LA AST ANCONA: “NON POTEVAMO ACCEDERE INTERNO DELLA STRUTTURA” MARI CHIARISCA CASA DELL’ ORRORE AGIVA IN CONVENZIONE AST O NO?

Al Tg3 regionale il Direttore del Dipartimento di Salute mentale tende a smarcarsi dalle pesanti responsabilità gestionali venute a galla. “A Jesi, al 55 di via delle Verziere, non operava una struttura sanitaria psichiatrica ma una semplice civile abitazione retta da volontari!”. Ci si chiede come sia possibile, attraverso le maglie larghe di un volontariato sempre più peloso, tale solo sulla carta, affidare i soggetti più deboli della società a personaggi del mestiere, alla ricerca di businnes, senza neanche degnarsi di sorvegliare, indagare, tutelare. Persone probabilmente scaricate per prime, per la propria fragilità, in più di un caso come dimostrato a Jesi, proprio dai rispettivi tutori legali e quindi dalle Istituzioni! Sistema di assistenza completamente da buttare e ripensare da zero
La Ast di Ancona risponde; ma su Jesi non chiarisce.
Sulla triste vicenda della casa degli orrori di via delle Verziere, 55, è intervenuto il Direttore Massimo MARI, massimo dirigente del Dipartimento di Salute mentale.
Purtroppo, anche dopo il puntuale intervento del responsabile del servizio AST Ancona, non si riesce a comprendere come dei privati cittadini, oltretutto non dotati di qualifiche particolari ma presentatisi come volontari e pure non retribuiti, abbiano potuto, possono o potrebbero ancora stringere delicate convenzioni con chicchessia; figuriamoci direttamente col servizio di Salute mentale amministrato da un dirigente pubblico.

In attesa che il Pubblico ministero Andrea LAURINO, titolare dell’inchiesta, convochi in Procura il dottor MARI quale persona informata dei fatti, accontentiamoci della lacunosa ricostruzione fatta dal Direttore del servizio al TG3 regionale.
“Ci è stata segnalata da una persona ospite di questo appartamento (ovvero la donna del Fabrianese che ha avuto il coraggio di ribellarsi alle maniere imposte dal duo Franco FRANTELLIZZI e di Dina MOGIANESI) la possibilità di alcuni reati commessi.
Come nostro dovere (oltre che pubblici dipendenti siamo anche pubblici Ufficiali – rammenta a se stesso MARI) abbiamo accompagnato l’interessata dai Carabinieri”.
A che titolo – chiede l’intervistatore – queste persone si occupavano di pazienti psichiatrici?
“In qualità di volontari!”
Era una struttura? Era una casa? Avevate modo di controllare ciò che avveniva all’interno?
“E’ una civile abitazione in cui risiedevano le persone amministrate da Amministratori di sostegno. Noi non avevamo bisogno, ne potevamo accedere all’interno della struttura stessa. Qualora ci fosse richiesta di visita domiciliare, ovviamente l’avremmo programmata e l’avremmo fatta, come in qualsiasi domicilio ci sia richiesto. Non è una struttura. E’ una civile abitazione”.
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