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Registriamo, ad Osimo più che altrove, un fenomeno in forte crescita – legato alla morte, comunque sopraggiunga – e fino a pochi anni indietro quasi totalmente sconosciuto, almeno ai livelli oggi in espansione, stimati validi per un osimano ogni dieci.
La novità (che equipara rapidamente la città ai costumi da sempre in uso nelle grandi città e in particolare presso i popoli nord europei non legati ad un particolare sentimento religioso) consiste nella volontà di lasciare questo mondo badando bene che nessuno lo sappia, in tempo reale e in forma ufficiale.
Niente manifesti affissi sui muri destinati al suffragio pubblico, tanto meno nessun passaggio in rete (anzi mossa vietatissima) persino nei siti preposti dall’operatore funebre di fiducia; nessun ricordo religioso.
Insomma silenzio assoluto e via, in genere, verso il forno crematorio che certo – più di 30 anni in fornetto (ammesso che ad Osimo la famiglia abbia la fortuna sfacciata di trovarlo disponibile alla bisogna, evento assai raro) – maggiormente aiuta chi resta a dimenticare.

Nulla di nuovo sotto il sole essendo il fenomeno, in piccola parte, sempre esistito ma utilizzato da eccentrici o personaggi vogliosi di stupire anche oltre la propria dipartita. Il fatto nuovo è la crescita notevole di quella potrebbe essere o una moda o una anticipazione, triste, dei tempi che verranno.
Personalmente, appartenente ad un’altra generazione, rimpiango i tempi, non poi così lontani, quando un lutto era una esperienza da condividere, oltre che con i familiari e gli amici, anche con la comunità che ti aveva visto crescere e diventarne protagonista. Nel bene o nel male.
Ho nostalgia – e con me ritengo quanti anni superato i 50 anni – per il corteo funebre, a piedi fino al cimitero, post funzione religiosa e del silenzio con il quale i cari seguivano la tumulazione che completava il rito della morte.
Dopo di che non nego che un accompagnamento con banda musicale e persino un piccolo rinfresco, post esequie, in cui ricordare un’ultima volta e brindare “alla salute del morto”, non mi dispiacerebbe, personalmente.
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