mercoledì, 09 settembre 2026

IL CONSIGLIO DI STATO PROLUNGA IL CALENDARIO VENATORIO A CACCIATORI IN VIA D'ESTINZIONE: -76% NELLE MARCHE

Il 24 agosto la sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa ha sconfessato il pronunciamento del Tar favorevole ad una chiusura anticipata della stagione al 10 gennaio. Questo nonostante i numeri marchigiani condannino il settore: nella regione rimangono attive soltanto 7.927 doppiette, per lo più over 65, contro una popolazione di 33.002 praticanti appena venti anni fa. L'Assessore Bugaro esulta per la difesa di un bacino elettorale che in pratica non esiste già più

Di Sandro Pangrazi | 09-set-2026 4 min di lettura
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IL CONSIGLIO DI STATO PROLUNGA IL CALENDARIO VENATORIO A CACCIATORI IN VIA D'ESTINZIONE: -76% NELLE MARCHE

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Scontro totale nelle Marche sulla gestione della fauna selvatica. 
Dunque il Consiglio di Stato, il 24 agosto scorso, ha scritto l'ultimo capitolo giudiziario sul calendario venatorio, riaprendo i termini della stagione per i cacciatori attivi sul territorio regionale. 
Contemporaneamente, i dati ufficiali raccolti a livello nazionale e locale della Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia) delineano un quadro demografico inequivocabile: la storica pratica delle doppiette domenicali sta affrontando un declino numerico senza precedenti, che riduce i praticanti a una piccolissima minoranza, sia a livello nazionale che soprattutto regionale e quindi anche sul territorio osimano. 
Di seguito l'analisi dettagliata di una realtà che fortunatamente viaggia verso l'estinzione biologica. 

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La sentenza numero 6600 e lo stop ribaltato
La Sesta sezione del Consiglio di Stato, tramite la sentenza di merito numero 6600 pubblicata il 24 agosto 2026, ha formalmente ribaltato la precedente decisione del Tar Marche. 
I giudici di primo grado della Seconda sezione, con il provvedimento emesso il 27 novembre scorso, avevano accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste (tra cui Wwf, Lipu e la stessa Lac) imponendo nelle Marche l'anticipazione dello stop al calendario venatorio al 10 gennaio 2026 per tutelare i volatili. 
Con questa nuova pronuncia definitiva del Consiglio di Stato, l'organo di secondo grado ha invece ripristinato i termini originari della delibera, confermando la chiusura della caccia per alla beccaccia e ai turdidi per ulteriori tre settimane, ovvero al 31 gennaio.

Il valore legale del parere Ispra e l'impatto nazionale
Il verdetto depositato il 24 agosto stabilisce un principio cardine che, pur applicandosi alla sola delibera delle Marche, crea un precedente fondamentale per i calendari venatori di tutta Italia. 
La sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa chiarisce infatti che le indicazioni scientifiche fornite dall'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) non costituiscono un vincolo assoluto o dogmatico per le amministrazioni locali. 
Qualsiasi Regione ha la piena facoltà legale di discostarsi dai pareri restrittivi dell'istituto nazionale, purché la scelta sia sostenuta da adeguate istruttorie e da aggiornate evidenze tecnico-scientifiche contrarie prodotte a livello locale. 

Il crollo record delle licenze nelle Marche
In contemporanea con gli sviluppi del tribunale, il report stagionale della Lac mette a nudo lo svuotamento del comparto venatorio. 
Nelle Marche la caccia registra la contrazione più pesante dell'intera penisola: le licenze reali sono crollate dai 33.002 praticanti censiti nel 2007 agli appena 7.927 dell'ultima stagione, registrando una perdita netta del 76% degli iscritti in meno di un ventennio.

La demografia e il dato locale su Osimo
A fronte di 429.484 cacciatori attivi in tutta Italia (lo 0,7% dei cittadini), nelle Marche la quota scende ad appena lo 0,52% della popolazione regionale. 
Si tratta di una categoria in cui gli over 65 superano il 60% e i giovani sotto i 30 anni non toccano il 3%. 
Rapportando questo trend alla realtà del comune di Osimo, la cerchia dei praticanti si riduce ormai a una stima di appena 170-180 cacciatori attivi sul territorio comunale, configurando la gestione della fauna come una prerogativa in mano a una minoranza microscopica.

Il tramonto politico di un Assessore
La parabola politica dell'Assessore regionale Giacomo BUGARO si chiude così su un paradosso evidente: difendere strenuamente un calendario venatorio (mentre i dati reali certificano la fine biologica della categoria) somiglia alla difesa disperata di un fortino ormai vuoto. 
Esultare per una sentenza non salverà un bacino elettorale storico che, nel giro di una generazione, appare destinato a scomparire per ragioni anagrafiche, costringendo la politica locale a fare i conti con una stragrande maggioranza di cittadini ormai orientata alla tutela dell'ambiente. 

 

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