COMPRA VENDITA DI VOTI: 130 ARRESTI PER BARI 2019. E A OSIMO? L’INCHIESTA DELLA GUARDIA DI FINANZA FERMA IN PROCURA DAL 2021

Datati settembre 2021 gli ultimi passi noti della vicenda. Bocciata dal Gup Sonia Piermartini, una richiesta di archiviazione presentata dal Pm Andrea Laurino, da allora la vicenda ribattezzata “Osimopoli”, su presunte operazioni leggibili come voto di scambio, non ha conosciuto passi in avanti, nonostante la volontà di procedere attraverso il dettato della “imputazione coattiva”. Vada come vada, è evidente ormai come qualsiasi verdetto giungerà fuori tempo massimo
130 arresti a Bari per una serie di gravi reati ipotizzati, tra cui la compravendita di voti che a maggio 2019 potrebbe aver falsato il Consiglio comunale in corso… e da noi nessuna notizia su “OSIMOPOLI 19”, tranne la conferma che l’inchiesta è ancora in corso.
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La Giustizia ha certamente i suoi tempi e le priorità del caso (nel capoluogo pugliese di parla apertamente di infiltrazioni mafiose ben più gravi del “semplice” voto di scambio) ma resta il fatto che i cittadini siano uguali da Bolzano a Ragusa, tutti meritevoli – anche quelli di Osimo – di tutele grosso modo identiche. O quanto meno ci piace sperarlo.

Lo stato dell’arte narra che nel momento in cui a Bari la Polizia, su richiesta della Direzione antimafia, si muove con 1.000 agenti di Polizia operando arresti a decine e ingenti sequestri patrimoniali… ad Osimo, anzi in Tribunale ad Ancona, tutto ancora tace.
La qual cosa costituisce in se, a sapersi accontentare, una bella notizia: OSIMOPOLI ’19 e le strane assunzioni pubbliche, nel complesso a decine, verificatesi negli ultimi mesi della passata Amministrazione e fino, in pratica, alle ultimissime ore pre ballottaggio, non ancora state valutate. Ne in senso di archiviazione, ne sul versante penale di responsabilità.

Semplicemente le indagini risultano in corso. Ad una antica richiesta di archiviazione, formulata il 4 settembre dal Pm Andrea LAURINO, il Gup Sonia PIERMARTINI rispose il 6 maggio 2021 opponendosi al provvedimento attraverso l’attivazione della cosiddetta “imputazione coattiva”, norma in effetti non del tutto usuale, utilizzata nei casi di possibile sbocco dell’inchiesta e verso l’ipotesi accusatoria di rinvio a giudizio.
Detta più semplicemente, da allora Pubblico ministero e giudice dell’udienza preliminare avrebbero dovuto trovare modo e tempo di confrontarsi a quattro mani al fine di individuare gli eventuali imputati e formulare un possibile capo di accusa in grado di reggere a giudizio.
Insomma, ad Osimo qualcuno ha giocato sporco o le regole del gioco sono state pienamente rispettate? Dopo cinque anni restiamo in fiduciosa attesa. Nel frattempo le regole stanno per imporre alla politica locale di tornare a giocare.
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