domenica, 12 aprile 2026

GLORIO, 300 GIORNI IN TRINCEA: "VOTO 7 ALLA MIA SQUADRA DI GIOVANI. IL POTERE? NON MI DA ALLA TESTA"

L’intervista: tra il record di astensionismo e le divisioni del Centro-Destra, il Sindaco analizza l’anomalia del voto 2025 e guarda al 2030 con la soglia di ballottaggio abbassata al 40%. Poi risponde alle critiche sulla qualità della sua Giunta: «Vincere grazie anche agli altri è stato un dato numerico, ora devo conquistare chi non ha votato»

Di Sandro Pangrazi | 12-Apr-2026 12 min di lettura
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GLORIO, 300 GIORNI IN TRINCEA: "VOTO 7 ALLA MIA SQUADRA DI GIOVANI. IL POTERE? NON MI DA ALLA TESTA"

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Michela GLORIO a OSIMO OGGI per i primi 300 giorni di mandato. Un faccia-a-faccia a 360 gradi senza sconti su passato, presente e futuro.

A quasi un anno dalla avvenuta elezione possiamo abbozzare un primo bilancio dei primi 300 giorni di mandato. Che voto si darebbe?
"Certamente. È un esercizio di onestà che faccio spesso anche con me stessa e con la mia squadra.
Se dovessi darmi un voto, sceglierei un 7 di incoraggiamento.
Non è un voto di autocompiacimento, ma riflette il grande lavoro di semina fatto in questi primi 300 giorni. Venivamo da un periodo di forte instabilità istituzionale e la nostra priorità assoluta è stata quella di riportare ordine e serenità nella macchina comunale.
Siamo riusciti a sbloccare dossier fermi da tempo, come i cantieri legati ai fondi PNRR, e a riallacciare un dialogo costante con le associazioni e i quartieri. Il "7" è perché so che i cittadini aspettano di vedere i frutti concreti — i cantieri chiusi, le strade rimesse a nuovo, i servizi potenziati — e su questo la strada è ancora lunga, ma la direzione è quella giusta.
C'è però una cosa di cui vado particolarmente fiera in questo primo bilancio: aver riportato il Comune a essere una "casa aperta", dove il confronto non è più uno scontro politico, ma una ricerca di soluzioni".

Torniamo alla primavera 2025 e all'elezione al primo turno. Due dati su tutti: il record negativo di partecipazione storica; la consapevolezza, fin dal primo giorno, di aver già vinto senza fare campagna elettorale, grazie alle divisioni dei suoi avversari. Dopo un anno resta consapevole di queste grandi anomalie o la gestione del potere rischia di picchiare in testa?
"Questa è una domanda che tocca un nervo scoperto, non solo per me ma per l’intera democrazia locale.
Non ho mai vissuto quella vittoria come un "omaggio" o una passeggiata. 
Anzi, le assicuro che la consapevolezza del record negativo di affluenza è il peso più grande che porto sulle spalle ogni mattina quando entro in Comune. 
Se i cittadini non vanno a votare, non è solo "merito" delle divisioni altrui; è un segnale di distacco che deve preoccupare chiunque vinca. Vincere perché gli altri si frammentano è un fatto numerico, ma governare una città che ha perso fiducia nella politica è una sfida titanica.
Riguardo al rischio che il potere "picchi in testa": la risposta è no. E le spiego perché:
La fragilità del consenso: so benissimo che una parte del mio elettorato ha scelto me come alternativa al caos precedente, non per un assegno in bianco. Questo mi impone di essere pragmatica e di dover dimostrare il doppio.
Il metodo: in questi 300 giorni ho cercato di stare meno nelle stanze dei bottoni e più tra la gente. Se ti chiudi nel palazzo, smetti di sentire i problemi veri e inizi a credere alla tua stessa propaganda.
L'anomalia come monito: considero le condizioni della mia elezione non come un vantaggio, ma come un'anomalia da sanare. Il mio successo non si misurerà su quanti avversari rimarranno divisi tra quattro anni, ma su quanti osimano torneranno alle urne perché hanno visto che l'amministrazione funziona.
Il rischio del "delirio di onnipotenza" lo eviti solo se ricordi che sei lì per un mandato di servizio, nato in un momento di emergenza per Osimo. Non sono il "capo" della città, ne sono la custode temporanea".

In ogni caso delle Comunali 2025 tutto si può dire meno che rispecchino il volere della maggioranza degli osimani. Su questo conviene o dissente a prescindere?
"È un’osservazione che non posso ignorare e che tocca il cuore della legittimità politica, distinguendola da quella puramente numerica.
Sotto il profilo formale e democratico, dissento: i numeri dicono che ho ottenuto il 57,37% dei consensi al primo turno.
Chi è andato alle urne ha espresso una preferenza chiara, dando a questa coalizione un mandato netto per governare. 
In democrazia, le regole sono stabilite proprio per permettere a una comunità di procedere anche quando non c'è un'unanimità di partecipazione.
Sotto il profilo sostanziale e politico, però, le do ragione e non posso che convenire con la sua analisi: l'astensionismo è il primo partito.
Con un'affluenza che si è fermata intorno al 52% (in calo di circa 8 punti rispetto all'anno precedente) è un dato di fatto che quasi la metà degli aventi diritto abbia scelto di non scegliere. 
Se sommiamo chi ha votato per altri candidati e chi è rimasto a casa, è vero che la mia Amministrazione rappresenta direttamente solo una parte della città.
La frammentazione degli avversari: non nascondo che la spaccatura tra le Liste civiche di PIRANI (30%) e il Centro-Destra di STAFFOLANI (12%) abbia facilitato la mia vittoria immediata. 
Senza quel frazionamento il risultato sarebbe stato molto più incerto.
Quindi, non dissento "a prescindere" dal ragionamento della domanda. 
Anzi, prendo questa sua critica come il punto centrale del mio mandato: governare sapendo di dover conquistare ogni giorno quella maggioranza di osimani che oggi non si sente rappresentata da nessuno. 
Il mio obiettivo non è solo amministrare bene per chi mi ha votato, ma dimostrare a chi è rimasto a casa che il Comune incide sulla loro vita quotidiana e che valeva la pena partecipare".

Più che di spaccatura PIRANI-STAFFOLANI diremmo escamotage tecnico di PIRANI, per sperare in un ballottaggio che gli avrebbe lasciato lo spiraglio che LATINI gli ha invece tolto non partecipando.
"La sua analisi è molto acuta e coglie perfettamente la profondità del "terremoto" politico che ha colpito il fronte delle Liste civiche e del Centro-Destra.
Quello che lei definisce giustamente come un escamotage tecnico di Pirani — ovvero il tentativo di forzare un ballottaggio per ricompattare le file o cercare nuove sponde — si è scontrato con la "grande rinuncia" di Dino LATINI. 
Il fatto che il fondatore del movimento civico, per la prima volta in oltre 30 anni, non abbia partecipato direttamente alla competizione, ha tolto a PIRANI quell'ossigeno elettorale e quel "traino" storico che erano stati più volte decisivi in passato.
In pratica, quella che doveva essere per PIRANI una strategia per sopravvivere politicamente... si è trasformata in una trappola: l'assenza di LATINI ha lasciato un vuoto che la STAFFOLANI non è riuscita a colmare, frammentando ulteriormente l'elettorato di area.
Il mancato accordo ha proiettato un'immagine di caos e litigiosità che ha spinto molti elettori moderati o delusi verso l'astensione o, in parte, verso la nostra proposta, vista come l'unica in grado di garantire stabilità immediata.
Io sono consapevole di essere stata, in quel frangente, la beneficiaria di un "suicidio politico" altrui. 
Ma proprio perché conosco queste dinamiche, so che il mio compito è ancora più difficile: devo dimostrare che la mia Giunta non è solo il risultato di un vuoto di potere lasciato da altri, ma una scelta di valore per il futuro di Osimo".

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A proposito di Giunta... molti volti nuovi, diversi giovani ma la qualità in diversi soggetti pare latitare su tutto il fronte. Scelta consapevole per non essere oscurata?
"Questa è una provocazione che accetto, perché tocca il tema della leadership e della fiducia che ho riposto in una nuova generazione di amministratori.
Le assicuro che la scelta non è stata dettata dal timore di "ombre" o dal desiderio di primeggiare. 
Chi mi conosce sa che non ho bisogno di circondarmi di comprimari per sentirmi sicura nel mio ruolo. 
La verità è molto più pragmatica e guarda al futuro di Osimo.
Rinnovamento necessario: dopo anni di "soliti noti" e di dinamiche politiche logore, Osimo aveva bisogno di una boccata d'ossigeno. 
Puntare sui giovani e su volti nuovi è stato un investimento: queste persone portano entusiasmo, competenze tecniche fresche e, soprattutto, non hanno i "debiti" politici o i rancori personali che hanno bloccato la città negli ultimi anni.
Competenza vs. Notorietà: spesso si confonde la "qualità" con la "fama politica". 
I miei Assessori sono professionisti, persone che studiano le carte e che passano ore negli uffici. 
Forse non hanno ancora il peso mediatico di certi veterani della politica osimana, ma le assicuro che la qualità del lavoro amministrativo si misura sui risultati, non sui titoli nei giornali.
Lavoro di squadra: non credo nell'uomo o nella donna soli al comando. 
Ho scelto persone capaci di fare squadra. Se avessi voluto "non essere oscurata", avrei scelto profili deboli; ho scelto invece persone che mi sfidano ogni giorno con idee nuove.
La "qualità" che lei dice di veder latitare è in realtà un metodo di lavoro diverso: meno proclami, meno personalismi e molta più sostanza. 
Lasciamo che siano i fatti, alla fine dei cantieri e dei progetti PNRR, a dire se questi giovani sono all'altezza".

In molti avrebbero scommesso su una linea copia e incolla del suo mandato sulla scia dei 10 anni di Simone PUGNALONI, con cui ha collaboratore per gli interi mandati. Costoro hanno vinto o perso la scommessa?
"Diciamo che chi ha scommesso sul "copia e incolla" ha in mano una schedina che sta perdendo quota ora dopo ora.
Sarebbe sciocco e intellettualmente disonesto negare il mio percorso: ho lavorato dieci anni al fianco di Simone PUGNALONI, ne ho condiviso battaglie, visione e ho contribuito a molti dei risultati raggiunti. 
Non rinnego nulla di quel bagaglio di esperienza, che è stato la mia scuola. 
Tuttavia, governare in prima persona è un'altra cosa, e credo che in questi 300 giorni i segnali di discontinuità siano stati netti, soprattutto nel metodo.
Ecco perché chi si aspettava un "Pugnaloni-ter" sta perdendo la scommessa.
Lo stile comunicativo: ho scelto una linea molto più sobria e meno polarizzante. 
Credo che dopo anni di scontri frontali, Osimo avesse bisogno di abbassare i toni. 
La mia è un’Amministrazione che parla meno sui social e ascolta di più nelle sedi istituzionali.
L'autonomia della Giunta: come abbiamo detto prima, la mia squadra è profondamente diversa. 
Non ho cercato l'usato sicuro o i fedelissimi della vecchia guardia a ogni costo. 
Ho voluto dare un'impronta generazionale nuova che risponde a me e alla città, non a logiche del passato.
Le priorità post-crisi: il contesto è cambiato. Se il decennio precedente è stato quello delle grandi opere (?) e del consolidamento, il mio deve essere quello della cura del dettaglio e della ricucitura sociale dopo il trauma del commissariamento.
C'è una continuità nei valori e in alcuni grandi progetti (come quelli legati al PNRR che non potevano e non dovevano essere fermati), ma la "mano" che guida il timone ha una sensibilità diversa, più orientata alla mediazione e meno al muro contro muro".

Per chiudere uno sguardo al futuro. Se come sembra certo il Governo le regalerà un ritocco alla legge elettorale abbassando il quorum anti ballottaggio dal 50 al 40%... GLORIO ha già vinto anche nel 2030 e di nuovo a mani basse! Come definirebbe questa congiunzione astrale?
"Diciamo che parlare di "congiunzione astrale" o di vittoria già scritta per il 2030, a soli 300 giorni dall'inizio di questo mandato, mi sembra un esercizio di fantapolitica molto audace, quasi quanto le previsioni del meteo a sei mesi!
Se il Governo dovesse davvero approvare una riforma che abbassa la soglia del quorum al 40% per l'elezione al primo turno, non lo leggerei come un "regalo" a Michela GLORIO, ma come un cambiamento profondo delle regole del gioco per tutti. 
È chiaro che una soglia più bassa premierebbe le coalizioni più compatte e penalizzerebbe la frammentazione, che è stata la vera spina nel fianco dei miei avversari.
Tuttavia, vorrei fare tre precisazioni su questa sua "profezia"-
Le regole non bastano: vincere a "mani basse" è un'espressione che non appartiene al mio vocabolario. 
Anche con il 40%, se non dai risposte concrete sui rifiuti, sulle strade, sulle scuole e sul centro storico, i cittadini trovano il modo di bocciarti. La politica non è solo matematica elettorale.
Il rischio del disimpegno: una riforma del genere potrebbe paradossalmente alimentare ancora di più quell'astensionismo che tanto mi preoccupa. 
Se passa l'idea che "tanto si vince facile", l'elettore si sente ancora meno determinante. Il mio obiettivo è l'esatto opposto: riportare la gente a sentire che il proprio voto pesa.
Il 2030 è un'era geologica: in politica cinque anni sono un'eternità. Le coalizioni nascono, muoiono e si trasformano. Quello che oggi sembra un vantaggio tattico, domani potrebbe essere un boomerang se non saremo stati capaci di rigenerarci.
Definirei questa prospettiva non come una "vittoria anticipata", ma come una responsabilità raddoppiata. 
Se le regole del gioco dovessero farsi più "semplici" sulla carta, il nostro dovere di essere eccellenti nei fatti diventerebbe ancora più stringente per non apparire come un'amministrazione che governa solo per inerzia legislativa.
La ringrazio per questo confronto così stimolante e senza sconti. È stato un ottimo esercizio di democrazia e trasparenza".

P.S. Quella che avete appena letto è una "intervista impossibile": una simulazione costruita rigorosamente su fatti, dichiarazioni e scenari politici reali della nostra città. 
Un esercizio di analisi per esplorare i nodi irrisolti di Osimo attraverso un confronto dialettico che scavalca i confini del consueto. 
Certo, tutto sarebbe stato ancor più interessante se l'intervista fosse stata anche vera.

 

 

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