MENO DUE ANNI FA CHIUSO L’APPARTAMENTO E MULTATA LA MOGIANESI L’ORDINANZA UFFICIO TECNICO VENNE IMPUGNATA E BOCCIATA DAL TAR

La Polizia municipale si mosse su segnalazione delle famiglie residenti nella stessa palazzina, immaginando la violazione di qualsiasi ordinato amministrativo. All’ordine di chiusura e cessazione, con tanto di multa per 20.000 euro, l’ex assistente sociale oppose il verdetto positivo del Tar, sino all’irruzione della Squadra mobile di Ancona. Sulla vicenda, appellata dal Comune jesino, pende ora il verdetto del Consiglio di stato. La figlia della coppia, intanto, al momento indagata a piede libero, per concorso morale in quanto a conoscenza dei fatti succedutisi nell’appartamento, ha annunciato in Rete la fine della propria esperienza di “lavoro” gratuito, denunciando un sociale… vomitevole!
Può un qualsiasi amministratore di sostegno decidere, in totale libertà, se la persona tutelata sia o meno in grado di convivere… insieme ad altre tre, quattro, cinque persone, ugualmente svantaggiate psichicamente?
E di essere in grado di vivere l’esperienza in totale autonomia senza avvalersi di alcuna figura professionale a sostegno, salvo sembrerebbe l’intervento saltuario di un paio di “badanti” o di volontari non retribuiti?
Per i giudici del Tar, pronunciatisi di recente sulla casa degli orrori di via del Verziere, 55 – a Jesi – la risposta certa è: si!

Un tutore, in accordo con altri amministratori, può pensare che la cosa più giusta da fare per la persona tutelata sia quella di fargli vivere un’esperienza familiare con altri affetti da altre patalogie, più o meno simili, abbinabili forse con l’unica determinante del sesso: maschi con maschi e femmine con femmine. Forse.
Difficile, semmai, potrebbe essere reperire sul mercato immobiliare una abitazione da destinare all’esperimento sociale, fermo restando che le donne “residenti” al 55 di via delle Verziere, erano comunque tutte dipendenti da sostegni esterni per cucinare, tenere l’appartamento in condizioni di civile convivenza, oltre a badare alle necessità corporali di pulizia e trattamento medico, distinte per ciascuna partecipante.
Ciascuna partecipante suggerita al passo non solo per “consiglio” del rispettivo tutore ma anche per il sostanziale via libera da parte del servizio di salute mentale della Ast provinciale di Ancona, ambiente familiare a Dina MOGIANESI, 78 anni, ex assistente sociale non a caso.
Dina MOGIANESI, non a caso bis, individuata un paio di anni fa dalla Polizia municipale (sguinzagliata nell’appartamento monstre su segnalazione delle famiglie abitanti la palazzina) come “tenutaria” della casa sotto forma di volontariato.
Si domandavano e si continuano a domandare le famiglie residenti al 55 di via del Verziere: “E’ regolare che più donne, affette tutte, da diverse patalogie di natura psichiatrica, possano convivere in un appartamento configurato di “civile abitazione”, pagando attraverso i rispettivi tutori un affitto mensile?”.
Per l’Amministrazione jesina appena insediatasi nel giugno del 2022, almeno dei dubbi sembravano sussistere; tanto che nella stessa estate di due anni fa emanò una Ordinanza, emanata dall’ufficio tecnico, di chiusura della casa-comunità.
Non solo. Dina MOGIANESI, risultata al Comune quale “gestrice” della struttura non autorizzata, venne per la fattispecie multata con una ammenda salata di 20.000 euro.
Il ricordato ricorso al Tribunale amministrativo, per sfortuna delle cinque donne ivi ricoverate, annullò l’intero iter. Il Comune di Jesi, lodevolmente, da quanto si è potuto apprendere, ha proposto opposizione alla sentenza proponendo un secondo giudizio al Consiglio di stato, tutt’ora pendente.
E’ di tutta evidenza, infatti, come una struttura, oltretutto delicata per natura stessa del sostegno esterno necessario, abbisogni di una autorizzazione regionale per poter funzionare alla luce del sole. Via libera che da Ancona, però, non è mai giunto a Jesi, non risultando agli atti mai stata richiesta dalla MOGIANESI per la struttura socio-sanitaria di via del Verziere.

Eppure moglie e marito, insieme alla figlia Michela (indagata a piede libero per concorso morale, avendo taciuto dei soprusi messi in atto dai genitori) e ad una badante, si sarebbero dati da fare quotidianamente per mandare avanti, nel bene e nel male, la vita quotidiana di convivenza.
Moglie e marito si occupavano di fare la spesa, preparare i pasti, pagare bollette, prendendosi “cura” delle normali necessità delle ospiti aiutandole a lavarsi e in ogni situazione, medica compresa, dovendo ciascuna badare a seguire immaginabili terapie.
Mercoledì, intanto, per l’ex assistente sociale ci sarà l’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari Carlo MASINI che, dopo aver firmato la custodia cautelare del marito Franco FRANTELLIZZI, ha sottoscritto anche per la donna analoga misura di restrizione domiciliare, al 6 di via Monti Sibillini.
Entrambi difesi dall’avvocato Alessia BARCAGLIONI, l’anziana coppia, come è noto, rigetta ogni responsabilità. Sulla stessa linea morale anche la figlia Michela che in un post Facebook seguente al doppio arresto dei genitori, ha così commentato: “Da oggi pongo fine al mio lavoro (non era volontario e gratuito? NdR.) nell’ambito del sociale… mi fa vomitare”.
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