EX DIPENDENTE SUICIDA E UNA CONSUMATRICE INTOSSICATA DA LISTERIA IENE METTONO NEI GUAI PATRON LA NEF PER ANNI DI SALMONE RICICLATO

Pesantissime ombre sollevate dal programma Mediaset sulla corretta gestione operata da Giordano Palazzo – osimano dal fatturato record di 60 milioni l’anno – circa la rimessa in circolazione di salmone affumicato ma scaduto da almeno una settimana, a volte persino due! Un filmato, recapito a Le Iene” da un amico di un certo Miro, impiccatosi oltre due anni, mostra con stupefacente chiarezza l’utilizzo di phon a 70-80 gradi “sparare” aria calda sull’etichetta e sul prodotto invenduto al fine di sollevarla senza strappi e sostituirla con una nuova dichiarazione di consumabilità per ulteriori sette giorni, a volte persino 14 oltre la data limite. Rimesso in vendita, quindi, un prodotto già perentoriamente scaduto, oltretutto trattato interrompendo la catena del freddo – da zero a quattro gradi – utilizzando l’aria calda di asciugacapelli. Salva per miracolo Roberta Fallaverna, 63 anni, bolognese, colpita da meningite e polmonite bilaterale, crisi epilettiche e trombosi ed anche problemi cardiaci. Per 20 giorni in terapia intensiva, tra la vita e la morte, dopo essere finita in coma per aver consumato una confezione di salmone “carica” di 3 milioni di batteri per ogni grammo. Giordano Palazzo: “Rivolgetevi al mio avvocato…”. Il video de Le Iene
Forse abbiamo capito perché la signora Roberta FALLAVENA, 63 anni, bolognese, ha rischiato la vita per del salmone affumicato consumato il 15 luglio 2023.
Due settimane fa – narrano “Le Iene” nel servizio andato in onda martedì sera su Italia 1 – vi abbiamo raccontato come dopo averne mangiato una semplice busta, sia stata malissimo.
“Due giorni dopo ho cominciato ad avere dei brividi di freddo – spiega la signora Roberta – un gran mal di testa…” finchè il marito non la ritrova in cucina in stato confusionale.
Ecco perché quel salmone poteva uccidere – Le Iene
“Si alzava e ricadeva… si alzava era proprio catatonica”. L’ambulanza la porta subito in ospedale dove i dottori gli dicono: “Sospettiamo meningite”.
La sera stessa finisce in terapia intensiva e ne esce, venti giorni dopo, completamente cambiata.
“Non mi riconosceva. Non riconosceva nessuno… – dice il marito – Mi rispondeva stringendo un dito o mi batteva gli occhi. Si, no col capo…”.
Perché Roberta, a causa di quella busta… “Ho avuto meningite, encefalite, attacchi epilettici, coma, paralisi (prima a sinistra e poi anche destra), polmonite…”.
Oggi è viva anche se ha una invalidità prima del 100% e quindi ridotta al 35%. “Ancora adesso deve girare con la stampella e molto probabilmente non la abbandonerà mai più”.

Dalle analisi i Nas hanno scoperto che in quel salmone c’era una concentrazione altissima di Listeria, un batterio molto tossico che può annidarsi nei cibi che mangiamo crudi come insaccati, formaggi fatti con latte non pastorizzato e anche nel salmone non affumicato perché l’affumicatura avviene a temperature non sufficienti ad ucciderlo.
E il problema è che quando ingeriamo cibi contaminati da Listeria… se l’infezione rimane a livello intestinale ce la caviamo con nausea, vomito e diarrea… se invece dall’intestino passa al sangue i problemi diventano molto più seri e possono portare alla morte!

Nelle quattro buste di salmone acquistate da Roberta c’erano più di 3 milioni di batteri…”.
Tenete conto che per legge il valore massimo non deve superare i 100 batteri per grammo… per cui in quel salmone c’era una concentrazione 300.000 volte superiore al limite.
Siamo stati dall’importatore di quel salmone – l’osimano Giordano PALAZZO – per capire cosa fosse andato storto. E lui, l’altra volta, si era dimostrato molto disponibile.
PER LA CRONACA NON C’E’ DUBBIO COME LA SPA NEF – Nef in francese antico vuol dire veliero – nata nel 1989 a Osimo, navighi a vele spiegate con 60 milioni di euro fatturati soltanto nel 2023, 30 dipendenti, oltre 100 tra agenti e collaboratori sul territorio e 1.800 clienti, riuscendo ad affermarsi come leader in Italia nella distribuzione di salmone affumicato.
Dopo aver ricoperto un pò tutti i ruoli – dall’ufficio acquisti e logistica all’ufficio marketing, dal commerciale alla comunicazione e digital – oggi Nico PALAZZO, 40 anni, è il vice Presidente ed è alla guida di questa orgogliosa realtà marchigiana al fianco del padre e fondatore Giordano.

Ci interessiamo anche ai compiti del rampollo PALAZZO in quanto Nico si occupa in particolare della qualità del salmone – attraverso una filiera interamente tracciata, dal monitoraggio delle condizioni degli allevamenti, al benessere dell’ambiente e dei pesci – e dello sviluppo del prodotto, grazie a partnership di valore e presentazioni di nuove linee (sono in totale sei i brand commercializzati da LA NEF, tra cui Coda Nera, lanciato nel 2012 e destinato ai canali dell’alta ristorazione).
Dal 2022 LA NEF si è trasferita in una nuova sede di 4.000 metri quadrati, sempre a Osimo, con aree – assicurano i PALAZZO – a temperatura controllata ad alto contenuto tecnologico.
Ma torniamo al servizio di martedì sera, il secondo a LA NEF, in onda su Mediaset.
“La Listeria è un brutto argomento – spiega Giordano – perchè purtroppo è nell’aria, nell’acqua, nella terra e dappertutto. Per cui se qualcuno nella filiera non rispetta le regole… la Listeria viene fuori… perché c’è”.
Max ANDREETTA: Quindi siete riusciti a capire qual’è la falla di tutto il meccanismo…
“E’ impossibile”.
Max ANDREETTA: Come se lo spiega?
“Probabilmente c’è stata qualche rottura della catena del freddo…”.
Catena del freddo vuol dire che una volta la busta esce dal produttore deve sempre stare tra una temperatura compresa tra 0 e 4 gradi, perché se magari viene trasportata in furgoni non abbastanza freddi o lasciata fuori dai frigoriferi quando viene consegnata, prima di essere messa in esposizione alla temperatura giusta, il batterio della Listeria, che magari c’è in quantità minime, non preoccupanti… comincia a moltiplicarsi molto velocemente e a diventare molto pericoloso.
Ecco, a proposito di catena del freddo e rispetto delle regole, in Redazione è arrivata questa chiavetta Usb piena di filmati davvero preoccupanti.
I video (messi in onda, NdR.) sono stati girati nell’azienda di questo signore – Giordano PALAZZO, uno degli osimani più solidi a livello imprenditoriale dell’intera città, NdR. – la stessa azienda in cui eravamo entrati anche noi la settimana scorsa. L’hangar è leggermente più vuoto, però è lo stesso…
A differenza di quando siamo stati lì noi, si vedono alcuni operai che armati di phon lo sparano su degli astucci di cartoncino bianco ma quando le immagini stringono un pò si capisce meglio che quelle bianche sono buste di salmone affumicato!
Buste che vengono tolte dagli astucci di cartone che le contengono e scaldate con il phon!
In queste immagini, invece, il phon si vede un attimo e poi se ne sente soltanto il rumore…
Però ora è più chiaro a cosa serve… staccare le etichette con le scadenze dalle buste!
Quindi di lato si vedono le etichette appena riscaldate e staccate… mentre un secondo operatore le rietichetta ad una ad una, per poi essere reimballate.

Ci siamo chiesti come mai cambino le etichette? Forse la risposta sta in queste immagini in cui si vede chiaramente come su uno scatolone che contiene tutte le buste appena rietichettate venga scaldata un’etichetta che ha, fate bene attenzione, come data di scadenza il 15 settembre, per poi essere tolta…. quindi ne viene presa una nuova e appiccata alla confezione!
La notate la differenza? C’è una nuova data di scadenza: da 15 settembre a 22 settembre! Pare abbiano posticipato di una settimana la scadenza originale. E non stiamo parlando di un prodotto su cui c’è scritto “consumarsi preferibilmente entro…” qui c’è scritto “consumare entro” che è una bella differenza!
Anche perché sette giorni in più su un prodotto che ha una scadenza a 30 giorni sono davvero tanti. Senza considerare che stiamo parlando di pesce!
E poi, come ci spiega il nostro tecnologo alimentare Marcello FILEGI TOME’ “oltre questa data il produttore non assicura la qualità microbiologica”.
Sarà per questo che l’altra volta l’importatore Giordano PALAZZO, tra i consigli per non intossicarsi ci aveva detto “un prodotto a fine scadenza io lo eviterei”.
Soprattutto se la scadenza è stata posticipata!
Ma poi, se ci avete fatto caso, dalle immagini che ci hanno mandato, sembra che per staccare le etichette dalle buste… sparino il phon direttamente sul salmone! Altro che catena del freddo! Che – come ricorda l’esperto FILEGI – deve essere tenuta tra zero e quattro gradi centigradi. Al di sopra di queste temperature, la velocità di sviluppo può essere molto importante e provocare dei gravi problemi al prodotto alimentare”.
Senza contare che l’aria che esce da un phon, normalmente, è tra i 70 e gli 80 gradi! Abbiamo detto 70 e 80 gradi!
Ma poi era stato proprio il capo dell’azienda LA NEF, l’osimano Giordano PALAZZO, a sottolineare che: “Se la temperatura è corretta… il salmone non ha problemi”.
Leggiamo l’etichetta. Conservare in frigo, massimo quattro gradi. “Deve stare da zero a quattro” – ha confermato dii nuovo PALAZZO. Ma non sotto un phon!
E comunque, quando eravamo li, non sembrava che rispettassero la catena del freddo neanche nel magazzino… pieno zeppo di buste di salmone!
Max ANDREETTA: Qua a quanto stiamo, quindi?
Giordano PALAZZO: “Siamo a meno tre”.
Max ANDREETTA: Qui stiamo a meno tre e di la (indicando un altro reparto di lavorazione, NdR.) sta a sette?
Giordano PALAZZO: “si”.
Max ANDREETTA: Ma se la temperatura massima deve essere quattro… già li sono tre gradi di troppo!

Giordano PALAZZO: “Qui c’è la preparazione delle merce, per la partenza…”
Max ANDREETTA: Ma scusi, se la temperatura va da zero a quattro e la sono sette gradi… già è troppo alta?
Non sapendo come rispondere, Giordano PALAZZO si è messo a sorridere, come se fossimo noi a non capire!
Giordano PALAZZO: “come te lo devo spiegare?”.
Ma è molto semplice. Ci avrebbe dovuto spiegare perché tiene migliaia di buste di salmone a sette gradi dopo averci detto che…
Giordano PALAZZO: “Devono stare da zero a quattro gradi!”.
A sette gradi – spiega il dottor Giorgio CALABRESE, specializzato in Scienza dell’Alimentazione – non ho più la sicurezza assoluta dell’igiene di quel prodotto…. Andando verso una temperatura che noi chiamiamo a rischio
Max ANDREETTA: Secondo lei è pericoloso mettersi con il phon a staccare le etichette?
Giorgio CALABRESE: “Non è sicuro perché quel prodotto non deve avere choc termici. E quindi anche per soli 15 secondi, noi dobbiamo considerare che alteriamo il prodotto”.
Max ANDREETTA Lei lo mangerebbe quel salmone?
Giorgio CALABRESE: “Sapendolo non lo mangio…”.
Quel salmone non è stato soltanto scaldato a 70 o 80° con il phon ma dal video si vede che cambiano le date di scadenza… hanno tolto 15 settembre e hanno messo 22 settembre!
Giorgio CALABRESE: “Rido perché non è una cosa normale. Se tu superi la data di scadenza, c’è sempre il rischio che può far star male il consumatore! I batteri non vengono più disattivati e tornano ad essere patologici”.
Tra l’altro in questa chiavetta c’è anche un audio in cui si intuisce che, a volte, le scadenze vengono posticipate non solo di una settimana ma anche per due settimane!
“Quelli li – audio del filmato 2022 in chiavetta, inviato a “Le Iene” – sono 30 o 35 pezzi che scadevano il 22 settembre… li fai con scadenza 6 ottobre!”.
Vale a dire 14 giorni dopo la scadenza originale! E chi ha registrato l’audio, fa anche notare una cosa:
“Nella nostra avvertenza che c’è scritto, entro o preferibilmente?” Risposta: “Da consumarsi entro…”.
E la voce: “Questo ti vincola, non lo puoi vendere…”. Risposta. “No, certo che no”.
LE IENE: Certo che no. Sembrano tutti consapevoli di quello che stanno facendo, tanto che insieme alla chiavetta ci hanno inviato copia di una lettera anonima di spiegazioni.
“Questi filmati li ha fatti di nascosto un mio carissimo amico: Miro, che lavorava nell’azienda in cui siete stati anche voi. Lui si sentiva tanto in colpa per quello che succede la dentro, però non ha mai denunciato perché aveva paura di far perdere il lavoro a tutti i suoi colleghi.
Miro si è impiccato lasciando una moglie e un figlio. Do a voi tutto il materiale che mi ha dato, perché la morte di Miro abbia giustizia”.
Quello che colpisce di più è che sono tantissimi i filmati in cui si vede qualcuno che scalda buste di salmone per cambiare le etichette! E lo fanno un pò ovunque nell’azienda LA NEF.
Per esempio in questa saletta laterale, c’è questo operaio, phon alla mano, con una montagna di etichette già staccate e quando vede il collega entrare, gli chiede: “Vuoi staccarle con il phon o vuoi attaccarle?”.
Domanda: “Quante ce ne sono?”. Risposta. Ci sono da fare 13 casse!
E così si mettono all’opera: uno stacca con il phon e l’altra attacca le etichette nuove e le inscatola.
E ci sono bancali interi che subiscono lo stesso trattamento.

Un giorno, però, Miro non ce la fa più e va a parlare con un responsabile LA NEF.
“L’avete fatto di nuovo? Avete contraffatto i filettini? Si”. Risposta: “E allora?”.
“Io non ci voglio avere a che fare con quella roba li”. Risposta: “E io cosa ci posso fare? E’ 15 che stai qui e lo fai… l’hai fatto fino ad adesso…”
“Me lo avete fatto fare voi. Non sapevo che la responsabilità fosse anche la mia…” Risposta: “Lui è il titolare, la responsabilità è la sua”.
LE IENE: stanno parlando del titolare… Giordano PALAZZO, quello che ci ha accolto la volta scorsa. Il capo magazziniere, per tranquillizzare Miro, gli spiega che tanto le etichette… “Le cambiano loro, se non lo vuoi fare tu. Il lavoro è questo… un altro lavoro non te lo fanno fare…”.
Per cui: o cambi le etichette o cambi lavoro. Poi il capo magazziniere prova a giustificarsi con Miro: “Io lo faccio perché loro vogliono che io lo faccia. Mi hanno chiesto di farlo e lo faccio! Cosa devo fare?”
Mi hanno chiesto di farlo e lo faccio. Cambiare le scadenze scaldando le buste, stando a quanto dice il responsabile, pare sia una parte consistente del lavoro. E infatti il capo reparto aggiunge: “E allora ci dovremmo ribellare tutti e non fare più niente nessuno… vai di sopra e parla con loro… non devi parlare con me”.
Non sappiamo se poi Miro sia andato veramente a parlare con Giordano PALAZZO. Di sicuro però ci andiamo noi. Anche perché non vorremmo che qualcun altro rischiasse di trovarsi a dire – come la 63enne bolognese Roberta FALLAVENA – “mi è andata bene, non sono morta!”
GRAN FINALE (per ora). “Signor PALAZZO, buongiorno! Siamo tornati. Vorremmo sapere qual è il ruolo dei phon nella catena del freddo…”
Giordano PALAZZO: “Parlate con il mio avvocato. Vi ho dato sin troppa considerazione la prima volta”.
Max ANDREETTA: Ci dice la ragione per cui si utilizzano dei phon a LA NEF? Per staccare delle etichette e poi attaccarcene delle altre con scadenza successiva. Le risulta a lei? Non ci da più nessuna risposta? Non vuole dare neanche ai consumatori una spiegazione sulla mancata garanzia della catena del freddo nei suoi prodotti? Come possiamo essere sicuri che i salmoni non abbiano avuto dei problemi se, invece di trattarli a freddo, sparate il phon a 80 gradi?”.
Era stato così disponibile l’altra volta… “Facciamo controlli periodici continui…”.
Ci aveva anche fatto entrare in azienda. “Qui le celle sono tutte nuovissime, questa azienda è stata rifatta proprio recentemente”.
Oggi forse la questione dei phon è un pò più complessa da spiegare. Torniamo a LA NEF in cerca di una risposta.
Max ANDREETTA suona al citofono. “Buongiorno cercavo il signor PALAZZO…”
Segretaria balbettando: “Non è in azienda”.
Max ANDREETTA: “Lo abbiamo visto entrare…”.

Segretaria. “Si ma non ha voglia di parlare con voi…”.
Sul retro de la NEF notiamo che stanno caricando un camion. E vediamo proprio uno degli operai, presente nel filmato realizzato da Miro, apparire sulla porta.
Max ANDREETTA: “Buongiorno… ma lei qui… ha mai visto utilizzare dei phon per staccare delle etichette e attaccarne di nuove con altre scadenze?”.
Niente. L’operaio si rifugia nel capannone. Nessuno che abbia voglia di rispondere. Nel frattempo forse è il caso che qualcuno vada a controllare cosa accade a LA NEF. A sorpresa sarebbe meglio…”.
Fin qui l’ampio secondo servizio dedicato da LE IENE alla nuova vicenda osimana; storia appena ai primi passi e che vede già un lavoratore suicida in seguito alle tecniche di lavorazione adottate e una consumatrice uscita viva per miracolo ma gravemente compromessa nella salute per il resto della vita.
Una brutta storia che fa abbondantemente scopa con la vicenda della truffa milionaria di Prisca CARLETTI.
Stando ai fatti, risulta che la vicenda della bolognese Roberta FALLAVENA, allo stato, è soltanto all’attesa di udienza preliminare per archiviare il caso o se procedere a giudizio come chiesto dal Pubblico ministero che ha chiesto di processare il legale rappresentante della società osimana importatrice del salmone.
L’accusa ipotizzata è lesioni colpose gravi e commercio di sostanze alimentari nocive.
Per quanto riguarda l’azienda è possibile che i Carabinieri del Nas, appresa la vicenda a mezzo stampa, stiano per metter piede (se già non lo hanno fatto a sorpresa) in azienda, come consigliato spassionatamente dalla “iena” Max Andreeetta.
C’è poi, più terribile e inquietante di tutto, la vicenda del suicidio, per impiccagione, del dipendente Miro, probabilmente un lavoratore straniero, avvenuta nel 2022 per circostanze morali su cui il “tipo di lavoro richiesto” ha certamente esercitato un peso non indifferente, da non consentire – se dovessero trovare conferma – di dormire con serenità.
Osimo per il momento prende atto e si interroga.
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