PLURICONDANNATI, IN PERICOLO DI FUGA E IN GRADO DI RUBARE ANCORA BANDA ALBANESE ARRESTATA E RIMESSA IN LIBERTA’ DAL GIUDICE PAVAN

Ottimo lavoro dei Carabinieri osimani che per la seconda in due settimane hanno azzerato – dopo Porto Potenza Picena – una batteria di topi di appartamento, scoprendoli ed inseguendoli fino a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche zozze… Dei tre extracomunitari ammanettati, però, soltanto uno è rimasto in carcere, gravato da condanna definitiva a quasi tre anni, emessa dal Tribunale di Pesaro. Per i restanti ladri seriali, invece, il magistrato fermano non ha ritenuto i due meritevoli di restare 25 giorni in carcere… sotto Natale, in attesa del processo per direttissima il prossimo 9 gennaio. La banda libera di tornare a fare l’unica cosa che sa fare bene, purchè, questa la prescrizione del Tribunale, “fuori dal territorio marchigiano”. Si può?
di Sandro PANGRAZI
LADRI SERIALI ARRESTATI DAI CARABINIERI E RIMESSI FUORI DAL GIUDICE, IN ATTESA DEL PROCESSO DOPO LE FESTE
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Liberi di tornare a rubare dove desiderano, fuorchè nelle Marche!
Già pluri condannati per reati specifici commessi negli ultimi cinque anni, in Italia senza un onesto lavoro da svolgere e nemmeno titolari di una fissa dimora… ma perfettamente in grado di reiterare a piacimento l’unica cosa che questi pregiudicati sanno fare e fare bene: ripulire gli appartamenti di quanto, quasi ogni sera, riescono ad arraffare in giro per il territorio.
Eppure questi due giovani signori albanesi, giunti in Italia carichi di alias ed identità di fantasia, nel Bel Paese non ci sono capitati per caso ma hanno attraversato l’Adriatico di proposito, incoraggiati a farlo dal noto lassismo del nostro sistema giudiziario iper garantista verso malviventi patentati… non a caso giudicato col metro albanese un vero Paradiso per delinquenti abituali di ogni risma.
Talmente garantista da stupire persino questi signor ladri extra comunitari, addetti ai lavori eppure increduli di essere stati rispediti in strada dalla Legge!

E’ successo lunedì mattina, in Tribunale a Fermo, quando Mark NIKOLLA, 34 anni e Jetmir NIKOLLI, 30 anni – vai a sapere come si declinano in realtà questi artisti della falsa identità – si sono rivisti rimettere persino in libertà da un giudice, il magistrato Alberto PAVAN – un nome la cui carriera suggeriamo di seguire – che non li ha considerati meritevoli di attendere in carcere i 25 giorni necessari per giungere al processo per direttissima, il prossimo 9 gennaio!
“Fuori dalle scatole” – questo in soldoni il giudizio del dottor PAVAN che ha esemplificato meglio: “Non fatevi più vedere nelle Marche…”.
Eppure i Carabinieri del Norm di Osimo che da giorni li tenevano sotto occhio – costringendo una dozzina di uomini a darsi il cambio fino ad individuare la tana a Porto Sant’Elpidio, grosso modo all’altezza del casello autostradale – avevano lavorato a lungo e bene, vedendosi riconoscere la bontà dell’arresto con la convalida.
E anche il Procuratore capo Raffaele IANNELLA del Tribunale fermano, in aula in qualità di Pm, aveva chiesto per i tre (i due rimessi in libertà e un terzo albanese, tale Ndue KURTESHI, 38 anni, di fatto latitante dovendo scontare una condanna a circa tre anni rimediata dal Tribunale di Pesaro) la custodia cautelare in carcere, dovendo la banda albanese rispondere di tentato furto in una abitazione nel Comune di Moresco, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, oltre al porto di grimaldelli e attrezzatura funzionale ad aprire porte e finestre altrui.

Tutta roba che il giudice PAVAN, ascoltata la richiesta dell’avvocato difensore del gruppetto, Maurizio CACACI di Ascoli Piceno, ha chissà perché immediatamente smontato accogliendo al volo l’istanza… natalizia del legale.
NIKOLLA e NIKOLLI ma potremmo chiamarli anche Gianni e Pinotto, forse più inclini ad una risata per quanto amara, hanno preso il provvedimento di clemenza come una autentica grazia piovuta dal cielo… iniziando già in Tribunale a sghignazzare e deridere i militari che li avevano tradotti dalla camera di sicurezza di Osimo sino all’aula di tribunale di Fermo.

C’è da dire che due dei tre arrestati nella notte tra domenica e lunedì, ovvero quelli sbattuti fuori dal giudice PAVAN con il solo divieto di dimenticare, in teoria, il territorio marchigiano, per spostarsi dove meglio credono… nel colpo di scena probabilmente speravano, già alla nomina dell’avvocato CACACI, irridendo i Carabinieri di guardia che tanto, l’indomani, sarebbero ritornati liberi… prendendo in giro l’Arma per un ottimo lavoro quanto inutile!
Così effettivamente e stato e al di là delle ragioni del dottor PAVAN, c’è da chiedersi fino a quando una simile architettura sociale a maglie così larghe potrà essere sopportata dai cittadini, di fatto datori di lavoro del sistema.
Per giungere a stringere temporanee manette al trio, gli uomini del Maggiore GIGLIO si erano impegnati a lungo nell’attività info investigativa, supportata dall’ausilio decisivo delle telecamere “parlanti” a circuito OCR e da servizi più tradizionali come auto civetta e pedinamenti fino alla individuazione certa di una T-Roc color blu elettrico presa a noleggio dagli albanesi nella Capitale.
Il lavoro di intelligence ha così pagato nel tardo pomeriggio di domenica quando i Carabinieri di Osimo, in forze, si sono presentati nella zona antistante il casello autostradale di Porto Sant’Elpidio rinvenendo alfine il mezzo della Volkswagen.

A questo punto il grosso del lavoro poteva dirsi fatto; tanto più che a confermare il Luogotenente Giuseppe ESPOSTO, Comandante del nucleo Operativo e Radiomobile, han pensato proprio gli albanesi tentando, senza successo di penetrare in una abitazione del circondario.
C’era da sperare che a casa, in un appartamento affittato per l’occasione dalla banda albanese, i ladri avessero conservato, come prova della propria attività furtiva, parte dei precedenti bottini. E così è stato, anche se, una volta bussato alla porta e aver circondato la zona, stringere i tre braccialetti ai polsi non è stato un gioco da ragazzi. con ripetuti tentativi di fuga, alla fine stroncati dai Carabinieri in grande superiorità numerica.
Epilogo amaro a parte, occorre sottolineare come i militari osimani, al solito, non si risparmiamo quando una traccia, una informazione, una ipotesi di lavoro si delinea, col passar del tempo, come la pista giusta. Solo due settimane fa, ricorderete in località Porto Potenza Picena, un’altra batteria albanese era stata messa ko e in fuori gioco, arrestata in flagrante.

Unica differenza: in tribunale a Macerata la banda, giunta tale e quale in Italia, non ha trovato il yolly col dottor PAVAN ma un altro tipo di giudice che, in attesa del processo, ha ben pensato che un pò di carcere preventivo non avrebbe poi fatto così male.
A proposito di trovare: anche una delle famiglie derubate nel fermano, conosciuta la notizia dell’arresto, seppur simbolico, si è presentata in caserma, ad Osimo, riconoscendo come propri alcuni gioielli sequestrati a NIKOLLI e NIKOLLA, avviando l’iter per la restituzione.
Quanto ai due col divieto di rimetter piede nelle Marche? E’ escluso che il 9 gennaio siano tanto cretini da presenziare in giudizio; per questo basta e avanza l’avvocato.
Anche in caso di quasi certa condanna basterà una banale istanza di Appello alla sentenza per guadagnare, mediamente, un anno circa di tempo in cui avere diritto di restare in Italia per motivi di giustizia.

Un anno circa che i senza lavoro, senza un tetto e senza un nome impiegheranno al meglio, vuoi scommettere, per delinquere a sazietà… per poi, magari, riprendere la strada verso il Paese delle aquile, una volta accumulato la cifra giusta o comprendere di essere in pericolo – vedi KURTESHI – di cattura definitiva.
Un bravo ai Carabinieri osimani, comunque, per non abbassare mai la guardia e per l’impegno profuso tutti i giorni, al fine di consentire alla nostra società cittadina uno standard di vita ancora di qualità.
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