IL “TOPO” DURANTI RIMOSSO DAL “FORMAGGIO” CASENUOVE IL PRESIDENTE DI SEGGIO DEVIATO AD OSIMO STAZIONE

Decisione senza precedenti della Corte di Appello che ratifica lo spostamento senza motivazione
Senza pace la vicenda di Armando Duranti, il presidente onorario dell’Anpi di Osimo da anni al centro di sanguinose polemiche, sorte attorno allo scorretto comportamento tenuto da Presidente di seggio.
Dopo i fatti della sezione 26 “Marta Russo”, registratisi nel ballottaggio 2014 con l’annullamento di ben 5 schede ritenute in seguito valide dal Tar, il candidato danneggiato uscito beffato dallo scrutinio Dino Latini, ha più volte protestato in Corte di Appello documentando, per ben tre volte, la non opportunità della riconferma di Duranti quale Presidente di seggio.

Un uomo dichiaratamente, orgogliosamente di parte, al punto di vantarsi in pubblico di aver personalmente eletto Simone Pugnaloni, altrimenti perdente, a Sindaco di Osimo è un uomo sinceramente non tagliato per certi lavori democratici, quando si dovrebbe porsi al servizio di una parte, la democrazia, abbastanza al di sopra delle semplici parti in gioco.
Un banale concetto, quello di non mettere insieme topo e formaggio, eppure non recepito dai magistrati dorici preposti a ratificare la nomina; a ratificare e a variare la nomina.

E si perchè le nuove proteste di Latini alla notizia di ritrovarsi in casa Duranti, addirittura nel seggio 4 di Casenuove, dove Latini raggiunge da sempre performance vicine all’80%, ha probabilmente turbato la Corte di Appello.
Di fronte ad una percentuale così abbondante di “formaggio” qualcosa, nonostante i controlli annunciati ovunque Duranti sarà mandato, sarebbe gioco forza accaduto.
Da qui la decisione, ci dicono senza precedenti, di spostare Duranti dalla “Marta Russo” a Casenuove e ora dalla 4 di Casenuove alla 28 di Osimo Stazione.
Il tutto senza che il Presidente assegnato alla 28 abbia mostrato volontà di rinunciare, in extremis, all’incarico.
Ci si chiede, appunto, la logica di mantenere nell’incarico il Presidente onorario dell’Anpi su cui gravano grossi precedenti (al punto di brogliare, nell’effetto, un ballottaggio risoltosi all’ultima scheda) e soprattutto, una volta deciso che le critiche sono pesanti ma evidentemente infondate, cosa abbia portato la Corte di Appello a modificare, senza ragioni, la sede originaria assegnata.
Saperlo in via ufficiale prima delle elezioni non costituirebbe una cattiva idea.
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