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E’ datato 8 luglio 1924, ben impolverato e sottoscritto dal Podestà dell’epoca Conte Piero GALLO; ma quasi sicuramente l’atto non festeggerà, nella pienezza degli effetti ufficiali, il primo secolo di vita.
Trattasi del conferimento di Osimo, una delle migliaia di Predappio di allora, della cittadinanza onoraria osimana a Benito MUSSOLINI, fresco vincitore delle elezioni del 6 aprile 1924.
Elezioni politiche, per quanto turbate da evidenti condizionamenti, che elessero, tra gli altri, 45 parlamentari democratico-liberali, 39 del partito popolare, 46 socialisti (tra cui l’On. MATTEOTTI ritrovato assassinato il 16 agosto), 7 repubblicani, 8 della lista Amendola e 19 persino inneggianti al neonato partito Comunista.

Per una opposizione ai 374 deputati eletti nel listone comprendente fascisti, liberali, democratici, socialdemocratici, cattolici e altri, di 159 onorevoli.
Tutto questo, pur restando fermo nei libri di storia patria, ad Osimo verrà probabilmente scalfito dalle velleità del vice Sindaco Paola ANDREONI in nome di un revisionismo che, elezioni a parte del 9 giugno, non si comprende bene a quali secondi interessi faccia il filo.
Sarebbe come chiedere alla vicina Castelfidardo e agli altri quattordici Comuni italiani che fecero altrettanto infausta scelta, oltretutto nel secondo dopo guerra, di depennare chilometri di strada intitolata al tedesco Karl MARX, ideatore delle lotte di classe e responsabile col suo pensiero delle violenze e dei crimini, commessi in tutto il mondo, dal Comunismo.
E cosa dire ai simpatici Consigli comunali di Roma, Bologna, Genova, Napoli e Torino che anche nel 2024 non fanno una mossa di fronte ad altrettanti viali che lustrano il ricordo quotidiano di Vladimir LENIN?

O magari ripeter loro l’interrogativo per conoscere quale motivazione profonda permane al mantenimento di importanti vie di comunicazione – sempre a Bologna, Roma, Genova e Torino – dedicate a Iosif STALIN, maggior responsabile della Storia, tra tutti, in fatto di crimini contro l’umanità?
Da una impolverata cittadinanza onoraria a trafficatissime strade nelle principali città del Comunismo italiano, potremmo anche passare al titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, decorato di Gran Cordone, conferita al “Maresciallo Tito”, sterminatore – in guerra e anche dopo – di migliaia di italiani.
Titolo, il più onorifico della Repubblica, conferito dal Presidente SARAGAT il 2 ottobre 1969 e confermato il 20 maggio 2013 dal collega Presidente NAPOLITANO… poiché il Maresciallo, ancorchè con simili eccidi di Italiani alle spalle, semplicemente, non era più in vita.

Eppure, a leggere le motivazioni della ANDREONI, il riconoscimento della città al Duce, costituisce per Osimo motivo di imbarazzo e vergogna!
Quell’imbarazzo e quella vergogna che l’Italia repubblicana non mostra, ad esempio, nell’adottare, praticamente tale e quale, l’intero Codice penale di epoca fascista che regola la convivenza degli italiani; per tacere delle leggi amministrative di pubblica sicurezza (Tulps) immutate da quel di.
Di questo passo anche lo stesso Garibaldi meriterebbe qualche tiratina di orecchi e soprattutto centinaia di monumenti in meno, per tacere di piazze, associazioni, musei… libri di scuola, con tanto di Risorgimento totalmente da riscrivere!
Ciò che più dispiace in Paola ANDREONI e nella maggioranza che si appresta ad illudersi di cassare, 100 anni dopo, a colpi di maggioranza, una piccola pagina locale di Storia, è la pochezza di argomenti e il ricorso a simili mezzi per ottenere cinque minuti di attenzione da parte della città.
Si faccia una domanda Paola ANDREONI e quanti su questo provvedimento ci metteranno la faccia: perché il Pd in Europa, in Italia, in gran parte delle Regioni, in migliaia di Comuni e presto anche ad Osimo conosce esclusivamente pesanti sconfitte?
La risposta ai cittadini e agli elettori Osimani.
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