FIASCHE' , UN COGNOME DA SEGNARE SUL CRUSCOTTO: AD ANCONA CADE IL CLAN ZINGARO DELLO SPECCHIETTO
Il sangue freddo di M.G.M., 60enne di Osimo e la rete invisibile delle telecamere Ocr, incastrano Giuseppe Arcangelo FIASCHÉ e la moglie Maria Pia MIRABILE, etnia Caminanti. Tra le pietre nascoste nel reggiseno di lei e i tentativi di investimento di lui, la cronaca di un arresto annunciato nel cuore di Torrette

Scrivetelo su un foglietto, tenetelo a portata di mano nel cruscotto dell'auto, consultatelo prima di scendere a patti con uno sconosciuto: FIASCHÉ. Se l'uomo che vi affianca sbraitando, accusandovi di avergli appena distrutto lo specchietto, risponde a questo cognome, guardatevi bene intorno. Al 99,9% siete finiti nel mirino di una delle dinastie criminali più scaltre d’Italia.
Chi siano i FIASCHÉ è storia nota alle cronache giudiziarie: si tratta di una famiglia appartenente all’etnia dei Caminanti di Noto (Siracusa), che hanno trasformato la "truffa dello specchietto" in un'industria nazionale. Un business dal fatturato impossibile da quantificare, ma certamente milionario: basti ricordare il maxi-sequestro del 2016, quando lo Stato sottrasse a esponenti del clan ben 840.000 euro in contanti e beni, ufficialmente riconducibili a semplici "manovali della terra".

La truffa dello specchietto trasformata in industria della truffa dal clan zingaro Fiaschè!
LA TRAPPOLA A TORRETTE
L’ultimo episodio di questa "trasferta" marchigiana si è consumato ieri mattina a Torrette, nei pressi del semaforo di via Conca, già teatro di tragici eventi come l'investimento a novembre di David MONTICELLI.
In azione c’era Giuseppe Arcangelo FIASCHÉ, appena 22 anni ma già un "professionista" con precedenti specifici tra Milano, Messina e le Marche. Il giovane era stato già arrestato dalla Guardia di Finanza di Fermo e condannato nel 2023, per poi essere colpito da misure cautelari a Trecate (Novara) nel 2024.
Al suo fianco la moglie, Maria Pia MIRABILE, anch'ella 22 anni. La coppia è stata però tradita dalla scelta della vittima: una bella 60enne osimana, M.G.M., impiegata statale e tutt’altro che ingenua. La donna, dopo aver avvertito il classico "colpo secco" sulla fiancata mentre superava l’auto dei siciliani ferma in corsia d’emergenza, non si è lasciata intimidire dalle richieste di denaro contante (tra i 300 e i 400 euro) reclamate con urgenza.

Nella foto di repertorio, Alfio FIASCHE' dell'omonimo clan di Noto di cui fa parte anche Giuseppe Arcangelo: entrambi arrestati, come tanti altri FIASCHE', sul "lavoro" della truffa degli specchietti
IL BLITZ E LE PIETRE NEL REGGISENO
Mentre la vittima invitava la coppia a seguirla verso una vicina area di servizio per compilare il CID — proposta ovviamente rifiutata dal FIASCHÉ — il destino dei truffatori era già segnato. La loro auto era infatti finita nella "black list" delle telecamere OCR della Polizia Locale di Ancona, i sofisticati occhi elettronici che leggono le targhe in tempo reale e che ne avevano tracciato ogni movimento sospetto fin dall'ingresso in città.
In un istante, l’area di servizio di via Conca è diventata il set di un film d'azione: auto "civili" della Polizia Locale e Volanti della Squadra Mobile hanno azionato sirene e lampeggianti circondando il mezzo. Il FIASCHÉ, nel disperato tentativo di fuggire, ha tentato una manovra azzardata rischiando di investire un agente della squadra "Anti-degrado".
Portati presso la Questura di Ancona, il dettaglio più inquietante è emerso durante i controlli: Maria Pia MIRABILE, che viaggiava con il figlioletto tra le braccia per simulare una normale famigliola, nascondeva nel reggiseno diverse pietre appuntite. Erano gli "attrezzi del mestiere", utilizzati per colpire le auto delle vittime e simulare l'impatto dello specchietto.
L’ARRESTO E IL LEGALE DI FIDUCIA
Mentre la donna è stata denunciata a piede libero per tentata truffa in concorso, Giuseppe Arcangelo FIASCHÉ è finito in arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. A difenderli è stato chiamato un avvocato del foro di Bologna, Daniele D'URSO di Budrio: l’ennesima conferma che, per dei sedicenti "nullatenenti", il raggio d'azione e le disponibilità economiche del clan non conoscono confini. Per ogni segnalazione o denuncia, i cittadini possono rivolgersi direttamente agli uffici della Questura in via Gervasoni.



