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Ultimamente la figlia, una bambina di 10 anni iscritta alla V elementare “Bruno da Osimo”, non gradisce più di tanto la qualità dei pasti serviti a tavola dalla Asso.
Capricci di ragazzina o carenze nella qualità dei pasti forniti dall’azienda speciale presieduta da Achille GINNETTI?
Secondo il papà della bimba, l’avvocato Lorenzo GIULIODORI, nel 2009 candidato a Sindaco di se stesso (progetto politico nato e morto li, approvato purtroppo da soli 291 cittadini innamorati della discesa in campo) il quesito non andrebbe posto: se la scolara non mangia a scuola è ovvio che quanto posto nel piatto non è così interessante e piacevole da buttar giù.

Potremmo anche essere d’accordo con il genitore. Pur non avendo mai annusato i pasti-Asso, scommetteremmo forte che i cibi cucinati poco o nulla abbiamo a che fare con la cucina di Carlo CRACCO proposti nel suo ristorante di Portofino e neanche con i manicaretti offerti da locande più a buon mercato.
Da qui, però, a prendere per oro colato le bizze di una ragazzina, arrivando al punto di diffidare il povero GINNETTI senza neanche aver lamentato il problema con la Asso… di metodologia ne corre abbastanza.
Tanto da convincere il Cda Asso, visto il suonar di trombe dell’avvocato GIULIODORI, a “sonare” le nostre campane sotto forma di contro diffida!
Ma andiamo per ordine.
Il papà avvocato, affermando di parlare anche a nome di altri genitori (tutti regolarmente muti presso la Asso), ha così sottoscritto: “Ho evidenziato che sono state riscontrate gravi carenze nella qualità dei pasti somministrati agli alunni della Bruno da Osimo; circostanza confermata non solo dalla mia esperienza personale ma anche dalle segnalazioni di numerosi altri genitori.
Molti compagni di classe di mia figlia rifiutano frequentemente il cibo, lamentando sia il sapore sgradevole che la scarsa appetibilità degli alimenti; dalle osservazioni effettuate è risultato evidente che le vivande non rispondono agli standard qualitativi minimi che ci si aspetterebbe per un servizio rivolto a bambini in età scolare.
Quanto al costo del servizio, già inadeguato sia sotto il profilo qualitativo che nutrizionale, erogato a circa 6 euro a pasto, osserviamo che l’importo presuppone standard di livello ben superiori.
Da qui la diffida ad intervenire con tempestività per migliorare la qualità offerta. In mancanza di riscontri, segnalerò la vicenda alle autorità preposte ai controlli sanitari, riservandomi opgni più opportuna azione”.
Fin qui la diffida dell’avvocato GIULIODORI avente il torto di neanche immaginare come possibile la circostanza che la mensa non sia semplicemente di gradimento della figlia, arrivando al punto di agitare fantasmi sanitari a verifica.
Stante le accuse generiche mosse, la Asso ha dunque avuto vita facile nel rispedire al mittente le contestazioni della ragazzina fatte proprie, a scatola chiusa, dal papà, solo speranzoso, così facendo, di aver azzeccato il garbuglio giusto.

“Al fine di tutelare la nostra immagine, l’operato dei nostri dipendenti e di garantire trasparenza alle famiglie interessate – comunica l’azienda speciale servizi – precisiamo che nessuna segnalazione di alcun genitore è mai stata posta a conoscenza ai nostri uffici, nè attraverso i canali ufficiali, né utilizzando altre modalità.
L’assenza di qualsiasi comunicazione, va da se, ha così impedito la verifica, anche minima, della portata di quanto affermato,

Per corretta informazione di quanti sono interessati, precisiamo che le materie prime sono acquistate tenendo conto del capitolato merceologico redatto dalla Direzione per la sostenibilità dei prodotti e dei consumi (SPC) e soprattutto dei criteri ambientali minimi adottati dal competente Ministro. Capitolato di acquisto pubblicato sul sito Asso proprio per favorire la massima trasparenza”.
Trattasi, in pratica, del rispetto dei requisiti da osservarsi nelle varie fasi del processo di acquisto, volti ad individuare il miglior prodotto in ordine al ciclo di vita… ovviamente tenuto conto della disponibilità del mercato.
“Inoltre – conclude la nota – è importante sapere che i menu proposti a scuola, ottengono ogni settimana, il nulla osta ad essere serviti a tavola da parte dell’ufficio Sicurezza Alimentare della Azienda sanitaria territoriale numero 2.
E’ bene specificare – inoltre – che la partecipazione al costo da parte delle famiglie, varia in base a codice Isee, vale a dire da un minimo di 4.40 euro a pasto, fino ad un massimo di 5.60 euro.

Pertanto la Asso, attraverso il Presidente Achille GINNETTI, conclude la vicenda dando fiato al proprio consulente legale, al fine di valutare le azioni più opportune da intraprendere, nel caso le lamentele dell’avvocato Lorenzo GIULIODORI, anche dopo la puntuale spiegazione, non fossero destinate a cessare, pur restando aperti ad ogni chiarimento nell’ambito di un dialogo costrutto famiglie-azienda”.
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