IL PRESIDE? SI SENTE DIFFAMATO PER “BORGO AMICO” 2011 OFFESE SUL WEB, RADICIONI TRASCINA MAMME IN TRIBUNALE

Prima udienza ad Ancona per una vicenda collaterale alla riprovazione della maestra Lorena Palmieri, condannata in tre gradi di giudizio per abuso dei metodi correzione contro bimbi di appena 3 e 4 anni. Il Preside non diede mai soddisfazione ai genitori, salvo intraprendere una inchiesta interna che portò al trasferimento della Palmieri a Campocavallo. Nessuno avrebbe così mai saputo nulla se… la stessa Palmieri non avesse commesso l’errore di ricorrere al Tribunale del Lavoro e di fatto individuata dai genitori dei bimbi. Inevitabili i commenti in Rete “omertoso” e “complice” di cui oggi si lagna Radicioni. Sentenza il 17 giugno
“Sono stato io a denunciare tutto! Mi hanno dato dell’omertoso quando fu proprio la mia testimonianza a risultare importante per fare giustizia. Per me il benessere dei bambini è al centro di tutto!”.
A riparlare, ben 13 anni dopo i gravi fatti accaduti all’interno dell’asilo “Borgo amico” del rione Borgo, è l’allora nonché attuale Preside Fabio RADICIONI.
Il dirigente scolastico – sul cui operato, nonostante le convinzioni espresse anche ieri in Tribunale, rimangono grossi dubbi da parte dei genitori di due bimbi al centro dei metodi abusati per la correzione, praticati dall’allora insegnante Lorena PALMIERI – ieri è comparso in aula, ascoltato come parte civile.
Secondo il Preside, infatti, i giudizi espressi in Rete, attraverso commenti Facebook, da altri genitori del tempo, avrebbero diffamato il buon nome di RADICIONI e della scuola.

“A scuola, al Borgo, scoppiò il finimondo. E registrammo anche un calo di iscritti…”.
Da qui la richiesta di essere tutelato dalla Giustizia, attraverso l’avvocato Antonio OSIMANI – per le gravi e immotivate accuse, sostiene RADICIONI, mosse a danno del massimo rappresentante scolastico; senza mai, peraltro, RADICIONI appannato dal dubbio o almeno in tanti anni colto da incertezza per come le cose potrebbero essere effettivamente andate. Almeno secondo l’opinione pubblica accusante del tempo.
“Non ho Facebook ha spiegato il Preside al giudice Tiziana FANCELLO del Tribunale di Ancona – e quindi fu una insegnante a mostrarmi copia dei duri commenti contro di me. Parole gravissime da persone che nemmeno mi conoscevano!”.
In particolare un paio i commenti risultati non graditi da RADICIONI e meritevoli di essere penalizzati con la condanna per diffamazione e i riti conseguenti di parte civile, se del caso.
Nel primo post, pubblicato nell’immediatezza della condanna in primo grado della PALMIERI a 8 mesi, era possibile leggere: “Complimenti Preside, complimenti maestre; omertosi, vili e complici.
La ruota gira, l’anima e la coscienza sussurrano, urlano. Complimenti Preside, maestre e genitori omertosi, vili codardi”.
Un secondo commento, critico dell’operato ritenuto troppo blando di RADICIONI, fu il seguente: “Leggo e rimango allibita di fronte a quello che stai scrivendo: e mentre mi si stringe il cuore, provo tanta rabbia verso queste pseudo maestre i cui nomi, secondo me, dovrebbero essere resi noti. Ma soprattutto verso tutti coloro, Preside per primo, che non hanno denunciato ma permesso a questi bambini di sopportare tutto questo”.
L’atteggiamento assunto dal Preside nella vicenda, nonostante il tentativo di auto definirsi fondamentale per il ripristino della normalità, non risulta immune da critiche. Critiche facilmente esasperate fuori dalle righe ma certo alimentate dagli atti concreti messi in essere da RADICIONI.
Senza ora voler stare a rifare il processo a Lorena PALMIERI, conclusosi con tre gradi di giudizio, fino alla Cassazione, con la conferma della condanna a 8 mesi, rimane un fatto come nell’immediatezza degli avvenimenti denunciati da due diverse coppie di genitori, RADICIONI negò l’apertura di qualsiasi inchiesta scolastica.
Non un vero e proprio muro di gomma ma il tentativo diffuso di sminuire, non dar peso, smontare le accuse attribuendo l’atteggiamento a scuola dei ragazzini a qualsiasi possibilità, tranne che la reazione a dei soprusi subiti.
Oltretutto i genitori, all’epoca, non avevano ancora chiara la colpevolezza di quale insegnante piuttosto chi… e in effetti la cosa rischiò di arenarsi, insabbiata più che portata alla luce dall’attività di RADICIONI.
In realtà accadde che il Preside una inchiesta interna, effettivamente, la portò a compimento, individuando l’insegnante Lorena PALMIERI colpevole dei metodi di correzione e per questo trasferita dal Borgo Amico a Campocavallo. Solo che RADICIONI temeva lo “scandalo” e operò senza dare soddisfazione ai quattro genitori e senza far risapere a nessuno le ragioni della mobilità.
Tutto poteva finire nel nulla, dunque, come RADICIONI certo auspicava (da qui le accuse postume) se la stessa insegnante, contro il trasferimento, non si fosse appellata al Tribunale del Lavoro rendendo, di fatto, a conoscenza di tutti l’accaduto dei fatti.

Ovvero l’individuazione della possibile colpevole, la denuncia, tre gradi di giudizio, i commenti negativi. Ovvero il minimo che potesse accadere in un Paese libero che non opera nascondendo ma alla luce del sole. Specie se per motivi spregevoli quanti qualificanti come quelli che hanno meritato la condanna della PALMIERI. Condanna che non ci sarebbe però stata per RADICIONI, limitatosi al ruolo di testimone obbligato e non già di sottoscrittore della denuncia.
Questa la verità processuale scaturita nel tempo e non più modificabile. Verità che piuttosto che esaltare… adombra le reali intenzioni passate del Preside il quale, secondo noi, avrebbe meglio agito affidando la propria immagine all’oblio garantista del tempo, piuttosto che tirare in ballo persone di contorno, giustamente irritate per aver avuto bambini in quella stessa scuola e non aver saputo, dalla scuola, nulla.
Prossima udienza il 13 maggio per ascoltare gli autori del post. Sentenza attesa per il 17 giugno.
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