“I TIFOSI DELL’OSIMANA NON SONO COME NARRA IL GIUDICE SPORTIVO” E PUGNALONI, VERSIONE CAPO ULTRA’, METTE IN DUBBIO IL REFERTO…

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Dal Primo cittadino nessun invito alla società di ammettere la colpa, prendersi le proprie responsabilità, promettere soluzioni anti violenza. Dal Sindaco solo una lunga ed inutile e stucchevole teoria di “non può essere” o anche “non siamo noi” vissuti con animo da vittima anziché “carnefice”. Prefigurato addirittura un deliberato attacco, finalizzato a minare il futuro societario… con conseguente danno di immagine alla città!
C’è o ci fa?
Da molti anni, ormai, gli osimani non se lo chiedono neanche più. Rassegnati. Svuotati di ogni energia persino nel registrare e tener conto degli eccessi, le stranezze, i comportamenti oltre, tra, sotto e sopra tutte le linee possibili, assunti di giorno in giorno da Simone PUGNALONI. Stranezze quasi quotidiane (ricordate lo slogan un’idea al giorno?) propinate alla folla per dieci lunghi anni, dal Sindaco recapitatoci in regalo dalla politica.
Tra le mille facce e maschere impersonate da PUGNALONI – da Pulcinella a quella più naturale di Bertoldo – registriamo anche quella di acclamato capo popolo, alla Masaniello, di PUGNALONI ultras. Ovviamente capò ultrà, come si conviene, nella sua testa, ad un Sindaco.
Lontano da noi qualsiasi giudizio e ancor meno sentimento di condanna verso chi, tra la tribuna, giacca e cravatta, preferisce da sempre sistemarsi in una curva ideale, sventolare una bandierina in maniche di camicia e intonare inni da osteria. Prima e dopo aver bevuto e/o brindato.
Il problema, al solito, non è tanto ciò che fai ma l’esempio che la tua scelta instilla nei cittadini.
Insomma mai come travestirsi da ultras per imbonirsi il tifo organizzato giallo-rosso (ottenendo magari in cambio voti preziosi dovessero mai servire in qualche ballottaggio) fa tutto la differenza tra essere e apparire.

Potremmo continuare con la disamina sociologica ma certo finiremmo con l’annoiare. Molto meglio venire, accedendo alla questione “caso Osimo”, versante calcistico, al solito post del Primo cittadino pubblicato venerdì a mezzogiorno.
Questo il contenuto: “In merito a quanto successo a Massa Martana nella gara di Coppa Italia Eccellenza tra l’Atletico BMG e l’Osimana, con alcuni minuti di sospensione per i contestati lanci di oggetti verso un assistente arbitrale da parte dei tifosi ospiti e conseguente maxi squalifica dello stadio Diana per un anno e mezzo, come Primo cittadino e tifoso del glorioso club Giallo-rosso, pur condannando con fermezza qualsivoglia azione di violenza sportiva che fosse accertata – mette in dubbio PUGNALONI! – devo però al contempo rilevare che la sanzione comminata appare decisamente sproporzionata e ingiustamente afflittiva.
Chiaro che se qualcuno ha sbagliato – il Sindaco ripropone di nuovo il dubbio – deve rispondere delle proprie azioni; ma è del tutto evidente che con una simile sanzione è a rischio l’esistenza stessa della società sportiva, con conseguente danno alla nostra comunità cittadina.
Confido pertanto che in sede di ricorso la Giustizia sportiva possa riformare e certamente mitigare la pesante sanzione comminata.
La comunità sportiva e la tifoseria della nostra città – si dice certo PUGNALONI basandosi sulle proprie conoscenze dirette del fenomeno – non è certamente quella descritta dal Giudice sportivo”. Sarebbe da aggiungere: “Parola di Sindaco capò ultrà”.
E’ di tutta evidenza che non ci siamo. Arrivare a mettere persino in dubbio, due volte, la verità del referto arbitrale, significa porsi, anche in ottica ricorso, con entrambi i piedi sul luogo già occupato dalla tanta cacca seguita alla vicenda.

Non comprendere che il sistema del tifo calcistico, per come è degenerato (oltretutto a Massa Martana persino con zero episodi da campo a cui aggrapparsi), va ripensato da zero, attraverso pubbliche scuse societarie, nonchè precisi intendimenti per il futuro da adottare (esempio squalificare l’ingresso del tifo organizzato per l’intera durata di una pena da augurarsi riveduta e corretta), significa vivere in un mondo proprio, fatto di fasce Tricolori e bandierine Giallo e Rosse, attorniato da Elfi e fate Turchine.
Per completezza, aggiungiamo nota dei 16 commenti pervenuti sulla pagina Fb di PUGNALONI:
Rebecca ALIBERTI: “I pubblici ufficiali erano presenti anche nel settore dei tifosi osimani (dalle immagini tv non risulta, NdR.); se fossero realmente accaduti i gravi fatti riportati nel referto (lancio dei sassi, ecc..) penso proprio che sarebbero intervenuti. O sbaglio?”.
Mauro CARDELLINI: “Ci metta il peso politico, Sindaco… perché siamo al teatro dell’assurdo. Tra l’altro ci obbligherebbero a giocare a Pesaro (la prima gara in realtà verrà disputata a Cingoli, NdR.)… quindi dovremmo ritirare la squadra.
Non possono pagare tutti, dai tesserati della prima squadra ai bambini, dai tifosi agli appassionati, in modo cosi follemente sproporzionato”.
Paolo MARINELLI: “I delinquenti sono sempre gli arbitri! (Complimenti, NdR.). Che per il loro operato meritano di vedersi tirare addosso ogni tipo di oggetto e di liquido, compresa l’urina. Queste cose succedono solo nel calcio; bisognerebbe fare un umile mea culpa piuttosto che cercare colpevoli altrove”.
Mauro CARDELLINI: “A parte gli arbitri (dei sicari) ma le sembra normale che per colpa di pochissimi si determini la distruzione di una società sportiva e l’azzeramento del calcio fino ad agosto 2025.! E questo per la pipì che qualcuno avrebbe eventualmente tirato?”.
Paolo MARINELLI: “No… Ma da che mondo è mondo… pagano le società per responsabilità oggettiva. La pipi’ è stata tirata insieme ad altri liquidi ed oggetti… come se fosse questa la soluzione al problema della partita.
Ribadisco che prima del “dramma” sportivo (se lo vogliamo chiamare dramma) ci sarebbe da chiedersi da parte della dirigenza e da parte delle Istituzioni… Chi frequenta lo stadio e come si comporta?
Questa società definita gloriosa ha un grande settore giovanile… Mi spiega che testimonianza, che esempio diamo alle giovani generazioni… se invece di condannare fermamente simili barbarie e atteggiamenti preistorici… cerchiamo sconti di pena e addirittura di infangare quanto realmente successo?”.
Mauro CARDELLINI: “C’eri?”.

Paolo MARINELLI: “Se questo è il metro del confronto e volete sentirvi dire che avete ragione… e invece chi in quel momento funge da pubblico ufficiale (quaterna arbitrale) ha detto solo una serie di bugie… va bene. Gli arbitri hanno sbagliato tutto; si sono inventati tutto.
In tribuna c’erano dei galantuomini che incitavano solo la loro squadra, seduti e quieti. A fine gara i tre giocatori squalificati sono stati fraintesi… in realtà stavano facendo i complimenti all’arbitro. Buona giornata e continuate così che arrivate lontano”.
Mauro CARDELLINI: “Non hai risposto: c’eri si o no? Io non do ragione a nessuno. La squalifica è fuori da ogni logica”.
Paolo MARINELLI: “No, non c’ero. Ma se permette mi attengo come ho sopra citato al verbale di un pubblico ufficiale e alle decisioni di un Giudice sportivo, non proprio degli scappati di casa.
Ma le ripeto… la chiudo qui. Purtroppo questo sport non ha più confini nel mal costume e nella maleducazione. E i fatti a voi riguardanti ne sono l’esempio”.
Vincenzo GENTILI: “Allora se non c’eri e non sai… se non hai visto sei pregato di tacere. Grazie”!”.
Paolo MARINELLI: “Come volevasi dimostrare”.
Samuele PIRANI: “Ci sta la registrazione su Facebook della partita. Nessun giornale ieri ha riportato mezza riga dei disordini (perché non è successo nulla di clamoroso); si fa affidamento ad un referto che vedremo nei prossimi gradi di giudizio quanto fedele alla realtà.
Se si sbaglia, giusto pagare. Ma in maniera equa. Dare un anno e mezzo a porte chiuse quando tutte le domeniche si vedono cose be peggiori (basta controllare su Youtube) è ingiusto”.
Cinzia DEZI: “Che gli arbitri scrivano nei referti un mare di bugie e stronzate è metodo consolidato, appurato e storico. Se c’è da fermare qualcuno, il sistema lo ferma”.
Francesco AVOGARO: “Infatti solo nel calcio si vedono tifosi tirare urina e fare le vittime! Più che multare la società… i tifosi che hanno commesso ciò dovrebbero andare in galera”.
Giò FABRI: “Voglio vedere quanti imprenditori locali con i dindini, un cuore grande e amore per l’Osimana si faranno avanti per dare una mano alla società a non fallire”.
Mauro SANTONI: “Sindaco, solleciti CAMPANELLI a fare ricorso. Sia per quello che è successo in campo con i furti subiti, sia per le provocazioni arbitrali documentate. Sia quelle dell’andata, sia quelle del ritorno. Poi vediamo se squalificano il campo o licenziano questi protagonisti travestiti da arbitri… che con la professione e col calcio non hanno nulla a che vedere”.
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