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Non aveva una occupazione stabile e soprattutto non era pulito con la legge risultando segnalato in Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti. Per questo motivo aveva subito una serie di prescrizioni tipiche, tra cui il ritiro momentaneo della patente.
Eppure, nonostante questi ostacoli di legge, teoricamente non superabili, l’algerino Fatah MELLOUL da circa quattro mesi poteva vantare il rilascio della cittadinanza italiana!
E’ quanto sta emergendo andando a scavare nel passato dell’omicida di Sirolo che, dopo aver ucciso Klajdi BITRI conficcando in petto all’albanese una fiocina da pesca, ha estratto il tridente insanguinato per andarsene, con lo stesso attrezzo, tranquillamente a pesca!
Operaio a Jesi presso una azienda attiva nel settore degli impianti anti incendio, il 28enne MELLOUL, originario di una località nell’entroterra della capitale Algeri, avrebbe visto concludersi a giorni, entro settembre, il proprio contratto di lavoro.
A Jesi invece si era trasferito da poco tempo, da Montecarotto dove risiede la numerosa famiglia magrebina dell’assassino. Nella città di Federico II MELLOUL era andato a convivere, quartiere Prato, con una ragazza di 23 anni, Erika PASQUINI, originaria di Monte San Vito, nonostante il parere contrario dei genitori che pure, per non frapporre ostacoli, hanno concesso ai giovani, mal volentieri, l’utilizzo della Opel (intestata al padre di lei) utilizzata per raggiungere Sirolo; l’auto alla cui guida – domenica pomeriggio dopo la doppia aggressione ad un uomo della prima macchina e il colpo mortale sull’albanese – si sarebbe messa propria la ragazza per “recuperare” alla rotonda il fidanzato attorniato dalla piccola folla di testimoni e allontanarsi da via Cilea, direzione Ancona.
A scatenare la rissa, trasformatasi in omicidio volontario gravato da futili motivi, il passo lento di un’auto condotta da una 40enne di Ancona con a fianco il marito e due bimbi piccoli.

La coppia, dopo aver condiviso, con Klajdi, il fratello minore e un terzo albanese, il pranzo presso un ristorante di Marina di Montemarciano, anziché fermarsi in spiaggia ha preferito mettersi in macchina, con due auto, alla volta della più intrigante Sirolo.
Ed è proprio sotto il Cònero che il destino aveva fissato l’appuntamento fatale. “Procedevo effettivamente lenta – ha confermato la donna al volante, titolare in passato del primo lavoro di Klajdi BITRI in Italia – in quanto non conoscevo la zona e stavamo cercando parcheggio. Ad un tratto mi sono ritrovata davanti questo ragazzo che inveiva contro me e mio marito che, nella foga della discussione, ha avuto la peggio con una scarica di violenza mai vista, pugni e calci. La scena è stata vista anche dai nostri tre amici albanesi che, immediatamente, sono scesi dall’auto per soccorrere mio marito. E’ a questo punto che lo sconosciuto è tornato sui suoi passi per ritornare un attimo dopo armato di quel tridente. Ho urlato a tutti di mettersi al riparo ma è stato un attimo. Quel ragazzo si è diretto proprio verso Klajdi e – guardandolo in volto – gli ha conficcato la fiocina all’altezza del cuore…”.
Anche Fatah ed Erika, da Jesi erano giunti a Sirolo per una semplice passeggiata, prima di tornare al loro mare abituale, a Palombina, e alla pesca. Non avevano alcuna fretta di raggiungere un luogo particolare; ma non avevano fatto i conti con la rabbia, quell’istante ingovernabile di lucida pazzia in grado di cambiarti o distruggere una vita in un flash.
Per entrambi, dunque, vittima e carnefice, spinti dal fato dal nord della provincia a Sirolo. In cerca del suo mare; trovando invece il proprio destino.
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