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In principio furono Roma e Torino e tanti, tantissimi Comuni, piccoli, medi e grandi, sparsi a Sud ma anche a Nord Italia passando per il Centro, i cui cittadini vennero illusi da chissà quale progetto purificatorio della politica.
Oggi, per fortuna dell’Italia, i Sindaci a 5 Stelle si contano sulle punte delle dita; forse di una mano soltanto. Purtroppo per i nostri “amati” vicini di Castelfidardo, la cittadina della Fisarmonica c’è andata di mezzo non una volta soltanto (nel 2016) ma anche nel 2021 quando ormai le carte grilline erano ampiamente scoperte e più nessuno, in giro per l’Italia. Mostrava più loro credito.
Non a Castelfidardo, però, dove complice un ventennio di Liste civiche precedenti ai 5 Stelle (Solidarietà popolare, la vecchia Dc) ha di fatto azzerato quasi tutti i partiti, impedendo, nelle cose, il naturale dibattito e ricambio della politica e relativi personaggi.
In tanto deserto Roberto ASCANI, Sindaco riconfermato, non poteva che trovare terreno fertile per quasi ogni iniziativa, forte di opposizioni praticamente inesistenti.
E’ con simili presupposti che registriamo, con favore, la nascita di una protesta popolare dal basso, sinora spontanea nell’atteggiamento, unita nel chiedere – chiaro e forte – il ritorno a casa dell’intero Consiglio comunale tramite le auspicate dimissioni del Primo cittadino.

A far traboccare il vaso della sopportazione, a quanto i cittadini hanno riferito, l’idea bislacca di rendere pedonabile la piazza antistante Palazzo comunale. Nulla di particolarmente eclatante, misura adottata da molti decenni in quasi tutti i Comuni, ma vista col fumo agli occhi dai fidardensi, non certo abituati, per indole consolidata – e dedicata al lavoro, al doppio lavoro, al terzo lavoro – a trascorrer tempo passeggiando!
Da questa banale misura il fuoco alle micce della protesta cittadina, accompagnata, ulteriormente, dall’impossibilità per il povero fidardense comune di confrontarsi con ASCANI, non disponibile a prestare neanche più ascolto, sembrerebbe, alle crescenti critiche a cui non è mai stato abituato.
Temiamo che i castellani dovranno far ricorso alla loro proverbiale pazienza e usarla tutta in attesa di giugno 2026, scadenza naturale di un mandato politico che le critiche non potranno schiodare essendo costituito da una maggioranza monocolore di soli 5 Stelle, abbarbicati, è il caso di dire, all’ultimo, ma proprio ultimo fortilizio grillino d’Italia.
Osimo e Castelfidardo, dunque, sia pur attraverso strade molto diverse, gemellate nel dolore politico e nella insoddisfazione dei cittadini.
Ma chi è causa del suo mal – è il caso di dire – pianga se stesso.
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