Un chiaro esempio di doppia personalità, un uomo dai due volti, seppur magari sotto effetto di vino e coca
“Mi raccomando stai zitta – le avrebbe ordinato IANNUZZI a violenza consumata, nel rivestirsi – Fatti i cazzi tuoi! Ricorda che so dove abiti, dove lavori e anche dove vanno a scuola i tuoi figli”.
E poi, per essere più convincente, il colpo di teatro, spostandosi in cucina: “Con me le donne stanno zitte, altrimenti – mostrandole un coltellaccio – ci penso io con questo”.
Di fatto la povera commessa, quella notte, uscì frastornata dalla vicenda. Guadagnata la libertà rimase a lungo a pensare al da farsi ascoltando da sola il mare.
Poi, una volta tornata ad Ancona, a casa, trovò la forza di confidarsi e chiedere aiuto ad un amico poliziotto il quale indirizzò subito la donna in ospedale a Torrette… e da qui presso il centro specializzato del Salesi, per gli accertamenti del caso che certificassero lo stato della violenza subita.

In seguito, mesi dopo, a luglio 2021, toccò a PADALINO raggiungere la commessa in negozio ad Ancona per scusarsi in qualche modo e soprattutto dissociarsi dalle iniziative possibili ed ulteriori di IANNUZZI, descritto dal muratore come un tipo pericoloso in quanto di natura imprevedibile.
Tanto imprevedibile che non passarono che dei giorni che anche IANNUZZI tornò a farsi vivo con la poveretta inviandole messaggi del tipo: “Sei ancora arrabbiata? Dai usciamo per un aperitivo e parliamone…”.
Un passo falso dei due uomini che convinse definitivamente la 35enne a collaborare con la Squadra mobile di Ancona sulle indagini relative all’episodio del 24 aprile
“Ne ho passate tante in passato – si sfogò finalmente con gli agenti – ma questa cosa è come mi avesse tolto ogni volontà, anche su me stessa. Lui ha fatto una cosa su cui non potevo fare nulla. Ho perso il filo della mia vita e su tutto: nel rapporto con mio marito, con i figli, nel lavoro e non va meglio persino con i pochi amici.
Dopo mesi non ce la faccio a riprendere la vita normale. Non dormo più; e se mi capita di chiudere occhio ho spesso degli incubi allucinanti. Non va meglio al lavoro: di sera, in particolare se rimango sola e sono di chiusura, mi capita di aver paura. No, non sto bene.
Ora però so cosa serve: voglio che quella gente – sottolineò la preda, decisa a rialzare la testa – stia per sempre lontana da me”.
Nel corso del processo gli imputati tramite i loro legali, gli avvocati di IANNUZZI e PADALINO avevano sempre negato, con forza, gli addebiti.
Per il professore, in particolare, è stato nominato un consulente medico legale che ha sollevato diversi dubbi sulla compatibilità tra quanto riportato nei certificati medici e quanto riferito dalla mamma anconetana in denuncia.

Non solo. Sono state messe in evidenza quelle che per la difesa erano incongruenze nei vari racconti fatti all’Autorità giudiziaria dalla donna; in primis negando che ci fosse mai stata una festa a casa del fratello di IANNUZZI, poi contestando la presenza del terzo complice (che in effetti inquirenti e Tribunale non hanno mai trovato), oltre a negare, soprattutto, la stessa violenza sessuale di gruppo.
Secondo la difesa del professore di sostegno, infatti, quel sabato sera ci sarebbe stato un banale rapporto sessuale consenziente, tra IANNUZZI e la donna, come peraltro altre volte, visto che già in passato i due si erano frequentati in altre occasioni.
Una circostanza che parrebbe testimoniata dal tabulato di telefonate, reciproche, intercorse tra la mamma separata di Ancona e il professore di Porto Recanati, prima del 24 aprile.
La ricostruzione però non ha convinto i giudici che hanno condannato, alla stessa pena di 5 anni e 4 mesi, entrambi gli imputati.
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