E SE SI DIMETTESSERO 44 CONSIGLIERI VIRTUALI SUI 44 POSSIBILI? SI VALUTA OGNI IPOTESI PUR DI MANDARE A CASA SUBITO PIRANI

Bocciare il bilancio (che il Sindaco potrebbe far slittare fino a Pasqua 2025) significa condannare la città a quasi un anno di guerriglia e al blocco sostanziale dei lavori, persino di ordinaria amministrazione. Da qui lo studio di metodi anche drastici, magari poco eleganti Istituzionalmente parlando, ma efficaci. Variante all’azzoppamento della maggioranza potrebbe risultare la scelta dei 4 Consiglieri Latiniani di far mancare ad oltranza il numero legale allo scopo di non far partire i lavori in Consiglio comunale. Altra ipotesi allo studio, l’adozione di un ostruzionismo a raffica sfruttando le falle del Regolamento. Incredibilmente i lavori in Sala Gialla non risultano normati sul numero massimo di verifiche lasciate a ciascun Consigliere nel richiedere la conta del numero legale. In questo modo i lavori finirebbero matematicamente con l’essere bloccati fino ad esaurimento, di richiesta in richiesta, di appello in appello!
DOPO 80 ANNI OSIMO RISCHIA DI ANDARE AD ELEZIONI ANTICIPATE. DI CHI LA COLPA PRINCIPALE?
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Potrebbe presto accadere che Stefano SIMONCINI (incidentalmente anche Presidente del Consiglio) si dimetta e così faccia anche il Consigliere Emanuele CARPERA, suo compagno in Su la Testa.
Toccherebbe, preferenze alla mano, al duo femminile, Giorgia CAPOMAGI (116) ed Alessandra COLA (82), pure indisponibili.
Si scivola così a papà Gino COLA (68) e Valeriano CATENA (48), solidali con le scelte precedenti.
Eccoci così, sempre più in basso, ad un’altra accoppiata rosa, Margherita CARBONARI (42) e Giorgia SCARPONI (36), indaffarate in tutt’altro e che davvero non se la sentirebbero di accettare l’incarico.
Che facciamo? Palla al buon Omero GUERCIO (32) e a seguire a Sara PIRANI (31) e solito diniego al Segretario comunale D’ANGELO.
Ci si arrende? La legge non lo consente ancora. Sempre più a ritroso la chance della vita tocca a Sauro ATTACCALITE (25) e al vecchio di esperienza Su la Testa Giacinto CENCI (24), allineati e coperti dietro la decisione di mezza lista.
Ci sarebbe spazio, se si vuole, pure per Maurizio SCANSANI (22) e Cesare BORA (17) ma ormai stiamo prendendo in considerazione frattaglie e dintorni di consenso.
Lista che per farla breve prevede anche la consultazione di Maria Rita SERPILLI (17), Antonio VALVERDE (14), Francesco GINEVRI (12), Mery MANZOTTI (10), Martina BORA (9), Roberto BIONDINI (8) ed infine l’ultimo con la testa alzata Eros CORRADETTI (7).

Mettiamo ora che, strategicamente parlando, per una sorta di accordo ancestrale, una decisione identica la assumono pure i cugini de la Lista Latini.
Out in segno di solidarietà politica lo stesso Dino LATINI e il neo Consigliere Filippo ZAGAGLIA. E così via, accoppiata per accoppiata, scendendo a Pietro GAZZELLA (63) e Tommaso AGOSTINELLI (62);
Elena RICCIOTTI (55) e il buon Stefano ORLANDONI (47);
Federica FRANCUCCI (41) e Mirco CARLINI )19);
Andrea MARCHETTI (16) e Stefano Marinelli (16);
Walter CIARROCCHI (14) e Marisa CAMILLUCCI (12);
Gianmario PALMIERI (10) e Marcello CAPRARI (8);
Luca PAGLIARECCI (6) e Carla CAPITANI (4);
fino a Francesco LOMBARDI (3), Nicola PIERGIACOMI (2) e Dalila VACCARINI (0) incapace di prendere persino il proprio consenso.
Orbene cosa accadrebbe al povero Francesco PIRANI se questo autentico terremoto politico di fanta politica si abbattesse placidamente, rinuncia dopo rinuncia, sulle presenze in Consiglio comunale?
Accadrebbe che la Sala Gialla conterebbe, per esaurimento dei candidati, solo su 22 dei 25 inquilini dati dalla legge (poco male) ma accadrebbe, soprattutto, che con soli 12 voti utili la maggioranza non potrebbe più superare alcun passaggio qualificato.
Molto prima della conta e dell’appello in aula, però, urlerebbe forte il significato politico di una quarantina e passa di rinunce, con quanto ne conseguirebbe a livello di valutazione prefettizia di un fatto clamoroso e senza precedenti.
Una cosa è ricorrere, magari, all’ultimo nominativo utile ma comunque acquisirlo ai lavori e… altra cosa e prendere quattro volte atto di aver fallito.
Insomma nulla potrebbe frapporsi all’inevitabile. Con un Consiglio comunale monco e una maggioranza azzoppata, anzi liquidata, la decisione sarebbe scritta nei fatti: tutti a casa e pallino del da farsi di nuovo in mano agli osimani con nuove elezioni anticipate.
Se ne gioverebbero le cronache politiche di mezza Italia e più… e ne narrerebbe, a caratteri cubitali, la Storia del libero Comune di Osimo alla voce “il popolo riconquista il perduto potere sovrano”.
Per un malinteso senso Istituzionale, temiamo, tutto questo non accadrà. Peccato.
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