IL DIVORZIO ALL’ANCONETANA E’ FUORILEGGE, RIPUDIO ANNULLATO LA CORTE DI APPELLO RIDICOLIZZA SILVETTI E IL DIRIGENTE ANAGRAFE

La Legge italiana non riconosce la “talaq” islamica e ordina al Comune di Ancona di ridichiarare la coppia marito e moglie. Incredibile l’ignavia di una Amministrazione di Centro-Destra, la prima dopo 70 anni di Sinistra, assoggettatasi senza opporre difficoltà alle regole discriminatorie e alle pretese di culture distanti secoli dalle norme della Repubblica. Fratelli di Italia batta un colpo
di Sandro PANGRAZI
Qualcuno suoni la sveglia al Dirigente dell’ufficio Anagrafe di Ancona Giorgio FOGLIA.
Nel frattempo gli anconetani si interroghino un attimo sul proprio Sindaco Daniele SILVETTI (Forza Italia) e soprattutto a chi, dopo 70 anni di Sinistra, hanno affidato la propria città.
Come anche un bambino avrebbe potuto sentenziare è di ieri il riconoscimento, davanti la Corte di Appello di Ancona, che il divorzio alla musulmana, secondo il principio noto come “Talaq bil tal”, è un ottimo sistema per liberarsi della propria moglie… a patto di trovarsi ad esercitarlo nello Stato indiano del Bengala.

A capirlo non dovrebbe servire una laurea particolare, né si dovrebbe ricorrere a Leonardo da Vinci per comprendere come, una volta giunti in Italia, la legge da rispettare è unicamente quella della Repubblica.
A maggior ragione, facciamo notare agli anconetani che hanno votato SILVETTI e Centro-Destra (magari immaginando e sperando, riguardo all’andirivieni incontrollato di stranieri, un pizzico di maggiore ordine nella cosa pubblica), allorquando a decidere in prima istanza è una Amministrazione che dovrebbe tutelare il pensiero, l’operato, le norme del civile convivere, specie familiare.

Insomma pur di non redarguire e affidare il Dirigente FOGLIA a competenze meno pericolose, giustificando fino all’ultimo il dipendente anagrafe, responsabile di aver esposto al ridicolo l’immagine di una città capoluogo di regione, il Sindaco SILVETTI ha preferito non batter ciglio e comportarsi come un Sindaco di estrema Sinistra, fautore dell’accoglienza a prescindere… a cominciare dalle leggi altrui!
Tutto questo, per fortuna degli Italiani, non si può ancora fare. E speriamo che a nessun altro, domani mattina, venga in mente, anziché affrontare una costosa causa di separazione e divorzio secondo la legge italiana, di mostrare al Dirigente FOGLIA di annotare un ulteriore documento di eseguita “talaq!
Nel caso, per chi ad Ancona vorrà provarci, la strada da seguire è decisamente semplice. Basterà frequentare una moschea e ottenere un documento in cui si attesta di essere un bravo musulmano… dopo di che e vai con le nuove mogli a tutto andare… liberi di esercitare a piacimento la talaq, ovvero un banale ripudio da ripetersi, secondo un rito millenario pre ordinato, tre volte in un breve periodo di tempo, avanti a testimoni.

A questo punto, documento in mano, recarsi all’ufficio Anagrafe e chiedere personalmente del dottor FOGLIA il quale, secondo le proprie libere convinzioni, non potrà esimersi dal prendere atto della vostra decisione, avvalorata da un qualsiasi Tribunale islamico, e restituirvi la perduta libertà!
Da osimani consigliamo ai nostri dirimpettai di non farlo. Non solo e non tanto perché, magari, considerato il clamore della vicenda, nei prossimi giorni potrebbero non trovare più il dottor FOGLIA a prendersi cura dell’istanza… ma anche perché la sentenza appena emessa parla chiaro: il ripudio islamico in Italia non ha valore.
Tanto che al più volte ricordato dottor FOGLIA giungerà presto l’ordine di cancellare dal registro di Stato civile la annotazione del furbetto marito bengalese, 45 anni, che dunque, in barba a Maometto, per la l’Italia resta sposatissimo e pure padre di due figli minori. Con tutte le responsabilità che derivano e conseguono ad un marito e padre.
A noi, da cittadini italiani e cittadini di Destra, resta invece la rabbia. Rabbia vera per aver visto una Amministrazione di Destra comportarsi “peggio” di una Ong o delle mille organizzazioni anti italiane operanti a Sinistra alla perenne caccia di voti.
Come sia stato possibile dar vita ad una autentica barzelletta capace di gettare nel ridicolo (passi per il Dirigente che avrà avuto le sue idee) persino una Amministrazione appena insediatasi, dopo sette decenni ininterrotti di Pci-Pds-Ds e Pd… resta un fatto inspiegabile.

Sarebbe bastato opporre del banale buonsenso, prendere tempo, informarsi, studiare un pò… e magari scoprire di sentenze di Cassazione del 2020 ispirate da un massimario comportamentale del Ministero dell’Interno e in precedenza dalla legge 218/95… insomma applicandosi un pochino non sarebbe stato davvero difficile evitare di farsi riconoscere.
Tornando alla vicenda, la moglie bengalese di 37 anni aveva scoperto di non essere più sposata soltanto a giugno, peraltro avviando le pratiche di separazione, ma alla maniera italiana, spulciando le carte in Anagrafe… venendo così’ a scoprire di essere stata ripudiata dal marito e di non avere diritto ad un ciufolo.
Da qui il ricorso della donna, davanti la seconda sezione della Corte di Appello, tramite l’avvocato Bernardo BECCI.
Tribunale che ieri ha positivamente sciolto la riserva ordinando al Comune di Ancona la cancellazione della avvenuta registrazione per una serie di motivazioni a cominciare dalla circostanza il “talaq” non è – Santo Iddio – riconosciuto nell’ordinamento giuridico italiano, oltre che discriminatorio essendo riservato solo al marito… unico coniuge abilitato a liberarsi dal vincolo matrimoniale.

Per la Corte non è stato rispettato il principio dell’ordine pubblico processuale, non essendo garantiti, nell’ambito dei procedimenti di divorzio per ripudio, il diritto di difesa della moglie, oltre alla effettività del contraddittorio.
In buona sostanza, parrà strano a SILVETTI e al dottor FOGLIA – sono stati lesi i diritti della donna.
Vale ricordare anche le motivazioni, per quanto scarse, sostenute dal Sindaco SILVETTI a vicenda già esplosa.
Secondo il Sindaco di Forza Italia e il suo Dirigente Anagrafe, il Comune di Ancona (peraltro estraneo al processo) si era opposto alla richiesta di cancellazione espressa dalla donna rivendicando la legittimità del proprio operato.
Secondo il dottor FOGLIO il suo ufficio aveva “solo” recepito una documentazione già vagliata dall’Ambasciata.

L’avvocato BECCI aveva eccepito, mettendolo bene in mostra, la irricevibilità da parte dell’ordinamento italiano di un provvedimento oscurantista, contrario all’ordine pubblico in quanto discriminatorio, oltre che in violazione del principio di parità tra uomo e donna.
“Si tratta – ha osservato BECCI a sentenza emessa – di una delle prime pronunce di questo genere in Italia; una sentenza che apre le porte a una riflessione sulla compatibilità di regole, appartenenti ad altre culture, con i valori della nostra civiltà giuridica”.
Decisamente commossa la ex moglie ripudiata, ora riabilitata e in grado di separarsi dall’uomo secondo le nostre regole.
“La mia – ha spiegato la 37enne – è una battaglia portata avanti anche in nome di tutte le donne oppresse dall’Islam. Una strada importante si è aperta; d’ora in poi, anche altri Comuni che dovessero ritrovarsi nella situazione di Ancona, non potranno non tener conto di questa sentenza di civiltà”.
Vicenda legale in archivio? Probabilmente non ancora. Data la questione di grande attualità e la pubblicità assicurata dal tema, a livello nazionale, è quasi certo che l’avvocato del 45enne bengalese – Pietro SGARBI – valuterà il ricorso del verdetto in Cassazione. Magari escogitando pezze di appoggio migliori rispetto alla ineccepibile regolarità delle pratiche messe in atto, in Patria, dal proprio assistito.
ANCONA SI PIEGA ALLA SHARIA, IL “RIPUDIO” ACCETTATO DAL COMUNE!LA “TALAQ” ISLAMICA ANNOTATA IN ANAGRAFE, IL DIVORZIO E’ LEGGE!
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