INTERVISTA ACQUAROLI-REPORT, ECCO COME E’ ANDATA DAVVERO I RETROSCENA CHE HANNO PORTATO IL GOVERNATORE AL CONFRONTO TV

Antipasto della vicenda il fallito tentativo della troupe, il 27 novembre in Consiglio regionale, seguito dall’approccio romano su strada il 10 dicembre (vertenza Beko), col Presidente preso in contropiede dalla Paternesi… sino all’accordo per il faccia-a-faccia forzato ad Ancona, andato in onda domenica scorsa. Alle stelle il gradimento del pubblico con 1.485.000 spettatori
di Sandro PANGRAZI
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Mamma li turchi!
Dietro all’apparentemente semplice, parrebbe sin troppo facile, discussa intervista televisiva ottenuta dai colleghi di Report dal Governatore Francesco ACQUAROLI (ad esempio OSIMO OGGI, pur essendo quotidianamente letta dal Governatore a mezzo whatsapp, in oltre 4 anni non è ancora riuscita ad ottenere da ACQUAROLI uno straccio di appuntamento) si cela un mondo interessante, meritevole di essere messo in luce.
Il corsivo dell’altro giorno, ricorderanno il Presidente e i nostri lettori, reiterava più e più volte l’interrogativo di fondo, non certo di merito ma di opportunità: ACQUAROLI, ma chi gliel’ha fatto fare?
Abbiamo finalmente la risposta; purtroppo molto umana ma poco onorevole.

Galeotto fu l’appuntamento romano del 10 dicembre, presso il Ministero delle Imprese, a sostegno delle centinaia di lavoratori di Comunanza messi alla porta dalla multinazionale turca dell’elettrodomestico BEKO, ex impero MERLONI per intenderci.
Quella mattina ACQUAROLI, accompagnato dall’Assessore regionale al Lavoro Stefano AGUZZI, era atteso al Mimit di Adolfo URSO, per mediare una possibile soluzione alla pesante crisi in atto.
Per essere presente all’appuntamento romano, la Giunta ACQUAROLI rinviò persino di un giorno la “Giornata delle Marche”, annunciata a Fano e posticipata all’11 dicembre.
Certo il Governatore, all’uscita dal Ministero, attorniato in strada da un paio di troupe televisive, non poteva pensare di essere atteso, in incognito, anche dalla collega maceratese Lucina PATERNESI MELONI, inviata di Report.

Per incognito, va chiarito per correttezza, intendiamo dire che la giornalista non aveva scritto in fronte il proprio nome e neanche quello di REPORT.
Insomma ACQUAROLI rispondendo alle domande della stampa e della PATERNESI non immaginava che le domande, anziché sulla vertenza Beko, sarebbero scivolate sulla vicenda Atim, affidamenti sotto i 140.000 euro, assenze dal lavoro da chiarire e costi vari da vivisezionare.
Tanto che, allorquando il Governatore, dopo due domande, ebbe finalmente chiarezza in mente di essersi cacciato in trappola da solo… stoppò a brutto muso l’intervista (sorvoliamo per carità di Patria i particolari) proponendo alla fine alla PATERNESI di non affrontare su strada la vicenda (non attuale rispetto a Beko) ma di vedersi comodamente ad Ancona, appena possibile. Nel giro di qualche settimana, festività natalizie e di fine anno a parte. Detto e fatto.
Tutto sommato la ricostruzione non sarebbe un grande scoop in assoluto se “l’imboscata romana” non fosse stata preceduta, purtroppo per ACQUAROLI, da un’altra vicenda spiacevole in Consiglio regionale, pure stavolta al confine del melodrammatico.
Successe mercoledì 27 novembre, appunto ad Ancona, nel corso della discussione in Consiglio per l’approvazione del Bilancio di assestamento 2024-2026.

Con la troupe di REPORT, arrivata inaspettata ad Ancona, insalutata ospite, creando sin dal primo istante, quel che si dice il panico generale nella Giunta!
Quella mattina fu davvero particolare; e per quanto insabbiata dalla stampa accreditata in Regione, risulta che la PATERNESI quel giorno abbia dovuto e potuto farsi largo all’ingresso solo grazie alla protezione dall’alto di “mamma Rai”.
“Porte chiuse alla Renault”, insomma, con ACQUAROLI costretto a rintanarsi nel Palazzo, evitando persino la bouvette e ogni spazio pubblico, fino al cessato allarme; avvenuto solo quattro ore dopo, con il ritiro dal Consiglio regionale della fastidiosa troupe di RANUCCI.
Tutto questo, alla luce dell’interrogativo di fondo – chi gliel’ho fatto fare – costituisce un’ampia risposta, rispondente ad una logica e riassumibile così: l’intervista non è stata concessa da un ACQUAROLI ingenuo o incauto ad affidarsi, senza immaginare le conseguenze, ad una stampa militante a Sinistra…
Viceversa ACQUAROLI, “incastrato” a Roma da un avvio di intervista in strada bloccata in malomodo, ha dovuto mostrare buon viso a cattivo gioco nel tentativo di rimediare col minore dei mali.
Certo, avendo avuto un mese abbondante per prepararsi al fuoco di fila, ACQUAROLI e la sfilza di ben pagati collaboratori avrebbero dovuto meglio fronteggiare le domande a tema, riportando se non una vittoria (impossibile da ottenere) quantomeno un match pari o almeno una sconfitta onorevole.
A sentire i più stretti consiglieri di ACQUAROLI, eppure, il Governatore si dice convinto di non essere andato male, anzi… solo che REPORT in un’ora abbondante di intervista, ha tagliato tutto il censurabile lasciando in visione dei telespettatori le sole immagini del Governatore in difficoltà. Trattamento poco sportivo ma che, nel gioco delle parti, ci sta. E del quale non vale la pena lamentarsene a posteriori.
A proposito di pubblico. I dati Auditel fatti registrare dalla puntata di REPORT andata in onda domenica 19 gennaio sono assai buoni… ma non sappiamo se questa sia, fino in fondo, una buona notizia per ACQUAROLI.
A fronte di un pubblico di 1.340.000 telespettatori (share 7.3%) fatto registrare la domenica precedente 12 gennaio, REPORT con l’inchiesta Atim in apertura di programma ha aumentato la visibilità a 1.485.000, portando lo share al 7.8%.

Una differenza di 145.000 telespettatori ed elettori in più che certamente qualche domanda, al di là dell’orientamento politico di ciascuno, se la saranno certamente fatta.
A quanti, invece, non hanno preso visione della vicenda, diamo appuntamento alle prossime puntate quando, sotto elezioni ma capita, Report tornerà ad Ancona per riprendere l’argomento Atim, anche alla luce delle valutazioni e delle risultanze che la Commissione di inchiesta, affidata alla Direzione del dipartimento Turismo ed Internalizzazione (Stefania BUSSOLETTI) porteranno alla luce.
A cominciare, magari, dal conoscere nomi e numero dei dipendenti Atim “spariti” in massa quella mattina famosa… e quanti sono e come si chiamano e quanto percepiscono di denaro pubblico gli attuali affidatari dell’incarico professionale.
Mannaggia li turchi!
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