ILARIA SALIS, NEMMENO I VICINI DI CASA LA SOPPORTANO “PERCHE’ E’ UNA VERGOGNA AVERLA COME RAPPRESENTANTE”

Dalla cronaca di “Libero” di ieri 21 giugno 2024 un ritratto a caldo dell’ex detenuta italiana in Ungheria, tratta di cella e trasferita in Parlamento, a Bruxelles, grazie al voto di 125.000 elettori di Verdi e Sinistra. La stessa alleanza di Sinistra che a settembre 2022 ha distolto dai campi agricoli, salvo pentirsene subito, l’Onorevole Aboubakar Soumahoro
IL MIO VOTO AL BALLOTTAGGIO ANDRA' A:
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NEMO PROPHETA IN SALIS
Dal suo ritorno in Italia, quando decine di cronisti l’hanno ripresa a bordo dell’auto del padre mentre rientrava nella casa di Monza, nessuno ha più notizie dell’europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra (lo stesso partito che ha eletto alla Camera Aboubakar SOUMAHORO!, NdR.).
Del resto, era stata proprio lei ad annunciare di volersi prendere una vacanza. Detto fatto.
È ancora chiusa lì dentro, con papà Roberto. In una delle zone più ricche della città. A metà fra il quartiere San Biagio e la Villa Reale, immersa nel verde delle tante villette e appartamenti che occupano le vie circostanti.
Tanto belli che, come raccontano i residenti, sono spesso preda di delinquenti alla ricerca di refurtiva di valore (vedi l’aggressione della notte scorsa dal campione Roberto BAGGIO e dalla sua famiglia, rapinati in casa, NdR.)
Basta una rapida ricerca per scoprire che il quartiere è molto ambito: le case arrivano a costare ben oltre i 3200 euro al metro quadro, più della media cittadina di 2800.
Camminando neppure per una decina di minuti, ci si ritrova immersi nella magia dei giardini della prestigiosa Reggia monzese.

IL PARERE DEI VICINI
Avventurandosi per le strade che circondano il domicilio dell’ex detenuta, ci si aspetterebbe un vicinato in festa per il suo ritorno.
Magari qualche fiore e qualche messaggio di supporto fuori dalla porta. Invece è un mix di silenzio e facce cupe. L’entrata dell’abitazione è anonima e la buca delle lettere certo non straborda.
Un disagioche fra i monzesi della zona diventa palpabile parlando con chi abita vicino alla neo eurodeputata.
Identificandosi come giornalista si possono raccogliere due tipi di reazioni. Ci sono quelli che di voglia di parlare ne hanno eccome.
«Vuole sapere qual è la casa dove abita la SALIS?» Azzarda qualcuno.
«Che vergogna averla come rappresentante in Europa. Poi ovvio che gli altri Paesi ci prendono in giro» – dice stizzita un’anziana
Fra una chiacchiera e l’altra, c’è anche chi si lascia scappare qualche espressione sopra le righe. Tralasciando le rispettive posizioni, il coro è unanime: nessuno l’ha vista per strada.
Il suo ritorno è tutt’altra cosa rispetto all’accoglienza trionfale che qualcuno aveva predetto o, quantomeno, auspicato.
Ma se le persone con cui ho avuto modo di parlare non fossero un buon campione di riferimento, a confermare la tensione che aleggia nel quartiere è uno di quelli che lo conosce meglio. E che sa bene chi è la famiglia SALIS.
Proprio sotto casa c’è il bar frequentato abitualmente da papà Roberto. Dicono: «Un uomo tranquillo, ce lo ricordiamo quando partiva in macchina, la mattina presto, per andare in Ungheria dalla figlia».
Anche lì però, di Ilaria non c’è stata traccia. Non sembra essersi concessa neppure un caffè fuori dalle mura domestiche. E, secondo chi lavora nel locale, non è stata una pessima idea.
Si parla di un brutto clima in generale, anche fra i clienti che vivono in zona. Quelli che ora hanno come vicina di casa una euro onorevole.
L’impressione di molti è che l’ex carcerata abbia cavalcato la situazione per sottrarsi alla giustizia ungherese. Alla fine, più che Alleanza Verdi e Sinistra a sfruttare la SALIS, è stata la donna a sfruttare BONELLI e FRATOIANNI.
Finita la querelle giudiziaria, riconquistata la libertà, lei si è sottratta a qualsiasi nuovo impegno di partito. Ma i dubbi sulla sua storia sono ancora tanti e la gente si interroga. Fa specie che sia scomparsa proprio adesso. Del resto, quale migliore opportunità per diffondere il suo “messaggio”, se non vestendo gli abiti della politica?
«In Italia mica si può fare propaganda, come non le è stato concesso in Ungheria» fa notare un uomo. «Ora che è stata eletta a Bruxelles dovrebbe portare qualche atto concreto, dov’è finita?». Avvolta dalla sicurezza delle mura paterne, Ilaria SALIS sta vivendo i suoi giorni di ritrovata libertà.
Lontano dalle telecamere e dal clamore mediatico che l’hanno accompagnata per mesi e mesi. Niente più comizi del papà. Niente più video da postare sui social e da trasmettere durante le manifestazioni.

TROPPO CAOS
Come racconta una signora del posto «si tratta di un quartiere estremamente tranquillo, tanto che quando si sono presentate decine di cronisti e fotografi per il rientro della famiglia SALIS, in tanti sono rimasti interdetti».
Tanto caos che non è piaciuto in quella parte di Monza. Anche per questo, provando a chiedere qualche informazione, alcuni preferiscono glissare. C’è chi, consapevole dell’imminente domanda sull’ingombrante vicina, fa spallucce e continua veloce per la sua strada.
La vicenda ha suscitato un clamore mediatico senza precedenti ed ha trasformato Ilaria SALIS nella martire perfetta per il disegno del duo Rosso e Verde: nientemeno il simbolo della lotta al fascismo (concetto che ancora se non si è capito bene); equazione che ha garantito l’ascesa di Alleanza Verdi e Sinistra alle europee. Fenomeno identico cavalcato dalla Lega con la candidatura di VANNACCI.
Ma già ora, almeno nella natia Monza, il concetto sembra aver perso la sua forza propulsiva. Perché dell’onorevole Ilaria non c’è più traccia e lei non sembra interessata a contribuire alla causa del partito che l’ha candidata.
Finita la prigionia ungherese, si fa sempre più spazio la paura del confronto con l’opinione pubblica. Quella che, sostenendo la sua causa o avversando i suoi comportamenti, le ha dato tanta risonanza quanta è bastata per farle raccogliere oltre 125.000 preferenze nella circoscrizione Nord-Ovest.
Ma di lei al Parlamento Europeo, per ora, neanche l’ombra. Delusi quelli che se la immaginavano già battagliera. Arrabbiati tutti gli altri.
Andrea MUZZOLON
(da “Libero” del 21 giugno 2024)
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