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Se la politica anconetana di Centro-Sinistra avesse studiato un po’ di più usi e usanze in vigore, ad esempio, nello Stato della Chiesa da cui tutti noi proveniamo, avrebbe facilmente scoperto che i Papi Re condannavano come usura qualsiasi tipo di interesse; pena una banale sanzione canonica di venir scomunicati e destinati, pure da morti, ad una sepoltura senza ceri e in terra sconsacrata!
Discorso diverso e opposto per i giudii di casa nostra che, dal 1400 in poi, essendo costoro già condannati in partenza all’Inferno dal Papato, poterono per secoli specializzarsi liberamente nel settore come prestatori ebrei (vedi la nascita dei primi Monti di Pietà e conseguenti banche); essi potevano macchiarsi del peccato d’usura, quindi non solo prestare denaro a interesse ma anche specificare, nel contratto notarile, il tasso richiesto, variante normalmente fra il 30 e il 40%, e fu proprio questa singolare situazione che spingerà molti ebrei nel medioevo a specializzarsi nell’attività loro riservata di “feneraticius”, ovvero usuraio, aprendo banchi di prestito dovunque. E in particolare proprio ad Ancona città indicata da una bolla papale quale luogo, con Roma, dove gli ebrei avrebbero dovuto concentrarsi nell’ambito dello Stato della Chiesa.
Fin qui la storia locale che narra come, anche fuori dall’ex territorio dei Papi, i “zudei” prender pratica col mestiere; tanto e così bene che anche oggi (e da sempre) molti esponenti israeliani risultano pacificamente a capo della finanza mondiale… senza che nessuno si scandalizzi più per il destino d’Inferno Cristiano assicurato loro dai cattolici. E ci faccia più nemmeno caso.
Tranne ad Ancona. In questa città, preda da sempre e fino ieri del pensiero unico di Sinistra, i partiti appena usciti sconfitti dalle Elezioni comunali, sono tutti fintamente caduti dal pero di un razzismo (altrui) latente, arrivando a chiedere persino le dimissioni al neo Assessore alla Cultura Anna Maria BERTINI (area CICCIOLI, Fratelli di Italia), rea di essere “molto ebrea in queste cose”. Intendendo per cose i programmati tagli alle attività culturali messe in piedi, in passato, dalla Sinistra.

Delle banali scelte su dove spendere o dove risparmiare, con chiaro riferimento alla proverbiale parsimonia giudaica, universalmente nota al mondo (tranne che alla Sinistra) nell’amministrare conti e denaro. In questo caso oltretutto altrui.
Unico neo della vicenda – mentre tutte le opposizioni, appoggiate da giornali di carta e on line, prendevano parte alla richiesta di scuse e dimissioni – la mancata restituzione al mittente delle critiche da parte della BERTINI.
L’Assessore, alla prima conferenza stampa e quindi ancora inesperta dei confronti in diretta, non ha avuto la prontezza d’animo di mandare tutti al Diavolo per la grande ipocrisia, questa si razzista nell’animo, mostrata da quanti si sono strappati le vesti per una banale frase con riferimenti storici inequivocabili.
Essere orgogliosi della propria cultura, specie se si è delegati al settore, non fa mai male; esperti o meno.
Impari l’Assessore da questa esperienza e faccia tesoro per la prossima volta; non tema di mostrare un muso più adeguato ai finti santarellini dell’opportunismo a prescindere; se serve anche duro.
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