SUA MAESTA’ RE VITTORIO EMANUELE III ORDINA E CONCEDE: “CHE FRANCESCO PIRANI POSSA GOVERNARE CON 4 CONSIGLIERI!”

Finchè dura lo Stato di guerra (I Mondiale) i Consigli comunali potevano e – secondo il Segretario D’Angelo – possono anche oggi – 109 anni dopo, compreso il ventennio fascista e due guerre mondiali – governare purchè risultino presenti almeno 4 Consiglieri. “Mandando chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”, firmato Re “Sciaboletta”, Antonio Salandra (Presidente Consiglio dei Ministri) e Vittorio Emanuele Orlando (Guardasigilli)
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Peccato la grande Guerra ci abbia lasciato troppo presto… già 106 anni fa! L’articolo 122 del Regio decreto numero 148 del 4 febbraio 1915, in vigore dal 23 marzo 1915, alla voce nuovo testo unico della legge comunale:
“I Consigli comunali non possono deliberare se non interviene la metà del numero dei Consiglieri assegnati al Comune; però alla seconda convocazione, che avrà luogo in altro giorno, le deliberazioni sono valide, purché intervengano almeno quattro membri.
Nel caso che siano introdotte proposte, le quali non erano comprese nell’ordine di prima convocazione, queste non possono essere poste in deliberazione se non 24 ore dopo averne dato avviso a tutti i Consiglieri”.

E già a gennaio 1917, pochi mesi prima della rotta di Caporetto, un Decreto Luogotenenziale, numero 89 del 4 gennaio 1917, conferma il volere del Re come segue: “Finchè dura lo stato di guerra, il numero dei Consiglieri comunali e provinciali, legalmente impediti per servizio militare, non deve essere computato in quello prescritto per la validità delle adunanze dagli articoli 127 e 239 della legge comunale e provinciale 4 febbraio 1915, n. 148 (testo unico); e in tutti i casi nei quali dalla legge stessa o da altre leggi si richieda per la validità delle sedute lo intervento di un numero di consiglieri (giusto appunto 4, NdR.) superiore a quello stabilito dai citati articoli. Con disposizione che la presente modifica avrà effetto dal 30 gennaio 1917”.
A firmare il tutto “sciaboletta” Vittorio Emanuele III, Re d’Italia per grazia di Dio e per volontà della Nazione.

Veduti gli articoli 4 della legge 640 del 19 giugno 1913 e l’articolo 3 della legge 456 del 2 giugno 1914, che danno facoltà al Nostro Governo di coordinare un testo unico con le disposizioni di dette leggi, quelle del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con Nostro decreto 269 del 21 maggio 1908 e delle altre che lo hanno modificato;
Veduto il parere del Consiglio di Stato in adunanza generale; sentito il Consiglio dei Ministri; sulla proposta del Nostro Ministro, Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, Presidente del Consiglio dei Ministri, ordiniamo:

che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”. Firmato: Re Vittorio Emanuele III, Antonio SALANDRA (Presidente del Consiglio dei Ministri) e Vittorio Emanuele ORLANDO (Guardasigilli
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