SALMONE ALLA LISTERIA, CONSUMATRICE RISARCITA CON 300.000 EURO A DISTANZA DI DUE ANNI L’ASSICURAZIONE CONCORDA L’INDENNIZZO

Tutto tace, invece, sul fronte delle risposte all’opinione pubblica circa la natura delle immagini legate alla pratica dei phon, sparati sulle etichette di confezioni scadute, mandate in onda da Le Iene e realizzate nel 2021 dall’ex dipendente Miro Jakovljevic. Suicida nei giorni della trattativa con Giordano Palazzo
Risarcita dall’assicurazione Roberta FALLAVENA, la casalinga bolognese di 63 anni che il 15 luglio 2023 rischiò la vita per aver consumato del salmone affumicato mal conservato o scaduto in un supermercato del capoluogo emiliano.
Dopo un iniziale diniego dell’istituto assicurativo a compensare il danno subito dalla donna (ricoverata al Sant’Orsola di Bologna per 20 giorni in terapia intensiva per aver contratto il batterio della Listeria, presente in concentrazioni altissime nel salmone acquistato), la notizia di queste ore parla di un sopravvenuto accordo tra le parti, disponibili a chiudere la vicenda sulla base di un modesto risarcimento fissato in 300.000 euro.
Come è ormai noto a molti, dopo i due servizi dedicati da “Le Iene” alla vicenda riguardante l’attività de LA NEF di Ancona, in mano all’osimano Giordano PALAZZO, la FALLAVENA aveva acquistato quattro confezioni di salmone affumicato, conservato in buste sottovuoto e vendute in un supermercato di Bologna. Salmone consumato in parte, una sola busta, con dell’insalata, salvo iniziare a sentirsi male sin dal giorno dopo.

È il 15 luglio 2023 e da quel momento per Roberta FALLAVENA comincia un calvario che la porterà fino al coma, ricoverata in terapia intensiva per tre settimane.
Il responsabile? Il batterio Listeria trovato in concentrazioni altissime proprio nel salmone che aveva acquistato.
“Se ci penso, non ci dormo la notte” – aveva raccontato la poveretta a “Il Resto del Carlino” di Bologna già lo scorso 6 marzo.
In effetti la poveretta ancora oggi, a giudicare dalle immagini Mediaset, appare profondamente segnata da quell’incubo fatto di un mix tra meningite, polmonite bilaterale, crisi epilettiche, trombosi e problemi cardiaci.
Fatalmente la FALLAVENA è rimasta in ospedale tutta l’estate ’23, in pratica due mesi, vedendo crollare la salute e i progetti di vita.
“Il mio compleanno, nel 2023, l’ho “festeggiato” intubata” – ricorda con amarezza.
Anche perché dal Sant’Orsola, Roberta era uscita in carrozzina; tanto che la commissione medica in prima istanza le aveva riconosciuto una invalidità al 100%, oggi scesa al 35%.
“Ma significa che non posso correre, faccio fatica a camminare e pure a respirare” – narra ai cronisti la vittima del salmone.
“Spesso non ricordo le parole e non riesco nemmeno a salire i gradini troppo alti. Per arrivare alla fermata dell’autobus, ad esempio, devo partire molto prima. La mia vita purtroppo è stata stravolta e continuerà ad esserlo”.
L’Ausl bolognese, dopo un sopralluogo in casa, trovò la Listeria anche nelle confezioni restanti di salmone rimaste ancora sigillate: il batterio era presente in concentrazione di 3 milioni di unità per grammo, una quantità definita «esageratamente alta» e «fortemente nociva».
A seguito dell’accaduto venne diramata un’allerta a livello europeo per segnalare la pericolosità del lotto incriminato.

Gli esami sul Dna del batterio rinvenuto nelle confezioni in casa, infatti, confermarono che si trattava dello stesso ceppo trovato nel sangue della donna. Da qui la “certezza che fosse lo stesso”.
Pare che il salmone era stato conservato correttamente e pure consumato entro la data di scadenza. Ma quale scadenza? Quelle effettiva ed originale o una scadenza possibile quanto farlocca? Come dimostrato da “Le Iene” nella seconda incursione a LA NEF della Baraccola.
Interrogativi a cui, forse, proverà a dare una risposta il possibile processo bolognese con Giordano PALAZZO a rischiare l’imputazione, come richiesto dal Pubblico ministero Gabriella TAVANO, quale legale rappresentante della ditta importatrice.
Ipotesi di reato per cui si procede: lesioni colpose gravi e commercio di alimenti nocivi. Sempre che nell’accordo raggiunto con la FALLAVENA non sia stato compreso anche il consenso a rimettere la querela, evento possibile di cui, però, non abbiamo al momento notizie certe.
Nessuna certezza neanche sul piano delle (possibili, diremmo doverose) indagini in corso presso la Procura di Ancona sull’aspetto di fondo più inquietante: la pratica di rimuovere le etichette di scadenza a colpi di phon… per sostituirle con date che allungavano la vita del prodotto scaduto di una o due settimane (come le immagini mandate in onda dimostrano indubitabilmente se confermate come corrette) è mai avvenuta?
E nel caso, sino a quando la pratica di “recupero” ha avuto cittadinanza all’interno de LA NEF?
O al contrario i filmati, realizzati dal 58enne ex dipendente Miro JAKOVLJEVIC prima di suicidarsi, raccontano non rispondenti al vero? E nel caso perché?
Che tipo di trattativa si era instaurata tra la proprietà e il dipendente “pentito”?
Troppi gli interrogativi su cui l’opinione pubblica, preoccupata giustamente (per la propria salute ma non solo) attende risposte chiare.
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