REGIO DECRETO 1915, CRITICA A D’ANGELO “CORROSIVA” MA LEGITTIMA LECITE LE TINTE FORTI DEL BLOG SULL’OPERATO DELL’EX SEGRETARIO

Il giudice per le indagini preliminari Carlo Masini ha definitivamente rigettato l’istanza di Alessio Maria D’Angelo (assistito in tribunale dal papà Italo D’Angelo) circa il tormentato racconto delle vicende dell’amministrazione Pirani, non ritenendolo diffamatorio ma conforme ad una aspra critica politica
Corrosiva ma legittima la critica mossa da OSIMO OGGI BLOG, attraverso l’estensore Sandro PANGRAZI, all’ex Segretario comunale Alessio Maria D’ANGELO.
Così ha motivato il Gip Carlo MASINI nel confermare l’archiviazione del procedimento, mosso dall’inventore al ricorso del Regio Decreto 1915 di Vittorio Emanuele, intentato da luglio e fino ai mesi scorsi, nei giorni caldi pre dimissioni del Sindaco PIRANI, a carico del redattore del diario più seguito dagli osimani.

In verità D’ANGELO junior, assistito in Tribunale da un inquieto D’ANGELO senior in veste di avvocato, si era visto rifiutare dal Pm l’istanza di diffamazione già nei mesi scorsi, quando il Pubblico ministero rigettò il procedimento suggerendo al Gip il cestino dell’archiviazione.
Non pago di questo primo responso di oblio, D’ANGELO Alessio Maria si oppose al nulla di fatto, costringendo l’autorità giudiziaria ad un nuovo esame della pratica, confermatasi giusto l’altro giorno meritevole della polvere.

Occorre anche osservare, per dovere di verità, come D’ANGELO junior – pur richiesto di una precisazione, di un parere, di una posizione motivata in ordine alla “invenzione” di un Decreto pensato 109 anni prima dal Re per mitigare il problema dei Consiglieri comunali-soldati spediti al fronte della I Guerra mondiale – non ha mai ritenuto di dover o poter rispondere ai tentativi telefonici puntualmente messi in atto.
Insomma da un lato D’ANGELO non voleva e non ha avuto nulla da dire e spiegare agli osimani e dall’altro si è sentito pretestuosamente diffamato nell’incassare le sacrosante critiche!

Alle corte, D’ANGELO ha provato a metterci la museruola (come spesso capita a coloro che non hanno argomenti o non intendono scendere dal piedistallo per un confronto) salvo dover prendere atto che in Italia resta pur sempre in piedi una Costituzione che consente di dissentire dalla verità data.
Lo fece il Tar nel merito del Decreto, invitando a non abusare di una circostanza pensata 109 anni prima per ragioni molte diverse dal dissenso politico; lo ha ribadito oggi il Tribunale comunicandolo ai D’ANGELO padre (e figlio), parte mai offesa.
Questa la motivazione del provvedimento di definitiva archiviazione:
“Benchè le espressioni usate dall’indagato (Sandro PANGRAZI, NdR.) appaiano deliberatamente provocatorie, tuttavia – ricondotte nell’ambito della rappresentazione fatta delle vicende politiche-amministrative del Comune di Osimo (ove il D’ANGELO esercita o esercitava all’epoca le funzioni di Segretario comunale) – esse rappresentano, certo con modalità corrosive, a tinte forti e polemiche, una posizione critica – fondata o meno che essa sia – verso decisioni amministrative rilevanti.
Posizione critica assunta verso l’esercizio delle funzioni esercitate dalla persona offesa da una persona fortemente contraria ad esse e al contempo grandemente interessata alle vicende amministrative osimane; scriminata dall’uso di espressioni critiche non apertamente o manifestatamente ingiuriose e che non si risolvono in una aggressione gratuita alla sfera morale della persona offesa, né nel dileggio e/o nel disprezzo personale.
Che il diritto di critica politica possa scriminare anche espressioni rivolte, anziché ad un politico, ad un funzionario, è stato ribadito dalla Cassazione con la sentenza numero 9953 del 15 novembre 2022, della quinta sezione.
Non vi sono elementi per ritenere che una eventuale prosecuzione delle indagini possa mutare il quadro appena delineato. Da qui – sottoscrive il Gip Carlo MASINI – l’archiviazione del procedimento penale”.
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