RISORSA MAROCCHINA L’AUTORE DELLA RAPINA IMPROPRIA LMOUGHIT, INDIVIDUATO IN POCHE ORE DAI CARABINIERI

Il nord africano, 36 anni, autore di un episodio alla ciclabile di Campocavallo, pur versando già con obbligo di firma, è rimasto a piede libero.
Era un “effetto collaterale” marocchino l’autore del furto in auto, tentato lo scorso 3 luglio, al parcheggio della pista ciclabile di Campocavallo.
I Carabinieri, data un’occhiata alle immagini raccolte dal sistema di videosorveglianza attivo in luogo, hanno impiegato poche ore per dare al topolino d’auto un nome e cognome.

Vale poco o forse vale nulla dal momento che Abdessamad Lmoughit, 36 anni, già sottoposto all’obbligo quotidiano di firma per essere recidivo a vicende simili, ha seriamente rischiato di battere il record minimo di fermo di polizia stabilito di recente da Marco Piergiacomi con 11 ore e qualche spicciolo di minuto.
Il marocchino – oltretutto colto in fragrante dal proprietario dell’auto attenzionata, l’osimano Federico Giuliodori – ha potuto ben poco quando, nei giorni scorsi, individuato dalle telecamere e riconosciuto come autore del furto dal Giuliodori stesso, è stato prelevato al primo incrocio utile e condotto in caserma per sentirsi contestare il reato di rapina impropria.
Eh si, quando il nord africano, vistosi scoperto, ha estratto di fronte all’osimano un coltellaccio con la minaccia, non l’avesse fatto scappare, di “lanciargli una pugnalata”, il tentato furto si è notevolmente aggravato, in via teorica, nel ben più grave reato.
Intendiamoci. Poco o nulla cambia agli effetti pratici. Già prima del fatto commesso a Campocavallo Lmoughit era sottoposto a provvedimenti di vigilanza, essendo sottoposto all’obbligo di forma.
Obbligo che non ha impedito al marocchino, tra una firma e l’altra, di tentare l’ennesimo approccio improvvisato alla voce sbarcare il lunario.
In Italia senza fissa dimora, il marocchino è così rimasto a piede libero anche dopo la vicenda, gravato tutt’al più da un secondo provvedimento analogo di obbligo di firma quale inutile deterrente dal riprovarci.
In Italia, però, le cose della giustizia marciano in questo modo: o a fini politici o a fini di notorietà di giudici in procinto di buttarsi in politica o più semplicemente non funzionano.
Quanti tentati furti o rapine improprie deve mettere insieme un pregiudicato straniero, senza lavoro, senza residenza, senza voglia di combinare nulla di buono prima di attendere in carcere la data del processo?
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