LA ALBANO A RISCHIO POLTRONA, SUL CANONE RAI SBAGLIA PULSANTE! INCAZZATA NERA LA MELONI: “MA QUESTA NON SA NEANCHE VOTARE?”

Impietose le indiscrezioni de “Il Corriere della Sera” circa il via libera, in V Commissione Senato, all’emendamento leghista sul Decreto legge collegato alla Finanziaria ’25. Forza Italia si smarca e le minoranze si associano mandando il Governo sotto 12 a 10, con le opposizioni a gridare alla crisi
Comma 10 dell’articolo 100 sul Regolamento del Senato: il Governo, nelle ipotesi previste dal comma 7 (emendamenti a leggi e decreti che comportino l’aumento o la diminuzione di spesa) può richiedere che la discussione in Commissione (in questo caso la quinta) degli emendamenti presentati in seduta, sia accantonata e rinviata alla seduta seguente.
Peccato per l’Italia che a sovrintendere per il Governo la V Commissione permanente sulla programmazione economica e sul bilancio, sia il sotto Segretario quasi osimano Lucia ALBANO (Fratelli di Italia e unica marchigiana del Governo MELONI), braccio destro del Ministro GIORGETTI per l’economia e le finanze.

Il peccato che da veniale potrebbe però diventare mortale se la ALBANO, nella circostanza impegnata in Commissione a visionare, in particolare, l’andamento-spot presentato dalla Lega per la conferma anche nel 2025 della riduzione del canone Rai a 70 euro l’anno, non riuscirà a convincere il Premier Giorgia MELONI di essersi sbagliata in buona fede!

Vale a dire, anziché digitare il tasto “rinvio”, abbia sfiorato la tastiera elettronica per errore, consentendo all’emendamento leghista presentato dal Senatore BERGESIO di passare per la messa in discussione; e a Forza Italia, contraria al provvedimento non concordato in Consiglio dei Ministri, di opporsi all’emendamento votando, di fatto, con le opposizioni a cui non è parso vera la chance di mandare sotto il Governo (12 a 10 la votazione in V Commissione), facendo trapelare per lo Stivale la parolina terribile di “crisi”
Un errore, quello della ALBANO, che la MELONI non ha mandato nè su, né giù. E non certo per il ritorno del canone Rai a 90 euro per circa 20 milioni di famiglie (stima 400 milioni di maggiori introiti), quanto per l’aver consentito a Forza Italia e Lega di farsi la guerra e far cantar vittoria alle minoranze con tanto di grida di giubilo e Governo in frantumi.

TAJANI si è affrettato a spiegare che il rinnovo dello sconto-Rai anche per il 2025 non era nel programma di Governo ma costituisce semmai iniziativa singola della Lega; ma certo a crederci realmente sono in pochi.
Fatto sta che la MELONI ha realmente ruggito in faccia alla ALBANO, per intenderci sorella della moglie di Gianlorenzo PANGRAZI (Fratelli di Italia), già localizzato nei dintorni di via Guazzatore (leggi Astea) se non fosse esplosa la crisi tra PIRANI e LATINI.
Stando a fonti giornalistiche degne di fede (Corriere della Sera su tutte) il Governo avrebbe a lungo meditato vendetta, cercando nell’On. ALBANO un capro espiatorio adeguato alla situazione, ALBANO colpevole – giova ricordare – di aver dato via libera, per errore, all’emendamento della Lega, anziché bloccarlo con una decisione di rinvio.
“Ma come – avrebbe sbraitato la MELONI ai suoi e descritta come incazzata nera – io mi faccio un mazzo tanto, tutti i giorni, H24 e al Senato abbiamo una che non sa neanche spingere il pulsante giusto?”.
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