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A distanza di oltre 6 anni dal primo incendio doloso (4 marzo 2017), incendio a cui fece seguito, un anno dopo (2 febbraio 2018) un altro tentato rogo, l’osimano Sauro TONTI, oggi 66 anni, è comparso alla sbarra del Tribunale di Ancona.
La prima udienza del processo, celebrato avanti al giudice Corrado ASCOLI, si è tenuta lo scorso 26 giugno ed è servita per ascoltare l’ingegnere osimano Adriano PESARESI, 63 anni, titolare della Geax Srl di San Paterniano (settore macchine escavatrici); azienda finita due volte sotto attacco incendiario per l’azione presunta del collega Sauro TONTI, all’epoca contitolare della Tes-Car (settore pali trivellati e micro perforazioni).
Con l’ingegner PESARESI, il giudice ha ascoltato un Carabiniere del nucleo Operativo e Radiomobile di Osimo, decisivo al termine di indagini, nel porre le basi per l’incriminazione di TONTI quale duplice responsabile possibile di entrambi gli episodi; il primo portato a termine con tanto di 430.000 euro di danni subiti dalla Geax (coperti da assicurazione) e il secondo solo tentato.
I danni più ingenti, come ricordato, si verificarono nel corso del primo tentativo, andato a segno. Erano le 19 del 4 marzo 2017 e l’ingegner PESARESI aveva da poco lasciato l’azienda quando le fiamme, alimentate da alcune taniche di benzina, iniziarono a divorare l’azienda con ben due macchine escavatrici sul piazzale antistante, pronte per la consegna.
I vigili del Fuoco, con ben tre squadre e otto uomini sul posto, furono impegnati a lungo per contenere il danno ai soli due mezzi nel mirino, andati distrutti.
“Non abbiamo mai ricevuto minacce che facessero preludere a quanto successo” – commentò a caldo l’ingegner PESARESI a OsimoOggi.it
In realtà l’imprenditore dei sospetti li aveva chiari e netti, fortificati dalla natura apparsa subito chiara del dolo e dalla testimonianza di un vicino che informò i Carabinieri di aver visto una persona incappucciata, vestita di nero, aggirarsi per via Campoceraso, nei pressi in cui, effettivamente, la recinzione era stata danneggiata per consentire allo sconosciuto di penetrare, non visto, nella proprietà Geax.
Sauro TONTI, comunque, nonostante i sospetti, non sarebbe stato rinviato a giudizio, probabilmente, se i Carabinieri, all’epoca guidati da un autentico segugio investigativo come il luogotenente ALMIENTO, non avessero messo nel mirino gli spostamenti dell’unico sospettato, il contitolare della ditta concorrente.
Un colpo di fortuna, poi, come spesso capita, ha deciso le indagini, permettendo ai militari di piazzare un sistema Gps proprio all’interno di una tanica sospetta, maneggiata da TONTI.

Quando il sistema in iniziò a segnalare gli spostamenti della tanica fu un gioco da ragazzi, per Carabinieri addestrati ad ogni evenienza, seguire la pista di tracce invisibili come Pollicino e far fallire in tempo il secondo tentativo incendiario.
Il Carabiniere sentito dal dottor ASCOLI ha testimoniato di aver seguito lo spostamento della tanica (in realtà ne furono trovate ben 5!) non appena si attivò il gps.
“La strumentazione ci ha portati dritti all’azienda dell’imputato in via Flaminia II. Sauro TONTI, alla nostra vista, ha provato a disfarsi dei contenitori caricandoli in auto, per poi dirigersi verso Osimo. La pattuglia lo ha allora bloccato e perquisito”.
In macchina TONTI aveva anche la tuta mimetica, gli stivali e il passamontagna indossati poco prima e ripresi dalle immagini di una telecamera a infrarossi posta dall’ingegner PESARESI a difesa della Geax. Inoltre anche il battistrada dell’auto di TONTI coincideva con l’impronta lasciata sul fango in precedenza.
Stessa ricostruzione fatta, poco prima, era stata fatta dalla parte civile, attiva in aula con l’avvocato Emanuele CENSORI.
Per Sauro TONTI, invece, difeso dall’avvocatessa osimana Maria Francesca DI CIOMMO, solo silenzio, con processo aggiornato all’udienza del prossimo 15 gennaio 2024
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